24/03/2021, 10.32
MYANMAR
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Mandalay, i militari uccidono una bambina di 7 anni

di Francis Khoo Thwe

La piccola è stata uccisa mentre era seduta sulle gambe del padre. Altre due persone uccise a Mandalay: una specie di vendetta delle forze di sicurezza. Oggi in tutto il Paese vi è uno “sciopero in silenzio”, in contrasto con la giunta che costringe impiegati statali e lavoratori del commercio a tornare al lavoro.

Yangon (AsiaNews) – Una bambina di 7 anni è stata uccisa ieri pomeriggio durante un raid delle forze di sicurezza nel quartiere di Chanmyathazi, a Mandalay. La piccola è stata colpita da un proiettile all’addome, mentre era seduta sulle gambe di suo padre.

Secondo testimonianze raccolte da Myanmar Now, giunti alle 16 nel quartiere, i soldati sono entrati con violenza nella casa della piccola, obbligando tutta la famiglia a sedersi. I militari hanno domandato se tutti i componenti erano lì presenti. Il padre ha risposto di sì, ma i soldati lo hanno accusato di mentire e gli hanno sparato. Il proiettile però ha colpito la piccola, il cui nome è Khin Myo Chit. In aggiunta, essi hanno iniziato a picchiare uno dei figli, un 19enne, fino a farlo sanguinare, e poi lo hanno portato via, sospettandolo di partecipare alle manifestazioni pro-democrazia. Appena i soldati sono andati via, il padre ha portato la figlioletta all’ospedale, ma non vi è stato nulla da fare.

Nella zona di Aung Pin Le, sempre a Mandalay, sono state uccise altre due persone: Tin Soe Oo, 30 anni, e Chan Thar Htwe, 20 anni. Le uccisioni di Aung Pin Le appaiono come una vendetta dei militari. Tre giorni fa, la gente del quartiere ha cercato di fermare i soldati che volevano sgomberare le barricate costruite dagli attivisti. Nei tafferugli, un venditore di strada, Tut Kyi, è stato ucciso.

Secondo alcuni media locali, il 21 marzo a Mandalay, le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 9 persone. Il giorno dopo, in un raid, i militari hanno ucciso 8 persone, fra cui un ragazzo di 14 anni.

L’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici afferma che finora le forze armate della giunta hanno ucciso almeno 275 persone, fra cui molti adolescenti.

Oggi in tutto il Paese è in atto uno “sciopero del silenzio”: la popolazione è invitata a stare a casa per onorare tutti coloro che sono morti combattendo per la libertà.

Lo sciopero serve anche a contrastare i tentativi della giunta di costringere impiegati statali, centri commerciali e negozi a riaprire per rimettere in funzione l’economia, colpita dalla disobbedienza civile. Per evitare lo scontro con i militari, ieri vi sono state manifestazioni e veglie a lume di candela durante la notte a Yangon e a Thahton (Stato Mon).

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