Le frontiere difficili dell'arte russa contemporanea
Mentre fa discutere la concessione di un padiglione alla Biennale di Venezia, anche in Russia ci sono opere che lottano per andare oltre la propaganda nella riflessione sull'attualità. Come mostra la vicenda della mostra Dies Illa, inaugurata da Griša Bruskin nel museo di arte contemporanea Zilart di Mosca.
Mosca (AsiaNews) – Sta facendo molto discutere la scelta di ammettere un padiglione per l’arte russa contemporanea alla Biennale di Venezia, tra chi non transige sulle concessioni al Paese aggressore della guerra in Ucraina, e chi – come il direttore Pietrangelo Buttafuoco – ritiene che non si debba censurare la cultura e l’arte, che si pongono al di sopra e al di fuori di tutti i conflitti. Il problema è che, a partire dall’inizio della guerra, l’arte russa ha subito una censura sistematica e asfissiante, con “liste nere” di pittori e scrittori sottoposti a continue verifiche da parte delle forze dell’ordine.
La sezione russa della Bbc cerca di raccontare il contesto attuale, partendo dal quinto piano del museo di arte contemporanea Zilart di Mosca, dove il noto artista Griša Bruskin ha inaugurato la mostra Dies Illa, che ha concluso la manifestazione del “Cambio di decorazione” su cui Bruskin aveva lavorato per dieci anni, esponendo molte opere in diversi musei. I giornalisti presenti, insieme al critico d’arte Igor Grebelnikov, si sono lamentati per il fatto che la direzione del museo abbia proibito loro di riprendere la mostra, e questo per volontà dello stesso autore.
Bruskin è rimasto piuttosto sorpreso, affermando di non aver chiesto nulla di simile: “va bene che non si facciano selfie davanti ad ogni opera”, ma proibire di diffondere sui media i contenuti esposti non era certo la sua volontà, anche se egli aggiunge che “la popolarità non è la mia prima preoccupazione”, come ha dichiarato all’agenzia Blueprint. La mostra Dies Illa è un insieme molto complesso di istallazioni che parlano del potere e delle ideologie, della guerra e dei droni che volano, anche gli iraniani Shahed, e le immagini sono di grande effetto, fatto che spiega la prudenza nel diffonderle sulle reti social.
L'installazione-performance di Bruskin è uno spazio drammatico costruito da lui e dall'architetto Igor Čirkin, in cui lo spettatore diventa parte dell'azione, immergendosi fisicamente e mentalmente. Pertanto, come a teatro, è stato chiesto agli spettatori di astenersi dal scattare foto o girare video all'ingresso, in modo da “potersi concentrare sulla loro presenza all'interno dell'opera e sulla loro interazione con essa", come ha scritto un rappresentante di Zilart alla Bbc.
La mostra presenta effettivamente oggetti che ricordano droni e aeroplani. Secondo alcuni testimoni oculari, ai visitatori viene chiesto di non avvicinarsi con i cellulari alle sculture di ragazze con l'hijab e cinture esplosive. C'è anche un'opera intitolata "Folla e potere". La didascalia la descrive come "piccole figure stampate che marciano all'ombra di un'aquila bicefala meccanica". Sul sito web di Zilart si possono trovare anche fotografie di parte dell'installazione, ma con un avviso che vieta di scattare foto all'interno della mostra.
Non solo quindi tra le opere dei russi dissidenti all’estero, ma anche in patria ci sono quelle che cercano di non assoggettarsi alla propaganda e alla censura, e di offrire immagini e spunti di riflessione sull’attualità e sui tempi fondamentali della società, della vita e della morte e di tante questioni su cui non è facile tracciare linee nette di separazione tra chi sostiene tesi inaccettabili e chi si lascia guidare dalla volontà di esprimere valori non “tradizionali e codificati”, ma interiori e sorprendenti.
30/08/2022 08:54





