13/03/2008, 00.00
INDIA
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L’India affronta la sua crisi di prestiti insoluti

Con la rapida crescita economica, per anni le banche hanno concesso con facilità piccoli prestiti lucrando interessi molto elevati. Ora molti dipendenti, piccoli commercianti e contadini non riescono più a pagare. Esperti: il fenomeno è contenuto, ma c’è il rischio che si espanda.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) –L’India affronta la sua prima crisi di diffusa insolvenza nel mondo creditizio, anche se le dimensioni “modeste” delle banche locali e la limitata diffusione dei prestiti ne contengono la gravità. Per anni le banche indiane hanno allettato i clienti e hanno elargito finanziamenti sempre meno garantiti: dai prestiti per comprare casa all’acquisto dell’auto ai prestiti personali quali carte di credito e microcrediti (fino a 100mila rupie, circa 1.600 euro) a favore soprattutto di dipendenti fissi e commercianti.

Per anni il settore è cresciuto: + 60% ancora nel 2006. Ma la rapida inflazione ha spinto la centrale Reserve Bank of India a tenere alti i tassi di interesse, ora intorno al 7%, tra i più alti in Asia. Per onorare i pagamenti previsti, molti debitori hanno chiesto alla banca “piccoli prestiti” per pagare le rate scadute, alcuni si sono indebitati con 3-4 banche. Ora le banche sono più attente e nel 2007 il giro è sceso del 20%. La Icici, maggiore banca privata del Paese, ora finanzia soltanto chi non ha altri prestiti da restituire.

A febbraio il governo ha detto che coprirà i debiti dei contadini per 15 miliardi di dollari. Molti hanno osservato che ciò aiuta non tanto i rurali, comunque strangolati dai crescenti costi di fertilizzanti e gasolio e dall’inquinamento dell’acqua per irrigare, quanto gli istituti di credito, che così recuperano subito e per intero crediti molto difficili da esigere.

Ma sono più gravi le insolvenze di cittadini e piccoli commercianti che, secondo Crisil (affiliata indiana di Standard & Poor’s), costituiscono il 17% dei prestiti bancari ai clienti, con un aumento del 6% nel 2007. Crisil stima che il settore del microcredito già subisce perdite del 5-8%. Si prevede che saliranno al 12-15%.

La situazione è peggiorata dalle tattiche intimidatorie utilizzate dalle agenzie di recupero crediti: ripetute telefonate e visite a casa molto sgarbate davanti alla famiglia, convocazioni in ufficio con lunghi rimproveri, azioni giudiziarie davanti a tribunali distanti oltre mille chilometri. Anche se le banche negano di usare simili metodi.

Gli analisti concordano che il problema non è ancora grave, visto il valore non elevato di questi prestiti che costituiscono circa il 10% della finanza al dettaglio. Ma il rischio è che il settore cresca molto, man mano che centinaia di milioni di persone si affacceranno al mondo del consumo. (PB)

 

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