18/06/2010, 00.00
ISRAELE
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Meglio la prigione, per ebrei ultraortodossi, che le figlie in classe con “chi ha la Tv a casa”

L’Alta corte di giustizia israeliana ha rinviato a domenica la carcerazione di 22 madri che si rifiutano di mandare le loro ragazze in classi “non separate”. “Non è razzismo, ma noi rispettiamo delle regole”. Ieri 100mila in piazza a Gerusalemme.
Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – L’Alta corte di giustizia di Israele ha deciso stamattina di rinviare a domenica l’esecuzione degli ordini di arresto di 22 donne ebree ultraortodosse, condannate per il essersi rifiutate di mandare le loro figlie in classi “non separate” da altre ragazze, anch’essi ebree, ma che ritenute non ugualmente osservanti. La vicenda, che ha visto ieri la più grande manifestazione pubblica degli ultraortodossi (oltre 100mila, secondo la polizia), vede attualmente detenuti 35 padri di studentesse, condannati a due settimane di prigione.
 
La questione, che sta appassionando, e dividendo, l’opinione pubblica ebraica non solo in Israele, nasce dal rifiuto dei genitori askenaziti (di origine europea) di ottemperare alla decisione della Corte contro la separazione in una scuola religiosa e quindi di mandare le loro figlie in classi frequentate anche da giovani sefardite (di origine mediorientale o africana).
 
Gli askenaziti, che hanno tolto le figlie dalla scuola, affermano il loro diritto di continuare ad avere classi separate per tenere le loro ragazze separate da quelle di famiglie a loro giudizio “non abbastanza religiose”, mentre la Corte afferma la necessità dell’integrazione. Yakov Litzman, un deputato dell’ultraortodosso partito United Torah Judaism (UTJ), ha sostenuto alla Radio dell’esercito che nella decisione dei genitori “non c’è razzismo”. Nella comunità ultraortodossa, ha spiegato, “ci sono una serie di regole. Noi non abbiamo in casa la televisione, ci sono regole di modestia, noi siamo contro internet”. E “io non voglio che mia figlia sia educata insieme a una ragazza che ha le televisione in casa”.
 
Ma la Corte non ha accolto la richiesta, ha ordinato di rimandare le ragazze a scuola e, di fronte al rifiuto, ha condannato i genitori. Consentendo che vadano in prigione uno alla volta, per non lasciare sole le figlie.
 
La risposta degli ultraortodossi ha visto decine di persone accompagnare, pregando, i padri alla prigione e almeno 100mila persone - tutte nei loro vestiti neri - invadere, ieri, le strade di Gerusalemme, per affermare il diritto dei genitori alla “separazione” delle loro figlie. “Vado in prigione con grande entusiasmo e gioia - ha detto uno dei padri - per il grande sostegno che ho ricevuto” e “Vogliamo essere sicuri che i nostri figli ricevano la migliore educazione possibile”.
 
Manifestazione nel complesso pacifica, anche se c’erano striscioni come “La Corte è fascista”, grida di “Siamo forti, perché Dio è con noi” e c’è stato un tentativo di attaccare il rabbi sefardita Ya'akov Yosef, figura di primo piano nella lotta contro la separazione.
 
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