28/03/2026, 11.45
FILIPPINE - MALAYSIA
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Malaysia, critiche a Manila per le dichiarazioni di un senatore su Sabah e petrolio

di Joseph Masilamany

I gruppi politici della Malaysia condannano la rivendicazione del legislatore filippino Padilla sullo stato malese a nord del Borneo, e mettono in guardia dal rischio di tensioni nell'Asean. La dichiarazione sulla regione ricca di petrolio e gas, mentre le Filippine sono in piena crisi energetica. Riaccesa una disputa risalente al XIX secolo. 

Kuala Lumpur (AsiaNews) - I leader politici giovanili e i gruppi della società civile malesi hanno condannato con forza l’appello lanciato da un senatore filippino che ha riproposto la rivendicazione di Manila su Sabah, stato malese a nord del Borneo. Sottolineando che tale retorica, a lungo sospesa, rischia di destabilizzare la fragile diplomazia regionale e di minare la coesione dell’Asean.

La reazione segue le dichiarazioni del senatore Robin Padilla, che ha esortato il presidente Ferdinand Marcos Jr. a perseguire la rivendicazione storica del Paese sul Sabah, citando il potenziale petrolifero e di gas del territorio in un contesto di crisi energetica globale. Padilla, che ha presentato il Sabah come una possibile soluzione alle preoccupazioni energetiche delle Filippine, hanno suscitato risposte rapide e taglienti in tutta la Malaysia, in particolare dal Sabah, dove la sensibilità sulla sovranità rimane alta.

Nurhanani Dhamirah, direttrice della comunicazione della sezione giovanile del People’s Justice Party (PKR), ha definito le dichiarazioni del senatore “irresponsabili e provocatorie”, avvertendo che collegare le rivendicazioni territoriali alle risorse petrolifere rischia di inasprire le tensioni geopolitiche nel Sud-Est asiatico. “Tali narrazioni suggeriscono un tentativo di politicizzare le questioni territoriali per interessi economici di parte”, ha detto. 

Aggiungendo che tali insinuazioni sono pericolose soprattutto “in un momento in cui la stabilità regionale deve essere preservata”. Nurhanani ha aggiunto che Sabah è “una parte legittima e inseparabile della Malaysia” e che i tentativi di far rivivere quelle che ha definito “rivendicazioni obsolete e infondate” sono in contrasto con il diritto internazionale e i principi della coesistenza pacifica. 

La direttrice ha invitato Putrajaya a convocare l’ambasciatore filippino per ottenere chiarimenti e a rafforzare la posizione giuridica e storica della Malaysia su Sabah a livello internazionale. Ha inoltre sollecitato una maggiore vigilanza di sicurezza nelle acque e al confine di Sabah, facendo eco alle persistenti preoccupazioni seguite all’incursione di Lahad Datu del 2013, quando seguaci armati di un sedicente sultano di Sulu entrarono a Sabah, scatenando un mortale scontro con le forze di sicurezza malesi.

A Sabah, i leader politici sono stati ancora più diretti. Azrul Ibrahim, capo ad interim dell’ala giovanile del Parti Gagasan Rakyat Sabah, ha respinto qualsiasi tentativo di dipingere lo Stato come una risorsa economica per attori esterni. “Sabah non è una merce con cui risolvere le sfide di altri paesi”, ha affermato. “È parte integrante di una nazione sovrana e il suo status non può essere messo in discussione”. Suggerendo che le affermazioni  del senatore Padilla potrebbero avere motivazioni politiche, volte a distogliere l’attenzione dalle gravi questioni interne alle Filippine.

La risposta riflette un sentimento di lunga data nel Sabah, dove la questione della sovranità non è meramente giuridica, ma profondamente legata all’identità e all’esistenza delle persone. Per molti abitanti del Sabah, la questione è stata risolta decenni fa attraverso la loro partecipazione alla formazione della Malaysia nel 1963. 

Anche il Muslim Youth Movement of Malaysia (ABIM), importante movimento giovanile islamico, è intervenuto definendo la dichiarazione del senatore “infondata e provocatoria”. Il gruppo ha espresso preoccupazione per il fatto che tale retorica possa minare la stabilità regionale, soprattutto considerando l’attuale ruolo delle Filippine come presidente dell’Asean. “La forza dell’Asean risiede nel rispetto reciproco, nella giustizia e nella non ingerenza”, ha dichiarato. “Una dichiarazione che contraddica questi principi rischia di minare la fiducia all’interno del blocco”.

La rivendicazione delle Filippine sul Sabah risale al XIX secolo, quando il Sultanato di Sulu esercitava la propria influenza su alcune zone del Borneo settentrionale. Nel 1878, il sultano stipulò un accordo con la British North Borneo Company dall’interpretazione controversa: gli inglesi - e successivamente la Malaysia - consideravano l’accordo come una cessione permanente di sovranità, il Sultanato di Sulu e le Filippine hanno storicamente sostenuto che si trattasse di un contratto di locazione.

Nel 1963, Sabah entrò a far parte della Federazione della Malaysia a seguito di un processo sostenuto dalle Nazioni Unite che valutò la volontà popolare. La maggioranza sostenne l’integrazione nella Malaysia, un punto che Kuala Lumpur cita per affermare la propria sovranità. Le Filippine hanno adottato la rivendicazione nel 1962, ma negli ultimi anni l’hanno in gran parte tenuta in sospeso nella diplomazia ufficiale, pur non rinunciandovi formalmente.

Ciò che contraddistingue le ultime dichiarazioni è il collegamento esplicito tra rivendicazione territoriale e risorse naturali di Sabah. Gli analisti osservano che invocare la ricchezza di petrolio e gas introduce una nuova dimensione in una questione già delicata, ridefinendo una disputa storica in termini economici contemporanei. Per ora, la questione rimane più retorica che reale. 

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