13/12/2021, 08.56
RUSSIA-TURCHIA-CAUCASO
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Mosca e Ankara propongono la piattaforma 3+3 per il Caucaso

di Vladimir Rozanskij

Dialogo con Azerbaigian, Armenia e Iran. Formato finora respinta dalla Georgia. Tbilisi non si fida del Cremlino, con cui è in contrasto sui territori separatisi di Abkhazia e Ossezia del sud. Come gli ucraini, i georgiani guardano alla Nato per bilanciare la minaccia russa.

Mosca (AsiaNews) – I rappresentanti dei Paesi del Caucaso meridionale (Azerbaigian, Armenia) insieme a quelli di Turchia, Russia e Iran si sono incontrati nella capitale russa per valutare i termini della collaborazione secondo lo schema 3+3, proposto da Erdogan e appoggiato da Mosca. Solo i georgiani sono recalcitranti ad accettare questo nuovo formato, per contrarietà alla Russia che di fatto occupa i territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud.

Con una nota, il ministero degli Esteri della Georgia comunica di essere contrario al progetto, a cui si lavorerà per tutto il prossimo anno. Il gruppo 3+2 ha avuto un primo incontro a Mosca il 10 dicembre a Mosca. Il primo ministro armeno Nikol Pašinyan ha ricevuto l’assicurazione che in questo dialogo non si parlerà dei problemi legati al conflitto con gli azeri nel Karabakh, riservati ad altri livelli di trattative.

Tbilisi non si fida dei russi, tenendo conto che il Cremlino finora non sembra interessato a tener fede agli accordi presi nel 2008 dall’ex presidente russo Medvedev sotto la mediazione di quello francese Sarkozy. Secondo Mosca, i georgiani devono tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, inserendosi nelle dinamiche in corso nella regione caucasica.

Alla riunione di inizio dicembre dei Paesi Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva fatto capire di voler rivedere i criteri di sicurezza nella regione, che Mosca è disposta ad adeguare in cambio della rinuncia georgiana a entrare nella Nato. Lavrov ha dichiarato che “noi abbiamo proposto di tornare alle fondamenta dell’Osce: parità dei diritti, consenso, dialogo e condivisione della sicurezza. Sono certo che questo sistema possa essere utile anche per la Georgia”. Egli ha aggiunto che per molto tempo Tbilisi ha rallentato i ritmi del proprio sviluppo, proprio per non aver rispettato gli interessi di tutti i Stati coinvolti negli equilibri caucasici.

La Russia ha agitato però anche il bastone, dopo aver offerto la carota, minacciando la Georgia di nuovi problemi se non accetterà le sue proposte. Nelle recenti trattative di Ginevra, Mosca ha preteso da Tbilisi delle garanzie per l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud, attualmente controllate dal Cremlino, in maniera simile alle “repubbliche autonome” di Lugansk e Donetsk nel Donbass ucraino. L’insistenza russa sull’autonomia di questi territori è infatti legata ai timori per l’allargamento della Nato in Oriente, a partire dal bacino del Mar Nero.

Vladimir Putin agisce su più tavoli per premunirsi di fronte ai piani Usa ed europei di espansione verso oriente, sia in Georgia sia in Ucraina. Secondo Valerij Čečelašvili, esperto del Centro di studi strategici della Georgia ed ex ambasciatore in Russia, Mosca cerca in tutti i modi di puntellare le proprie posizioni, sapendo di non essere in grado di reggere la sfida militare e strategica con gli Stati Uniti e i suoi alleati. “La Russia – spiega Čečelašvili – che ha un Pil di 1.310 miliardi di euro pretende da Washington, un’economia da 18.500 miliardi, e da tutta la comunità internazionale che ha instaurato un regime di sanzioni contro il Cremlino, di avere delle garanzie contro l’allargamento della Nato”.  In realtà, sostiene l’esperto georgiano, “questa sarà una scelta della Georgia e dell’Ucraina, soprattutto per difendersi dall’aggressività di Mosca che non rispetta l’integrità territoriale dei Paesi vicini”.

Molti analisti ritengono che la Russia faccia la voce grossa in realtà bleffando, per cercare di fermare il corso degli eventi, che potrebbe togliere a Mosca il controllo di buona parte dell’area ex sovietica.

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