Jakarta: rupia a picco, sfiducia degli investitori. E tornano le proteste
Di fronte all'ondata di vendite di titoli e alla moneta scesa ai minimi storici sul dollaro, sui social network i sostenitori di Prabowo rispondono con l'hashtag #buyIndonesia e il dito puntato contro Singapore. Ma anche gli studenti sono in piazza contro l'aumento del prezzo dei carburanti e i tagli dei sussidi, aggravati dal costoso programma dei pasti gratuiti nelle scuole voluto dal presidente.
Jakarta (AsiaNews) - In Indonesia il crollo storico della rupia, che ha raggiunto il livello record di 8.209 rupie per dollaro USA, il più debole mai registrato, sta facendo crescere le preoccupazioni sulla stabilità finanziaria del Paese e alimenta le proteste sociali.
Negli ultimi giorni si era diffusa nei mercati finanziari globali la narrativa del “Sell Indonesia” (vendere l’Indonesia), provocando volatilità nei mercati interni del Paese ma anche – per reazione - un forte sentimento di nazionalismo economico sui social media.
Diversi media internazionali hanno evidenziato le crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo alle prospettive economiche del Paese. Alcuni gestori di fondi hanno infatti manifestato dubbi sull’orientamento economico del governo del presidente Prabowo Subianto, ritenuto sempre più interventista e caratterizzato da una maggiore presenza dello Stato nell’economia. Secondo questi osservatori, tale approccio sta aumentando i rischi sulla tenuta dei conti del Paese: di qui l’ondata di vendite di titoli indonesiani
Le conseguenze si sono fatte sentire rapidamente: la rupia si è indebolita, mentre l’indice principale della borsa di Giacarta ha registrato forti cali. Numerosi investitori stranieri hanno ridotto la propria esposizione ad azioni e titoli di Stato indonesiani, causando consistenti deflussi di capitale e un aumento dell’instabilità finanziaria.
La discussione ha presto superato l’ambito economico e si è diffusa sui social network. In risposta al clima negativo, è partito un movimento intorno all’hashtag #BuyIndonesia, con cui cittadini, influencer finanziari e personalità pubbliche hanno invitato la popolazione a mantenere fiducia nei fondamentali economici del Paese e a considerare il calo dei mercati come un’opportunità di investimento a lungo termine. Parallelamente, è diventato virale anche l’hashtag #SellSingapore, usato simbolicamente da chi riteneva che le narrazioni negative provenissero dai centri finanziari regionali della città-Stato.
Gli economisti, tuttavia, hanno invitato alla prudenza, ricordando che i mercati finanziari sono influenzati da molteplici fattori, tra cui la situazione economica globale, i tassi di interesse internazionali, le tensioni geopolitiche e la percezione del rischio da parte degli investitori. Da parte sua il governo sta cercando di rassicurare i mercati sostenendo che crescita economica, sistema bancario e finanze pubbliche restano solidi.
Nel frattempo, però, migliaia di studenti indonesiani sono scesi in piazza oggi a Giacarta per protestare contro le priorità di spesa del governo del presidente Prabowo Subianto, in particolare contro il recente aumento del prezzo della benzina.
La manifestazione, intitolata “Heading to Bankrupt Indonesia” (“Verso il fallimento dell’Indonesia”), si è diretta verso il celebre snodo cittadino di Bundaran HI. Secondo gli organizzatori, parte dei manifestanti sarebbe stata bloccata da polizia ed esercito prima di poter raggiungere il luogo autorizzato per la protesta.
Per mesi il governo aveva mantenuto invariati i prezzi dei carburanti nonostante l’aumento del costo del petrolio sui mercati internazionali, aggravato dal conflitto tra Iran e altri attori regionali. Tuttavia, le crescenti pressioni sul bilancio statale, già appesantito dai programmi di spesa dell’amministrazione Prabowo, hanno portato questa settimana a un significativo rialzo dei prezzi della benzina.
Gli studenti hanno esibito cartelli con slogan come “Annullate l’aumento del carburante” e “Muro della vergogna”, rivolti al governo. Il leader studentesco Yatalathof Ma’shum Imawan, dell’University of Indonesia, ha dichiarato che i manifestanti avanzano cinque richieste principali: interrompere i programmi governativi dei pasti gratuiti e delle cooperative di villaggio, ridurre i prezzi di carburanti e beni alimentari essenziali e tagliare le spese considerate inutili.
Secondo gli studenti, il costoso programma dei pasti gratuiti ha contribuito a peggiorare la situazione fiscale del Paese, costringendo il governo a ridurre o eliminare alcuni sussidi. Le proteste hanno preso di mira anche l’espansione del ruolo dei militari negli affari civili, una scelta che, secondo attivisti e studenti, potrebbe riportare l’Indonesia verso pratiche autoritarie associate all’epoca dell’ex presidente Suharto.
03/06/2022 11:16




