26/02/2026, 11.21
INDIA - ISRAELE
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Modi a Gerusalemme rilancia intese commerciali e militari

di Maria Casadei

Due giorni in Israele per rafforzare cooperazione tra New Delhi e Tel Aviv. Incontri con migranti e attività indiane, commercio e intese strategiche consolidano un’alleanza sempre più stretta tra i due Paesi, mantenendo volontariamente in secondo piano la questione palestinese. Affinità anche ideologiche tra il Bjp e la destra israeliana. Secondo i dati del Sipri l'India già oggi pesa per il 34% nell'export di armi israeliane.

Milano (AsiaNews/Agenzie) - “Più di un amico, un fratello”: con queste parole il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha salutato la visita di Narendra Modi.

Tra il 25 e il 27 febbraio il primo ministro indiano si è recato in Israele con l’obiettivo di rafforzare le relazioni e la cooperazione tra i due Paesi. Dopo l’arrivo a Tel Aviv, i due leader si sono trasferiti a Gerusalemme, dove hanno visitato il museo e memoriale dell’Olocausto Yad Vashem. Modi ha poi incontrato la diaspora indiana in Israele e la comunità indo-israeliana residente nel Paese.

Durante i colloqui, i due leader hanno discusso l’ampliamento della cooperazione in diversi settori, tra cui tecnologia, innovazione, difesa e sicurezza. L’attenzione si è concentrata anche sulla mobilità dei professionisti indiani, sugli investimenti delle aziende indiane in Israele e sull’India Middle East Economic Corridor (corridoio commerciale tra India, Medio Oriente e Europa), annunciato durante il G20 nel 2023. I due Paesi hanno inoltre espresso l’intenzione di finalizzare un accordo di libero scambio (FTA), in stallo da anni, per facilitare gli investimenti, semplificare le procedure doganali e rafforzare la cooperazione tecnologica. “Il legame tra Israele e India è una potente alleanza tra due leader globali”, ha scritto Modi sui social.

L'India è il secondo partner commerciale asiatico di Israele, soprattutto per diamanti, prodotti petroliferi e prodotti chimici, ma negli ultimi anni è cresciuta anche la cooperazione nei settori dell’elettronica, delle telecomunicazioni e delle apparecchiature mediche. In cima resta tuttavia la difesa. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l’India è da anni il principale cliente di Israele nel settore militare, con il 34% delle esportazioni tra il 2020 e 2024. Nel 2025 Israele ha concluso accordi di vendita di armi all’India (inclusi bombe e missili balistici) per un valore di 8,6 miliardi di dollari.

Modi era già stato il primo leader indiano a compiere una visita di stato a Israele nel 2017. Sebbene storicamente l’India si sia dichiarata contraria all’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele, oggi rappresenta uno degli alleati più preziosi del governo Netanyahu. Un rapporto destinato a rafforzarsi soprattutto sul piano militare e strategico, sostenuto da affinità politiche e ideologiche.

Il partito d’opposizione indiano, l’Indian National Congress, ha criticato duramente la visita,  soprattutto alla luce delle tensioni a Gaza e nella Cisgiordania. “L’espropriazione e lo sfollamento di migliaia di palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele si sono intensificati e hanno suscitato la condanna di tutto il mondo”, ha scritto su X il segretario generale del Congresso, Jairam Ramesh, accusando il governo di incoerenza nella politica estera. “Il governo Modi rilascia dichiarazioni ciniche e ipocrite sul suo impegno per la causa palestinese. La realtà è che il governo Modi li ha abbandonati”.

Nel suo discorso al parlamento israeliano, la Knesset, Modi ha dichiarato di essere al fianco del governo Netanyahu “oggi e in futuro”, condannando l’attacco del 7 ottobre 2023 come “barbaro”. Secondo diversi analisti, la visita mette a dura prova i rapporti di Modi con altri Paesi del Medio Oriente. Modi cerca di rafforzare la partenership con Israele senza compromettere i legami con le potenze mediorientali. In un contesto di tensioni regionali con il Pakistan e la Cina, l’India vuole assicurarsi le migliori attrezzature e l’equipaggiamento più avanzato per la difesa del proprio territorio, settore in cui Israele eccelle.

Nonostante l'India sia stata tra i primi Paesi a riconoscere lo Stato di Palestina il 18 novembre 1988, la sua attuale posizione, confermata da questa breve visita, segna un progressivo allontanamento dalla storica linea diplomatica mantenuta per decenni. Tuttavia, come ha affermato Kabir Taneja dell’Observer Research Foundation, l’India ritiene che i conflitti regionali debbano essere risolti dalla regione stessa, senza interferenze esterne. Pur mantenendo questa linea di non ingerenza, New Delhi ha sostenuto iniziative diplomatiche per una tregua a Gaza, tra cui quella approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a novembre, considerata un possibile punto di partenza verso “una pace giusta e duratura per tutti i popoli della regione”.

 

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