21/03/2024, 11.50
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L’inverno demografico sta arrivando anche in Asia Meridionale

La rivista scientifica Lancet rilancia uno studio statistico secondo cui nel 2100 solo 6 Paesi al mondo supererebbero la soglia di sostituzione di 2,1 figli per donna. Ma già nel 2050 India, Bangladesh e Pakistan vedrebbero calare di oltre un terzo le nascite attualI.

Milano (AsiaNews) - Il calo demografico non riguarda più solo i Paesi dove il benessere è più diffuso. È un fenomeno globale, che attraversa ogni continente. E se continuerà a procedere secondo le dinamiche attuali nel 2100 solo 6 Paesi al mondo raggiungeranno ancora un tasso di fertilità di 2,1 figli per donna, la cosiddetta “soglia di sostituzione” che permette di mantenere stabile la propria popolazione. A sostenerlo è un nuovo studio fondato su modelli statistici e pubblicato dalla rivista scientifica britannica Lancet. Si tratta di un’analisi demografica sulla gigantesca mole di dati del Global Burden of Disease, Injuries and Risk Factors Study, realizzata dal Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington (e finanziata dalla Fondazione di Bill Gates).

Proprio quegli ambienti scientifici che a lungo hanno gridato alla “bomba demografica”, dunque, oggi lanciano un messaggio esattamente contrario: le nascite si stanno drasticamente riducendo a livello globale. Combinando con sistemi sofisticati migliaia di studi relativi alle dinamiche demografiche in 204 Paesi certificano non solo che il tasso di fertilità a livello globale negli ultimi settant’anni si è dimezzato scendendo dal 4,84 del 1950 al 2,23 del 2021. Ma aggiungono anche che il declino continuerà nei prossimi decenni: secondo le proiezioni elaborate combinando le analisi sulle maternità nelle diverse coorti di età in ogni Paese proseguendo con le dinamiche attuali scenderebbe all’1,83 nel 2050 e addirittura al 1,59 nel 2100. Tradotto i numeri assoluti: secondo questo studio le nascite nel mondo hanno raggiunto il loro picco nel 2016 toccando quota 142 milioni. Nel 2021 sono già scese a 129 milioni. Ma se il modello statistico fosse confermato nei prossimi decenni calerebbero ulteriormente arrivando a 112 milioni nel 2050 e (addirittura) a 72 milioni nel 2100.

È evidente che le stime più a lungo termine sono esposte a margini di errore molto ampi. Ma i dati più interessanti della ricerca pubblicata da Lancet riguardano le dinamiche in atto nelle singole aree geografiche. Perché se da una parte nell’Africa sub-sahariana il rallentamento (che pur c’è) segue un ritmo più lento, a fare la differenza negli prossimi anni sarebbe il crollo della natalità nell’Asia Meridionale. Secondo queste proiezioni Paesi come l’India, il Pakistan e il Bangladesh si starebbero avviando a raggiungere molto rapidamente i bassi tassi di natalità dell’Europa Occidentale e dell’Estremo Oriente. Se nel 2021 in Asia Meridionale le nascite sono state complessivamente 32 milioni, nel 2050 potrebbero già scendere a 18,7 milioni. Colpisce in particolare il dato del Bangladesh dove la proiezione (anche per effetto delle migrazioni) è più che dimezzata: lo scenario proposto ipotizza 1,37 milioni di nuovi nati a fronte dei 2,8 milioni del 2021. E, più in generale, le proiezioni sul tasso di fecondità mostrano per l’Asia Meridionale una curva che finirebbe addirittura al di sotto di quella dei Paesi ad alto reddito.

Sono numeri che - ovviamente - andranno verificati alla prova dei fatti. Anche perché nello studio non mancano affermazioni ideologiche, come l’idea che le politiche a favore della contraccezione e dell’aborto non vadano comunque messe in discussione e che quelle pro-natalità siano (in sostanza) inefficaci. Ma al di là delle interpretazioni, questi numeri mostrano come la questione dell’inverno demografico sia un tema che attraversa ormai tutta l’Asia. Se le previsioni pubblicate da Lancet fossero fondate solo il Tagikistan nel 2100 avrebbe un tasso di natalità (di poco) superiore alla soglia di sostituzione. Dopo le profonde ferite create in Cina dalla politica del figlio unico e l’inesorabile invecchiamento della popolazione in Giappone e Corea del Sud, anche l’Asia Meridionale potrebbe trovarsi presto a fare i conti con queste dinamiche. E dalle risposte dipenderà il volto dell’Asia di domani.

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