05/10/2005, 00.00
CINA
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Miniere cinesi, in 2 giorni tre incidenti mortali

Pechino (AsiaNews/Agenzie) –  In 2 giorni 3 incidenti hanno ucciso oltre 49 minatori, confermando che le miniere cinesi continuano ad essere le più pericolose al mondo.

Un''esplosione all'interno della miniera Yatuer, nella contea Baicheng del Xinjiang, provincia nord della Cina, ha ucciso ieri 5 uomini. Secondo la Xinhua al momento dello scoppio erano al lavoro 25 minatori, di cui 11 sono riusciti a fuggire: i morti sono 5, ma degli altri non si hanno notizie. La miniera ha tutti i permessi governativi in regola ed ha una capacità produttiva pari a 30 mila tonnellate di carbone all'anno.

Nella serata dello stesso giorno 10 minatori sono morti e almeno 18 dispersi a causa di un allagamento improvviso nella cava Longtan, a Guang'an, nella provincia sud-occidentale del Sichuan. I primi soccorritori si dicono fiduciosi di poter ritrovare i minatori scomparsi.

Lunedì 3 ottobre 34 uomini erano deceduti e 19 erano stati feriti in maniera grave da un'esplosione di gas in una miniera nella provincia centro orientale dell'Henan di proprietà della compagnia Henan Hebi Coal. Secondo l'Ufficio nazionale per la supervisione e l'amministrazione della produzione e sicurezza la miniera presenta falle nel sistema di ventilazione e lavora con equipaggiamento datato. Lo stesso ufficio ha ordinato quindi alla compagnia, che controlla 8 delle maggiori miniere del Paese con una produzione di oltre 7 milioni di tonnellate annue, di chiudere le cave e rivedere tutto il sistema di prevenzione.

Il premier Wen Jiabao è intervenuto sulla questione in modo pubblico ed ha ordinato al settore minerario di "aumentare la sicurezza". Dopo l'intervento di Wen tutti gli ispettori di sicurezza del lavoro dell'Henan hanno interrotto le ferie del National Day per visitare le cave della provincia.

Secondo i nuovi regolamenti emanati a luglio, gli incidenti con meno di 30 morti vengono classificati "medi" e non devono essere presentati a Pechino. Il governo ha chiuso, sempre fra luglio ed agosto, circa 7 mila miniere che non rispondevano ai requisiti di sicurezza minimi ed ha ordinato ai membri del Partito comunista di cedere le loro quote ed uscire dall'industria carbonifera.

Secondo alcuni analisti la mossa non ha fatto altro che peggiorare la situazione perché costringe i minatori assunti nelle cave autorizzate a lavorare di più, a spese della sicurezza, per supplire alle richieste energetiche della Cina che al carbone affida il 70 % del fabbisogno interno.

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