19/01/2022, 14.50
IRAQ
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Mosul, sotto le fondamenta della moschea di al-Nouri i resti di una chiesa?

I lavori di ricostruzione del luogo di culto distrutto nella battaglia fra Isis ed esercito iracheno hanno portato al rinvenimento di una sala di preghiera, colonne e quattro stanze per l’abluzione. Si tratta di un edificio precedente al XII secolo. Alcuni esperti ipotizzano si tratti della chiesa dei Quaranta martiri. 

Mosul (AsiaNews) - Dai lavori di ricostruzione della moschea di al-Nouri, assieme alla chiesa dell’orologio fra i luoghi simbolo di Mosul, è emersa in questi giorni una importante scoperta: nel sottosuolo sono infatti emerse le fondamenta di un precedente edificio dedicato alla preghiera, precedente al luogo di culto islamico risalente al 12mo secolo. Secondo alcune fonti potrebbe trattarsi di una antica chiesa cristiana, costruita secoli prima della moschea diventata famosa perché proprio al suo interno il leader dello Stato islamico (SI, ex Isis), Abu Bakr al-Baghdadi, aveva proclamato il califfato il 29 giugno 2014. Il luogo di culto è stato poi in gran parte distrutto nel 2017, durante l’offensiva dell’esercito iracheno - sostenuto dagli Stati Uniti - che ha determinato la sconfitta (almeno militare) del movimento jihadista e la liberazione della metropoli del nord.

Secondo quanto spiega Khaireddine Nasser, direttore del Dipartimento antichità e del patrimonio culturale della provincia di Ninive, la sala di preghiera - precedente e ben più grande di quella attuale - è spuntata durante i lavori di scavo nelle fondamenta della moschea. Oltre alla sala sono emerse anche altre quattro stanze dedicate al rito dell’abluzione, aggiunge l’esperto, che fra loro “sono interconnesse e costruite in pietra e gesso”. 

Il rinvenimento, prosegue Nasser, permette una “migliore conoscenza” della superficie della moschea di al-Nouri, della sala dedicata alla preghiera e delle vasche per le abluzioni. Ciascuna sala misura tre metri di altezza e 3,5 di larghezza e sono collocate “circa sei metri sottoterra”. La scoperta “amplifica l’importanza del sito storico e archeologico”, la cui opera di ricostruzione è sostenuta dall’Unesco e finanziata dagli Emirati Arabi Uniti (Eau) e dovrebbe concludersi nel 2023. 

A destare l’interesse degli storici e della comunità cristiana locale, l’ipotesi che i resti emersi durante i lavori di ricostruzione abbiano portato alla luce i resti di quella che, ben prima della moschea, era una chiesa. Prova ne è la scoperta di alcune colonne che fanno pensare a un luogo di culto cristiano e di alcune monete risalenti al periodo selgiuqide e degli Atabeg. Per gli esperti potrebbe trattarsi della chiesa dei Quaranta martiri, che mutua il proprio nome dai santi Behnam, Sarah e altri 40 cristiani uccisi a causa della loro fede nel IV secolo, durante il regno di Sapore II dei Sasanidi. Essi godono di particolare venerazione fra i fedeli delle Chiese di tradizione siriaca. 

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