05/11/2009, 00.00
HONG KONG - CINA
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Mons. John Tong scrive al governo di Hong Kong sul diritto di residenza

La questione è dibattuta da anni: si tratta dei figli di residenti a Hong Kong che sono costretti a vivere in Cina. Da sempre la Chiesa di Hong Kong combatte per il diritto al ricongiungimento familiare. P. Mella del Pime: “Il governo dice di seguire la situazione, ma non fa nulla di concreto”.

Hong Kong (AsiaNews) – Esistono centinaia di bambini “che vivono in Cina pur avendo i genitori residenti a Hong Kong. Questi bambini stanno aspettando da troppo tempo di riunirsi alle proprie famiglie. È urgente che il governo locale si impegni per velocizzare queste riunificazioni: si tratta di una questione umanitaria”. È il senso della lettera inviata il 21 settembre scorso dal vescovo di Hong Kong, mons. John Tong Hon, al Capo dell’Esecutivo Donald Tsang Yam-kuen. È la prima volta che il presule interviene sulla questione e mostra la sua profonda unità con i suoi predecessori, il card. Zen e il card. Wu, anch’essi a favore della riunificazione delle famiglie.

La questione del diritto di residenza (Right of abode) è dibattuta da almeno 10 anni e parte dal fatto che molti cinesi fuggiti dalla Cina per rifugiarsi ad Hong Kong, hanno ancora figli e moglie in Cina. I legislatori si sono domandati se i figli viventi in Cina hanno diritto di risiedere nel territorio.

Il problema è scoppiato nel 1999, quando la Corte di appello finale ha deciso che i figli di genitori residenti nel territorio hanno lo stesso diritto di residenza goduto dai parenti. La Corte permetteva in pratica il ricongiungimento familiare. Ma il governo di Hong Kong – a quel tempo guidato dal fino-cinese Tung Chee-hwa -  si è opposto, temendo un’invasione di quasi 2 milioni di persone. In realtà, allora il numero degli aventi diritto si aggirava sui 200 mila.  Per bloccare la temuta invasione, il governo del territorio ha rimesso nelle mani di Pechino la re-interpretazione della costituzione di Hong Kong e del Right of abode. Pechino, a sua volta, ha ristretto questo diritto. In tal modo, molti figli di cittadini di Hong Kong si sono ritrovati ad essere “illegali”.

Nel ’99 la Chiesa di Hong Kong ha pubblicato una lettera pastorale, molto critica verso il governo, a firma del card. G. Battista Wu, con la collaborazione dei vescovi Zen e Tong.

La lettera di mons. Tong  a Tsang è stata resa pubblica alla vigilia di una riunione del Consiglio legislativo del Territorio, che dovrebbe discutere le nuove regole di immigrazione allo studio di Pechino. Molti gruppi per i diritti umani definiscono la riforma “inadeguata” a bisogni di chi soffre per la separazione dalla propria famiglia. Il Capo dell’Esecutivo ha risposto a mons. Tong il 7 ottobre, spiegando i dettagli della posizione governativa e illustrando gli ultimi sviluppi.

Fra i sostenitori dell’allargamento del Right of abode vi sono sacerdoti e missionari come il p. Franco Mella, del Pontificio Istituto Missioni Estere, che da un decennio combatte per il riconoscimento di questo diritto.“Il governo del Territorio – spiega - non ha introdotto misure adeguate per aiutare queste persone. Dice di seguire da vicino la questione, ma non fa nulla di pratico”.

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