24/05/2016, 08.00
RUSSIA-VATICANO-UCRAINA
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Lukashenko: per la pace in Ucraina, Papa Francesco e Kirill si incontrino a Minsk

di Nina Achmatova

Il presidente bielorusso riferisce della proposta fatta al Pontefice nel loro recente incontro in Vaticano: servono anche “iniziative spirituali” per promuovere una soluzione del conflitto. Telefonata del quartetto Normandia su attuazione accordi di Minsk.

Mosca (AsiaNews) - È arrivato il momento che il Papa visiti la Bielorussia insieme a Kirill, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, per un incontro dedicato alla pace in Ucraina dell’Est, dove si attende ancora la completa attuazione degli accordi di Minsk-2. Lo ha detto il presidente bielorusso Aleksandr  Lukashenko di ritorno dalla sua visita in Vaticano il 21 maggio scorso (v. foto).

Citato dall’agenzia BelITA, il capo di Stato ha detto: “Ho suggerito che è arrivato il momento che il Pontefice venga in Bielorussia e incontri i nostri cittadini insieme con il nostro Patriarca. Sono certo che oltre un milione di persone vorrebbero vedere la loro stretta di mano non nella lontana Cuba, in un aeroporto, ma nel centro dell'Europa risparmiato dal cataclisma che è accaduto nelle repubbliche ex sovietiche e nei paesi dell'Europa dell'est, un risultato che anche il Pontefice ha riconosciuto”.

Secondo quanto riferito da Lukashenko, in udienza il Papa gli ha chiesto della situazione nella regione soprattutto alla luce del conflitto ucraino. “Gli ho detto che l’attuale situazione nell’Est ucraino richiede nuove iniziative, anche spirituali”, ha spiegato. A suo dire, un incontro tra Francesco e Kirill potrebbe aiutare il processo di pace e sarebbe opportuno invitare in Bielorussia anche rappresentanti di altre Chiese, tra cui quelle ucraine ed europee.

Lukashenko aveva già proposto, in passato, di ospitare il primo e storico incontro tra un Papa e un Patriarca russo, poi svoltosi a Cuba, lo scorso febbraio.

La Bielorussia ha ospitato i negoziati tra Ucraina, Russia, Francia, Germania e Osce che hanno portato ai cosiddetti accordi di Minsk del 12 febbraio 2015, una sorta di road map verso la pace nell’est ucraino, dove si rischia il congelamento del conflitto tra governativi e forze separatiste filorusse. Ne hanno parlato la notte del 23 maggio i leader del cosiddetto ‘formato Normandia’ (Francia, Germania, Russia e Ucraina) in un colloquio telefonico. Come ha reso noto il Cremlino, Vladimir Putin ha chiesto la fine dei bombardamenti sui centri abitati in Donbas (le regioni orientali) e sottolineato la necessità di un dialogo diretto tra Kiev e i rappresentanti di Donetsk e Lugansk e della piena attuazione degli accordi di pace.

Mentre in generale regge il cessate il fuoco (punto di partenza della road map), tranne periodiche recrudescenze, sul piano politico si assiste a uno stallo: l’Ucraina mette come condizione il ripristino del pieno controllo sulla frontiera con la Russia, punto che invece sarebbe previsto al termine di un iter più lungo che prevede prima il varo di una legge sulle autonomie, un’amnistia, la revisione costituzionale e una nuova legge elettorale che porti al voto nelle province separatiste.

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