23/02/2004, 00.00
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Leader cattolici incontrano il Presidente per discutere i problemi dei missionari

Taipei (AsiaNews/Ucan) – Leader cattolici di Taiwan hanno chiesto al Presidente Chen Shui-bian di aiutare i missionari stranieri a ottenere il visto di residenza.

Il cardinale Paul Shan Kuo-hsi di Kaohsiung, Presidente della Conferenza episcopale, ha guidato una delegazione che comprendeva più di 70 missionari stranieri che lavorano a Taiwan. La delegazione ha incontrato Chen il 3 febbraio nell'ufficio presidenziale.

La delegazione cattolica ha chiesto al presidente di conferire con più facilità la residenza permanente ai missionari più anziani che hanno trascorso la maggior parte della loro vita al servizio del popolo di Taiwan. Ha anche chiesto a Chen che nuovi missionari stranieri possano ottenere il visto più facilmente, per continuare il lavoro dei loro predecessori.

Il vescovo ausiliare James Liu Tan-kuei di Taipei, uno dei leader della delegazione, l'11 febbraio ha detto a UCA News che in passato la conferenza episcopale ha discusso queste questioni con il Ministro dell'Interno. Ha detto che il ministro ha approfittato delle festività prolungate del nuovo anno lunare e il 22 gennaio ha fissato l'invito al Card. Shan e ai missionari. Mons. Liu ha detto che il visto di residenza è da tempo un problema per i missionari, la maggior parte dei quali ogni anno deve rinnovare il permesso di soggiorno.

Il vescovo ha spiegato che non sono rari i casi di missionari che dimenticano di rinnovarlo e devono lasciare Taiwan per richiedere un nuovo visto d'ingresso. Ha aggiunto che ciò accade perfino ai missionari più anziani, che sono al servizio di Taiwan da decenni.

"Molti missionari anziani hanno dedicato la maggior parte della loro vita a Taiwan e sono più taiwanesi degli stessi taiwanesi. Sono stati dei pionieri in numerosi servizi sociali come quelli per gli anziani e i malati di mente", ha aggiunto il vescovo.

Nel 2001, l'annuario della Chiesa cattolica di Taiwan registra 325 sacerdoti non cinesi, 33 fratelli laici consacrati e 306 suore stranieri che lavorano a Taiwan. Secondo mons. Liu, circa la metà di questi missionari stranieri ha più di 50 anni.

I sacerdoti stranieri sono quasi quanto quelli cinesi – che sono 329 -, mentre i fratelli e le suore stranieri sono la metà di quelli cinesi – 70 fratelli e 772 suore cinesi.

Per la legge sull'immigrazione in vigore a Taiwan, i missionari possono richiedere un certificato di residenza permanente per gli stranieri se possiedono in maniera continuativa e legale un certificato di residenza per gli stranieri da più di 7 anni. Inoltre, per mantenere il certificato, ogni anno devono stare a Taiwan più di 183 giorni.

Tuttavia, la maggior parte dei missionari sceglie di non chiedere la residenza permanente perché "è molto complicato", ha detto Chou En-en, segretaria della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, che si occupa dei visti per i missionari stranieri delle congregazioni presenti a Taiwan.

Chou ha detto che per alcuni è difficile attenersi al regolamento di stare un minimo di 183 giorni ogni anno, dopo aver ottenuto la residenza permanente. Altri che sono a Taiwan da lungo tempo trovano difficile ottenere dai loro paesi d'origine tutti i documenti necessari per la residenza permanente.

Chou ha detto anche che molti decidono semplicemente di rinnovare ogni anno il certificato di residenza per gli stranieri pagando 1000 nuovi dollari di Taiwan (30 US$), un decimo della tassa richiesta per la residenza permanente.

La delegazione che ha incontrato Chen ha anche chiesto procedure più semplici per i nuovi missionari che arrivano a Taiwan.

Padre Raimondo Yang Chia-men, capo dell'ordine di S. Camillo a Taiwan, ha fatto notare che 6 dei suoi 10 confratelli a Taiwan, tutti con più di 60 anni, hanno la residenza permanente: "Per la nostra congregazione, ha detto, è più urgente dare la possibilità ai confratelli più giovani di venire a Taiwan".

Il superiore dei camilliani ha spiegato che le restrizioni del governo mirano a prevenire l'ingresso di manodopera illegale a Taiwan, ma rendono difficile far ottenere il visto ai confratelli da Indonesia, Filippine e Vietnam. "Per esempio, il governo ha richiesto a 4 seminaristi filippini – venuti a studiare a Taiwan – di farsi prima ordinare sacerdoti e poi di chiedere il visto. Ma  noi pensiamo che è meglio per loro prima venire e ambientarsi".

In un comunicato stampa dell'ufficio del presidente, successivo all'incontro, Chen ha lodato i missionari per il loro generoso contributo all'istruzione e ai servizi sociali e per la loro promozione dello sviluppo culturale.

Secondo il comunicato, Chen ha promesso che il governo studierà una modifica della legge sull'immigrazione per far sì che i missionari ottengano con facilità la residenza permanente. Nel frattempo, il governo potrebbe venire incontro ai missionari per aiutarli a pagare la tassa di 10 mila NT dollari per la richiesta.

Il presidente ha riconosciuto che molti missionari stranieri amano Taiwan più della popolazione locale e accoglie con piacere la loro prolungata permanenza.

Suor Antoinette Gutzler, missionaria Maryknoll che ha incontrato Chen, ha detto che "è molto felice che il presidente comprenda gli obiettivi dei missionari a Taiwan e rispetti il Cristianesimo e lo spirito cristiano". Dal suo punto di vista, "il presidente era davvero intenzionato a trovare il modo di facilitare l'arrivo e la permanenza dei missionari".

Come la maggioranza dei missionari nell'isola, suor Antoinette deve rinnovare il permesso di residenza ogni anno. È stata a Taiwan per 4 anni prima di andare negli Stati Uniti a studiare. È tornata a Taiwan da 3 anni, dopo aver conseguito il dottorato.

La suora ha fatto notare che qualunque missionario che passa meno di 183 giorni a Taiwan deve richiedere di nuovo il certificato di residenza per gli stranieri. "È molto scomodo", ha detto suor Antoinette, che insegna all'Università cattolica Fu Jen vicino Taipei. Ha aggiunto che la tassa di 10 mila NT dollari richiesta per la residenza permanente è un notevole carico per le congregazioni religiose.

Durante l'incontro con Chen, il cardinal Shan e il resto della delegazione hanno anche domandato al presidente di rendere il 25 dicembre festività pubblica per il Natale. Secondo il comunicato stampa, il presidente ha detto che questa richiesta è ragionevole e che il governo valuterà la questione.

Per migliorare le condizioni di lavoro a Taiwan, il governo ha introdotto 2 sabati di riposo ogni mese a partire dal 1 gennaio 1998. Allo stesso tempo, ha cancellato 8 giorni di vacanza nazionale, compreso il 25 dicembre, giorno della Costituzione.

La conferenza episcopale di Taiwan chiede di ripristinare il giorno festivo del 25 dicembre per il significato che ha nella società globale.

A Taiwan i cristiani sono 725 mila, pari al 3,37% della popolazione totale.

 

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