27/05/2026, 12.24
VATICANO
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Leone XIV sulla riforma liturgica: sia motore di evangelizzazione

L'appello del pontefice sulla guerra in Ucraina al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro: 'Dove cadono missili e droni, cade anche la speranza'.. Nella catechesi, proseguendo la rilettura dei documenti del Concilio, Leone XIV ha affrontato il tema della riforma liturgica. "Il culto della Chiesa va incarnato nelle forme culturali di ogni epoca. Ma deve essere sempre frutto di un discernimento comunitario: chi presiede i riti rispetti i testi e gli ordinamenti".

Città del Vaticano (AsiaNews) - “La guerra non risolve i problemi ma li aggrava. Non costruisce sicurezza ma moltiplica la sofferenza e l’odio”. È l’appello che papa Leone XIV è tornato a lanciare anche questa mattina, al termine dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro, prendendo spunto dalla grande preoccupazione suscitata dalla nuova recrudescenza del conflitto in Ucraina.

Dopo che nei giorni scorsi un attacco di droni ucraini contro un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione occupata di Luhansk, in Donbass, ha causato 21 morti e 44 feriti in quello che per l’esercito ucraino si trattava di un obiettivo militare, mosca ha risposto nella notte tra sabato 23 e domenica 24 lanciando uno dei più grandi attacchi sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra con l’utilizzo di 600 droni e 90 missili.

“Desidero esprimere la mia vicinanza - ha commentato il pontefice - a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi compiuti anche contro civili. Dove cadono missili e droni cadono anche le speranze, si distruggono case e i luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti. Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della pace”.

In precedenza - nella sua catechesi settimanale dedicata ai documenti del Vaticano II, proseguendo la riflessione sulla costituzione dedicata alla liturgia Sacrosanctum Concilium – Leone XIV ha affrontato il tema specifico della riforma liturgica promossa dal Concilio, oggetto di tante discussioni in questi decenni all’interno della Chiesa. Il papa ha ricordato come in quel periodo si “avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da san Giovanni Paolo II, che ‘esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa’”.

Riprendendo le parole di Benedetto XVI sull’errata contrapposizione tra tradizione e riforma, per Leone XIV Sacrosanctum Concilium ha distinto chiaramente all’interno della liturgia tra “una parte immutabile, perché di istituzione divina”, e le “parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune”.

Questi mutamenti sono sempre avvenuti nella storia della Chiesa. “Il culto della Chiesa - osserva il pontefice - si è ‘incarnato’ nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità”.

Nello stesso tempo, però, per il bene di tutta la Chiesa, Sacrosanctum Concilium invita a far precedere ogni riforma liturgica “da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale”. Il Concilio – dunque – “invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa”. Perché “il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla”.

“Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica – ha concluso il papa - a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale”.

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