03/02/2026, 08.29
UZBEKISTAN-CINA
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Le terre uzbeke consegnate ai cinesi

di Vladimir Rozanskij

La Cina è il principale investitore straniero in Uzbekistan, con grandi flussi di capitale in arrivo per nuovi progetti, ma la presenza sempre più estesa dei cinesi sta suscitando grandi preoccupazioni tra gli agricoltori. I dati dell’Istituto nazionale di statistica dell’Uzbekistan l’anno scorso contavano 17.900 aziende agricole con partecipazione straniera, delle quali quasi 7 mila con capitale cinese

Taškent (AsiaNews) - Cresce la tensione nella regione di Andižan in Uzbekistan, dove gli agricoltori locali affermano di essere costretti a lasciare “volontariamente” le proprie terre a disposizione delle autorità, e molti ritengono che in realtà si voglia consegnarle agli investitori cinesi. Una parte dei terreni era già stata data in affitto ai cinesi lo scorso anno, come ricordano i contadini della regione, anche se le autorità uzbeke insistono nell’affermare che la consegna delle terre “deve essere assolutamente volontaria e completamente legale”, e che gli appezzamenti non verranno ceduti a investitori stranieri, della Cina o di qualunque altro Paese.

Gli abitanti delle regioni orientali dell’Uzbekistan, dediti alla coltivazione del cotone, della verdura e dei frutti raccontano invece ai corrispondenti di Azattyk Asia di minacce e visite notturne da parte dei funzionari di varie amministrazioni e servizi, di numerose pressioni per cedere le terre, privandosi così dei mezzi di sussistenza. Secondo la legislazione uzbeka non esiste la proprietà privata delle terre agricole, e gli agricoltori la affittano dallo Stato per periodi di 49 anni. Il governo non ha il diritto di sciogliere il contratto, tranne in caso di gravi ritardi nel pagamento dell’affitto, o per rinuncia volontaria all’uso del terreno.

Da tante pubblicazioni e commenti, con interviste ai contadini e agli amministratori e analisi dei documenti giuridici, risulta che nelle valli di Fergana in Uzbekistan, vicine ai confini con il Kirghizistan e il Tagikistan, dove principalmente si coltiva il cotone, sia frequente l’uso di azioni per intimorire e cacciare gli agricoltori, per poi lasciare spazio ai progetti degli investitori cinesi. Come racconta a Radio Ozodlik il capo di una delle principali aziende agricole della zona, Zoiržon Gapparov, “sono venuti dei poliziotti a casa mia, mi hanno caricato a forza in macchina insieme a mia moglie per portarci agli uffici dell’amministrazione locale, dicendo che il presidente aveva ordinato di dare ai cinesi le nostre terre”.

Gapparov ha rifiutato di sottomettersi alla costrizione, e in seguito all’incidente per i suoi campi di cotone giravano in continuazione i collaboratori della milizia e della procura, incutendo timore anche ai semplici lavoratori e cercando di costringerli a firmare delle dichiarazioni sulle irregolarità dell’azienda. Quando egli si è deciso a presentare un reclamo alle autorità competenti, gli è stato risposto che i suoi terreni erano già stati destinati ad altro proprietario, che lui “non era più un agricoltore e la mia terra era stata data ai cinesi”, anche se lui aveva in mano i documenti sulla regolarità del suo contratto.

Alcuni siti avevano pubblicato l’anno scorso le notizie su questa operazione di trasferimento delle terre ai cinesi, ed essa si era interrotta per qualche mese, ma ora sembra proprio che sia ricominciata a pieno ritmo. La Cina è il principale investitore straniero in Uzbekistan, con grandi flussi di capitale in arrivo per nuovi progetti, ma la presenza sempre più estesa dei cinesi sta suscitando grandi preoccupazioni negli agricoltori e nei cittadini uzbeki. Come ha spiegato Dilmurod Khodžamberdiev, capo del dipartimento agricolo che ha comunicato a Gapparov della cessione delle sue terre ai cinesi, “per decisione del governo di Taškent è stata creata una nuova direzione che sovrintende alla gestione dei terreni” che ha superato gli “intoppi burocratici” permettendo ai cinesi di sviluppare i loro progetti.

Questa struttura che ha la facoltà di affittare le terre anche agli stranieri è ora attiva non solo nella regione di Andižan, ma anche in quelle di Džizak, Namangan, Taškent, Fergana, Syrdary e Kaškadarja. In esse sono attivi gruppi dirigenti di cinque persone che controllano tutte le terre coltivabili, potendo decidere a chi destinarle senza passare neppure dalle autorità regionali e comunali, pur sempre “secondo la legge” da interpretare secondo le convenienze. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica dell’Uzbekistan, l’anno scorso si contavano 17.900 aziende agricole con partecipazione straniera, delle quali quasi 7 mila con capitale cinese, un numero in rapida crescita.

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