09/08/2008, 00.00
TURKMENISTAN
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L’ordinaria repressione di tutte le religioni

Occorre l’autorizzazione statale anche solo per incontrarsi e pregare, ma è data con difficoltà. Frequenti incursioni di polizia, sequestri e multe per “attività religiosa illegale”, riconosciuta una sola sede della Chiesa cattolica. Controllo capillare sugli imam islamici.

Ashgabat (AsiaNews/F18) – Sono sistematiche le violazioni della libertà religiosa, in Turkmenistan. L’agenzia Forum 18 denuncia una situazione di repressione quasi scientifica, attuata dalle autorità.

L’art. 11 della Costituzione riconosce la libertà di scegliere e professare qualsiasi religione, anche in modo associato. Tuttavia i gruppi religiosi debbono registrarsi per svolgere qualsiasi attività, anche solo riunirsi per pregare. Per la registrazione occorre fornire numerosi informazioni, quali i luoghi di incontro e i nomi dei responsabili. Le autorità spesso non concedono l’autorizzazione e comunque la polizia fa incursione durante gli incontri di preghiera e nelle abitazioni, che gli stessi fedeli hanno denunciato. Nel Paese, peraltro, manca in generale il diritto di riunirsi, di parlare, di spostarsi dove si vuole. Per chi pratica attività religiosa non autorizzata, sono previste pesanti multe, o anche il carcere.

Per la Chiesa cattolica è riconosciuta solo la nunziatura della Santa Sede ad Ashgabat e solo presso la nunziatura, dove sono due sacerdoti, in territorio diplomatico, è legale celebrare la messa.

Peraltro i gruppi riconosciuti debbono permettere ai funzionari statali di assistere agli incontri, leggere ogni loro documento, avere il rendiconto di ogni donazione o contributo.

La promessa del presidente Kurbanguly Berdymukhammedov di maggiore libertà religiosa, al momento della sua elezione nel 2007, non ha in alcun modo fermato questi metodi. Mentre nelle scuole e nella vita pubblica è ancora obbligatoria la recitazione di versi del Ruhnama (Libro dell’anima), scritto dall’ex presidente Niyazov e che deve essere presente in ogni luogo di devozione.

Il controllo è ancora più capillare sull’islam, religione professata dalla maggioranza dei 5 milioni di abitanti. Il Comitato statale per gli affari religiosi nomina il mufti capo e gli imam più importanti, come pure è necessario il suo riconoscimento per tutti i chierici musulmani e quelli ortodossi russi. Il capo-mufti Nasrullah ibn Ibadullah, fautore di una maggiore autonomia per il clero islamico dallo Stato, è stato incarcerato dal 2004 al 2007 per accuse mai chiarite e sostituito da persona nominata dallo Stato, che è anche vicepresidente del Comitato affari religiosi.

L’istruzione religiosa è proibita, anche all’interno della propria comunità. Nel 2008 la polizia segreta ha più volte fatto incursione in classi di catechismo protestanti, sequestrando testi religiosi e minacciando i docenti. Divieto applicato anche agli islamici, con l’eccezione della sezione teologica della facoltà di Storia dell’università di Ashgabat, che ammette un numero chiuso di studenti.

La letteratura religiosa deve essere tutta approvata dallo Stato e sono frequenti i sequestri di materiale religioso. La gran parte dei siti internet religiosi non sono accessibili. (PB)

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