12/03/2026, 12.18
MYANMAR
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Militari birmani: registrazione obbligatoria per tutti i telefoni cellulari

di Gregory

Presentata come "misura fiscale" è in realtà un ulteriore inasprimento della sorveglianza digitale nel Paese da oltre cinque anni ormai precipitato nella guerra civile dopo il golpe. Tracciando i dispositivi il regime non sta solo reprimendo il dissenso, ma anche minando la sopravvivenza quotidiana dei cittadini. Grazie a strumenti tecnologici messi a disposizione dalle aziende cinesi.

Yangon (AsiaNews) - La giunta militare birmana ha introdotto l’obbligo di registrazione dell’IMEI (International Mobile Equipment Identity) per tutti i telefoni cellulari. Pur essendo stata presentata ufficialmente come una misura fiscale, si tratta in realtà dell’ennesima misura di sorveglianza digitale, che si estende a circa 55 milioni di persone.

L’IMEI identifica ogni telefono cellulare come se fosse una targa e serve per riconoscere i dispositivi che si collegano a una rete anche quando si dovesse cambiare la SIM, rendendo di fatto impossibile restare anonimi. Non solo: con questo sistema il regime può accedere alla cronologia delle SIM e al profilo biometrico del proprietario, rendendo possibile localizzare qualsiasi cittadino e monitorarne l’attività digitale in tempo reale.

Già lo scorso anno era entrata in vigore una legge sulla cybersicurezza che ha reso illegale l’uso non autorizzato delle VPN, reti che permettono di aggirare la censura, accedere ad app di messaggistica sicure come Signal e consultare notizie indipendenti.

Il regime birmano ha imposto agli operatori internet rimasti in Myanmar di installare Deep Packet Inspection (DPI), sistemi che permettono di analizzare il traffico dati che passa attraverso la rete e di riconoscere automaticamente l’uso delle VPN e identificare quale SIM sta cercando di aggirare la censura, arrivando poi a identificare i singoli cittadini.

Durante le perquisizioni ai checkpoint, è comune che vengano controllate anche le applicazioni vietate sul telefono, come strumenti di messaggistica criptata e software VPN. L’obbligo di registrazione degli IMEI chiude il cerchio: qualsiasi dispositivo non registrato potrà essere bloccato sulle reti locali, rendendo impossibile l’uso di un telefono alternativo.

Anche il Person Scrutinization and Monitoring System (PSMS) del regime, che combina l’uso di intelligenza artificiale, riconoscimento facciale e dati di telecomunicazione, ha reso estremamente difficile proteggere le fonti. La connessione diretta tra hardware e identità renderà quasi impossibile denunciare violenze senza esporsi, una dinamica che già spinge fortemente le persone ad autocensurarsi.

A causa del conflitto civile in corso, l’accesso all’informazione è essenziale per ricevere avvisi prima degli attacchi aerei, garantire il passaggio di forniture mediche alle linee del fronte e identificare percorsi sicuri per i civili. Tracciando i dispositivi di chi mantiene aperti questi canali, il regime non solo sta reprimendo il dissenso, ma sta anche minando volontariamente la sopravvivenza quotidiana dei cittadini.

Le tecnologie alla base della registrazione degli IMEI, della deep packet inspection e dei database biometrici provengono in gran parte da aziende cinesi. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani da tempo chiedono sanzioni mirate contro i fornitori stranieri e gli intermediari che rendono possibile l’attuazione di questi sistemi di sorveglianza, sottolineando che l’inerzia della comunità internazionale finisce per sostenere direttamente la repressione del regime birmano.

 

Foto: Flickr / Wayan Vota

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