26/03/2021, 12.14
MYANMAR
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Attivisti birmani: Chevron, Total, Posco, Petronas non pagate la giunta militare! (FOTO)

di Francis Khoo Thwe

Le quattro compagnie petrolifere pagano alla giunta introiti per oltre 1 miliardo di dollari all’anno, solo per i progetti legati al gas naturale.  Il movimento per la disobbedienza civile nominato per il Premio Nobel per la pace 2022. Ieri l’esercito ha ucciso 12 persone. Il bilancio finora è di 320 morti, dei quali 20 bambini. Successo dello “sciopero del silenzio”: vuote le strade delle città.

Yangon (AsiaNews) – Attivisti in Myanmar e nel mondo, che sostengono il movimento pro-democrazia contro il colpo di Stato ad opera dei militari, apprezzano quanto la comunità internazionale – soprattutto in occidente – sta facendo per imporre sanzioni al commercio e ai generali a capo del governo d’emergenza.

In Myanmar quasi tutta l’economia è in mano all’esercito attraverso due grossi conglomerati: la Myanma Economic Holdings Limited (MEHL) e la Myanmar Economic Corporation (MEC).

Le due compagnie esercitano commerci che vanno dalle miniere alla birra, ai legni pregiati, insieme a banche, edilizia, sigarette, assicurazioni, e tanto altro.

Dal giorno del colpo di Stato, la popolazione in Myanmar ha iniziato il boicottaggio di birra, sigarette, Sim card, e attuato uno sciopero di disobbedienza civile che sta mettendo in crisi le banche e gli uffici pubblici.

Non si conoscono con precisione le sanzioni imposte da Usa, Gran Bretagna e Unione europea. Ma gli attivisti dicono che è tempo di imporre sanzioni alle compagnie petrolifere straniere che fanno affari con la giunta.

Nel Paese operano la Chevron (Usa), la Total (Francia), la Posco (Corea del Sud), la Petronas (Malaysia): tutte loro pagano introiti alla giunta per oltre 1 miliardo di dollari all’anno, solo per i progetti legati al gas naturale.

Secondo membri del “Justice for Myanmar”, i pagamenti della Total sono la fonte più grande di introiti da tasse per il regime.

Paul Donowitz, a capo della Campagna per il Myanmar nel gruppo “Global Witness”, intervistato da Mizzima News, dice: “Le sanzioni sono un passo importante per bloccare le fonti da cui giungono i fondi al regime militare”.

Egli chiede che Ue e Gran Bretagna impongano sanzioni su entrambi i conglomerati, MEHL e MEC, come hanno fatto gli Usa. La Ue non ha ancora stabilito il tipo di sanzioni e Londra ha posto sanzioni solo al MEHL.

Un sostegno al movimento pro-democrazia, più ideale ma significativo, viene dalla Norvegia. Un gruppo di sei professori dell’Università di Oslo hanno nominato il movimento di disobbedienza civile (il CDM) fra i candidati al Premio Nobel per la pace del 2022. Il motivo è la sua capacità di lavorare per la pace, la democrazia attraverso metodi non violenti.

La decisione per il 2022 è dovuta al fatto che il termine per presentare candidati al Premio del 2021 scadeva il 31 gennaio. Anche Aung San Suu Kyi, la leader del movimento democratico, ha ricevuto il Premio Nobel nel 1991.

Intanto, anche oggi, sono programmate proteste, sebbene il giorno prima i militari abbiamo ancora ucciso almeno 12 persone. Manifestazioni serali a lume di candela sono avvenuti a Mandalay, Sagaing, negli Stati Karen e Chin. Vi sono stati morti a Taunggyi (Stato Shan), Mohnyin (Stato Kachin, foto 1), come pure a Yangon e Bago. Secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (Aapp), il regime ha finora ucciso 320 persone, dei quali 20 bambini.

I dati dell’Aapp mostrano che più del 25% dei morti sono stati uccisi con un proiettile alla fronte, un segno che li si voleva colpire in modo deliberato. Circa il 90% degli assassinati sono maschi; il 36% sono giovani al di sotto dei 25 anni.

La violenza delle forze di sicurezza non frena la resistenza della popolazione. Due giorni fa era stato indetto uno “sciopero del silenzio”, chiedendo alla gente di rimanere a casa e di non andare al lavoro, per contrastare la giunta che forza i suoi impiegati ad andare negli uffici o nei cantieri. Le strade di molte città sono rimaste deserte per quasi tutto il giorno. Solo in serata vi sono state manifestazioni, a cui hanno partecipato anche molti monaci buddisti (v. foto).

La notte scorsa è scoppiato un incendio nella sede centrale della Lega nazionale per la democrazia a Yangon. Gli abitanti del quartiere hanno potuto spegnere il fuoco dopo mezz’ora. Curiosamente, le pompe dell’acqua e gli idranti delle vicinanze erano distrutti o senza acqua.

Myanmar protests: silent strike
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