01/06/2004, 00.00
Pakistan
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Le molte vittime di una legge iniqua (scheda)

La legge sulla blasfemia, sezioni 295-B e –C del Codice Penale pakistano, è stata introdotta nel 1986 sotto il Presidente, generale Mohammad Zia ul-Haq. La sezione 295-B riguarda le offese al Corano, il libro sacro dell'islam, punibili con il carcere a vita, mentre la sezione 295-C stabilisce la morte o il carcere a vita per diffamazioni contro il profeta Maometto, fondatore dell'islam. Essa è stata sempre usata ed abusata per uccidere, ferire, imprigionare ingiustamente e requisire proprietà dei cristiani e rimane la causa di molte morti e violenze.

Oltre a Samuel Masih, altre persone sono state vittime di questa legge iniqua. Fra queste ricordiamo: Tahir Iqbal, un cristiano convertito dall'Islam, è morto avvelenato mentre era in prigione; Niamat Ahmer, insegnante, poeta e scrittore, ucciso nel '92; Bantu Masih, di 80 anni, pugnalato e ucciso in presenza della polizia nel 1992; Mukhtar Masih, 50 anni, torturato a morte mentre era in custodia della polizia. Nel 1993 il giovane cristiano Nazir Masih, è stato torturato e ucciso in una stazione di polizia di Faisalabad.

Nel 1994, Salamat Masih, 12 anni, Mansur Masih, 37 anni, Rehmat Masih, 42 anni, sono stati colpiti da armi da fuoco: erano appena usciti dalla Corte Suprema di Lahore che li aveva assolti dall'accusa di blasfemia. Mansur è morto sul colpo; gli altri due hanno subito profonde ferite. Arif Iqbal Batti, uno dei giudici che li aveva assolti, è stato ucciso in seguito. Salamat è fuggito all'estero.

Nel luglio 1995 l'insegnante Catherine Shaheen, accusata di blasfemia, è stata privata dello stipendio. Da allora vive nascosta perché alcuni fondamentalisti hanno minacciato di ucciderla

Nel maggio '98 mons. John Joseph (v. foto),  66 anni, vescovo cattolico di Faisalabad e importante attivista per i diritti umani, si uccise per protestare contro la condanna a morte di un cristiano della sua diocesi, Ayub Masih, accusato di aver oltraggiato l'islam.

 

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