01/07/2016, 12.08
NEPAL
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Le Ong avvertono Kathmandu: se ritrattate gli accordi ritiriamo i fondi per la ricostruzione

di Christopher Sharma

Sotto la pressione dell’opposizione, il primo ministro Oli ha chiesto di accelerare la distribuzione degli aiuti. La Banca mondiale, che gestisce 500 milioni di dollari nel Paese, si è opposta minacciando il ritiro. A 15 mesi dal disastro migliaia di famiglie vivono ancora in ripari di fortuna.

 

 

Kathmandu (AsiaNews) – Le Ong internazionali che donano fondi per la ricostruzione del Nepal dopo il terremoto dell’aprile 2015 potrebbero lasciare il Paese se il governo cambierà la sua politica nei negoziati. Kathmandu infatti spinge a distribuire gli aiuti a pioggia senza alcun criterio di ispezione.

Il 29 giugno scorso il primo ministro KP Sharma Oli ha affermato che il suo governo ha accettato le richieste dell’opposizione e che discuterà con il Multi Donors Trust Found (Mdtf, legato alla Banca mondiale) che gestisce circa 500 milioni di dollari, per ottenere i pagamenti in due rate da 150mila e 50mila rupie (circa 1700 dollari in totale) per ogni beneficiario. In precedenza gli aiuti venivano distribuiti in tre rate da 50mila, 80mila e 70mila rupie.

Ferma è stata risposta del Mdtf che tramite Ivan Vuarambon, capo della Cooperazione svizzera per lo sviluppo, ha assicurato che “proveremo a convincere il governo a rinunciare a queste abbondanti donazioni”. Se i negoziati dovessero fallire, ha aggiunto, “potremmo decidere di non continuare il programma”.

Secondo Vuarambon, la nuova modalità di pagamento richiesta da Kathmandu “va contro la politica di ricostruzione scelta dallo stesso governo. Le rate devono essere versate in rapporto alla qualità delle costruzioni, e il processo di ispezione deve avere il tempo di assicurarla”.

Dilendra Prasad Badu, portavoce del Nepali Congress (principale partito d’opposizione), spiega le ragioni della loro richiesta: “Prima ci eravamo accordati per ricevere i fondi con molte rate, ma dopo 15 mesi dal terremoto molte vittime non hanno ricevuto ancora nessun aiuto. Così abbiamo fatto pressioni sul governo affinché garantisse più fondi in meno tempo”. Il parlamentare ha negato di voler utilizzare la situazione per scopi politici ma solo di voler difendere “i diritti delle persone”.

Secondo i dati della Banca mondiale, i fondi impegnati nella ricostruzione del Nepal sono: 200 milioni di dollari dalla Risposta anti crisi della Banca mondiale; 100 milioni dal credito Jica; 200 milioni dalle Ong e circa altri 100 milioni da altri donatori.

Intanto continua il braccio di ferro tra Kathmandu e le Ong che operano nel Paese. A più di un anno dal sisma la ricostruzione è ancora in alto mare e le autorità hanno preso di mira i gruppi indipendenti che “non si coordinano con l’esecutivo e raggiungono la popolazione senza il nostro consenso”. Nel frattempo migliaia di famiglie sono ancora costrette a vivere in rifugi di fortuna sotto lo scatenarsi dei monsoni.

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