09/07/2008, 00.00
SIRIA
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Leader islamico siriano apre alle donne-mufti

Le siriane accolgono con favore la possibilità di diventare muftì, ma le loro “sentenze” varranno solo per persone dello stesso sesso e per alcuni casi specifici. Un primo passo verso un miglioramento dei diritti della donna, ma siamo ancora lontani da una vera parità fra i sessi.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) – Il Gran Muftì Ahmed Badr Hasun, guida spirituale musulmana del Paese, apre anche alle donne la possibilità di diventare dottori della legge islamica e di emettere delle fatwa. Una oportunità salutata con favore dall’universo femminile del Paese, che potrà contare ora su dottori della legge dello stesso sesso con i quali discutere di “casi particolari” come “le relazioni di coppia o problemi specifici delle donne”.

Le donne muftì faranno riferimento all’Iftaa Council, istituzione presieduta dal Gran Muftì in persona e che è preposta a “verificare le questioni in materia di fede, le fatwa o editti religiosi”. Una mezza rivoluzione per il mondo islamico, nel quale il ruolo della donna è spesso relegato in secondo piano, i cui diritti vengono sovente calpestati e le cui libertà sono condizionate al volere degli uomini, siano essi genitori o mariti.

L’apertura della massima autorità religiosa siriana ha spinto dozzine di donne a prendere parte ai corsi necessari per poter diventare muftì; una decisione apprezzata anche dai colleghi maschi, secondo i quali nella storia dell’Islam “diverse donne hanno ricoperto il ruolo di guide spirituali” senza per questo contrastare i principi della legge.

Una studentessa 22enne di legge all’Università di Damasco plaude alla scelta del Gran Muftì, che permette di “accrescere i diritti delle donne sanciti dal Islam stesso” e ne consente un “miglioramento nel grado di istruzione” e nella “scala sociale”. Favorevoli anche le associazioni per i diritti civili, che chiedono inoltre una vera “parità fra uomo e donna” anche nel ruolo di guida religiosa. “Auspichiamo una vera parità – sottolinea Bassan al-Qadhi, direttore del Syria’s Women Watch – e reputiamo al contempo essenziale che anche le donne partecipino all’interpretazione della legge e all’emanazione delle fatwa”. Al-Qadhi non manca però di ribadire che la proposta, per come è stata formulata, implica già in partenza “delle discriminazioni: le indicazioni emesse dalle donne valgono solo per esponenti dello stesso sesso e potranno essere valide solo per alcuni temi specifici, mentre gli editti pronunciati dagli uomini hanno valore per entrambi i sessi”.  

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