Le opposizioni in cerca di unità a Tbilisi
I partiti che si oppongono ai filorussi del Sogno Georgiano stanno cercando di concordare una piattaforma comune con l’obiettivo di giungere a elezioni parlamentari anticipate e “legittime”, per rovesciare senza conflitti il governo attuale. Anche se i disaccordi tra le diverse forze sono tutt'alltro che ripianati.
Tbilisi (AsiaNews) - I partiti filo-occidentali di opposizione in Georgia stanno cercando da oltre un mese di concordare un testo comune sui principi di collaborazione e coordinamento delle azioni, in funzione dei possibili cambiamenti nel Paese. Il documento è ormai quasi concluso, ma non tutti i gruppi lo considerano abbastanza efficace, e alcuni preferiscono non legarsi ad impegni contingenti nell’ambito delle iniziative comuni.
Nei giorni scorsi è intervenuto al Comitato per le questioni estere il deputato spagnolo del parlamento europeo Nacho Sanchez Amor, che si è rivolto agli oppositori georgiani suggerendo di esprimere “generosità di spirito”, dando alla società georgiana ed europea la possibilità di comprendere quali scelte possano aiutare a “restaurare la democrazia nel Paese”, in modo da poter offrire un sostegno anche dall’estero.
Alcuni dei principali leader delle opposizioni sono ormai stati liberati dalla detenzione, seguita al rifiuto di presentarsi alla commissione parlamentare di Tbilisi per le indagini sul passato regime. Con l’autorevole presenza di Zurab Džaparidze, Nika Gvaramija e Georgij Vašadze, gli sforzi per la riunificazione dei vari gruppi si sono molto intensificati, cercando di stabilire insieme un “codice di comportamento” adeguato alle circostanze. Si cerca di esprimere i principi della collaborazione paritaria, una strategia comune e delle “regole democratiche” per un’efficace opposizione al regime del Sogno Georgiano, sempre mirando all’obiettivo di elezioni parlamentari anticipate e “legittime”, per rovesciare senza conflitti il governo attuale.
Il contenuto del documento per ora non è ancora stato reso pubblico, in attesa di trovare l’accordo su ogni particolare ed espressione, ma secondo la leader del partito “Federalisti”, Tamar Černoleišvili (nella foto), “è già stato concordato al 99%”. A suo parere “quello che conta è il servizio agli interessi del popolo georgiano, non gli istinti da generosi donatori o leader autocratici”, e l’unione che si deve realizzare “non è un matrimonio” e non implica lo scioglimento dei diversi partiti, ma solo la “capacità di collaborare per scopi comuni”. Ella si dichiara sicura che “se terremo fede agli impegni assunti ed espressi nel documento comune, riusciremo a mandare a casa Bidzina Ivanišvili”, come ha dichiarato intervenendo in televisione al programma 360 Gradi.
Uno degli scopi che gli oppositori ritengono particolarmente urgente è la dimostrazione di unità davanti agli alleati europei e americani, proponendosi come alternativa credibile al governo attuale per impedire l’estensione dell’influenza russa su tutto il Caucaso meridionale. Come assicura Černoleišvili, “negli Usa saranno felici di accoglierci se sapremo davvero rappresentare il nostro popolo, e non agire in base ai nostri scopi partitici”. L’appello ai partner stranieri non è una novità tra le opposizioni georgiane, che vengono continuamente accusate dal governo di essere “agenti stranieri” al servizio del Deep State, ma questa strategia finora ha portato pochi vantaggi proprio per i continui dissensi interni tra i partiti filo-occidentali.
Ai principali leader è vietato recarsi all’estero, ma Tamar assicura che “se saranno altri a rappresentarci, non ci saranno problemi”, come conferma anche il capo della “Coalizione per i cambiamenti”, Nika Gvaramija. Il principale partito di opposizione, il Movimento Nazionale fondato dall’ex-presidente Mikhail Saakašvili, detenuto da oltre 5 anni, inizialmente non si era unito alla stesura del documento comune, ma ora anch’esso ha approvato il testo, e si attende anche l’approvazione dei partiti “Gakharija per la Georgia” e “Lelo – Una Georgia forte”, mentre la leader del “Partito Popolare”, Anna Dolidze, ha dichiarato che “non parteciperà a queste vuote procedure formali”. I disaccordi sono tutt’altro che ripianati, ma si spera in una nuova iniziativa comune, che susciti consenso a livello di popolo, dopo più di un anno di manifestazioni di protesta nelle strade di Tbilisi.
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