Negombo: il dolore delle famiglie delle vittime della rivolta in carcere
Il bilancio dei disordini innescati dal sovraffollamento è salito ad almeno 29 morti (fra i quali sette agenti) e oltre cento feriti. Detenuti trasferiti e aggrediti. Le madri invocano la restituzione dei corpi e attaccano le autorità per aver arrestato i figli “con accuse false”. Dietro l’emergenza delle prigioni un sistema che premia poliziotti e funzionari per il numero di arresti compiuti.
Colombo (AsiaNews) - In seguito al (presunto) scontro tra due gruppi di detenuti avvenuto il 5 luglio nel carcere di Negombo, il giorno successivo sono divampati gravi disordini con un bilancio pesantissimo di vittime e feriti: secondo le ultime informazioni sono già 29 i morti fra detenuti e guardie carcerarie, ai quali si sommano oltre un centinaio di feriti che sono stati ricoverati in ospedale, alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le persone decedute si contano sette agenti e 20 prigionieri, mentre il Dipartimento penitenziario aggiunge che fra le forze dell’ordine morte figurano anche il direttore della casa circondariale e sei guardie. In queste ore parenti e conoscenti stanno affollando le strutture ospedaliere della città nel tentativo di recuperare i cadaveri delle persone uccise o manifestare conforto e vicinanza ai feriti.
Il Comitato per la protezione dei diritti dei detenuti (Cprp) sostiene che due detenuti portati in altre prigioni per contenere i disordini a Negombo sarebbero morti ieri in seguito ad aggressioni di cui non si conoscono i dettagli. In una nota diffusa nella serata di ieri il movimento attivista ha affermato che un detenuto ricoverato all’ospedale carcerario di Welikada e un detenuto portato alla prigione di Galle sono morti dopo essere stati vittime di assalti. Inoltre, come riferisce il presidente Cprp Senaka Perera i detenuti trasferiti nella prigione di Angunakolapelessa “sono stati picchiati, le gambe spezzate e la schiena gravemente ferita in seguito ad aggressioni disumane”. Oltretutto le amministrazioni carcerarie starebbero manovrando per cancellare le prove delle (presunte) aggressioni ai prigionieri, a partire da quelle avvenute nella prigione di Angunukolapelessa.
Nel frattempo, quanti non sanno ancora cosa sia successo ai propri familiari si sono radunati nei pressi della prigione e dell’ospedale di Negombo, alla disperata ricerca di informazioni. Genitori e fratelli in lacrime sottolineano che, sebbene “agli occhi del mondo siano criminali” essi restano sempre “la nostra carne e il nostro sangue”. Madri piangono di un dolore insopportabile nel vedere i loro figli in cella, puntando il dito contro polizia ed ex politici che avrebbero contribuito a trasformali in criminali.
Alcuni genitori gridano con forza che “i nostri figli non hanno fatto nulla di male, ma sono stati arrestati dalla polizia e hanno subito questo destino per accuse false”. Il direttore del Dipartimento di Investigazione Criminale, il vice ispettore generale di polizia Shani Abeysekara, ha informato ieri il tribunale che gli è stata affidata l’indagine sui disordini verificatisi nel carcere di Negombo. Egli ha poi aggiornato il tribunale sullo stato di avanzamento delle indagini condotte finora.
Tra i feriti almeno 65 sono detenuti e altri 23 sono agenti. Nel frattempo, il medico legale specialista dell’ospedale distrettuale di Negombo ha dichiarato che, dopo le autopsie, è iniziata la consegna delle salme dei deceduti. “Mio figlio è lì dentro… non ha più la mano destra, vi chiedo di restituirmelo” ha esclamato una madre, in lacrime. “Ieri hanno picchiato a morte il mio bambino, lo hanno decapitato, gli hanno conficcato dei bastoni negli occhi, lo hanno bruciato, lo hanno torturato a lungo e hanno ucciso mio figlio. Il suo corpo - ha aggiunto la donna - è ancora all’ospedale di Negombo. I nostri figli non sono stati incarcerati per uscirne morti”. “Ho scoperto che mio marito era morto da una foto: c’era molto sangue sul suo viso” ha raccontato ai cronisti presenti un’altra donna, piangendo insieme ai suoi figli.
Il vero contesto istituzionale che ha portato a questo conflitto su larga scala, il nesso tra funzionari e trafficanti di droga, nonché la regione a rischio di una prossima grave rivolta carceraria, è stato rivelato da Senaka Perera, presidente del Comitato per la tutela dei diritti dei detenuti. Egli ha affermato che “nessuna delle precedenti raccomandazioni della commissione sugli omicidi di Welikada e Mahara è stata attuata. Le commissioni vengono nominate solo per reprimere l’opposizione pubblica. Nessuno al mondo nasce criminale. La seconda ondata di conflitti e la pressione causata dal sovraffollamento carcerario - ha aggiunto - hanno contribuito a creare una situazione così tragica nel carcere di Negombo”.
Sebbene la capienza massima delle 26 carceri dello Sri Lanka sia di 18.800 detenuti, attualmente vi sono rinchiuse quasi 41mila persone. A Negombo, erano rinchiuse 2.600 persone a fronte di una capienza di 650. “L’improvviso sovraffollamento - prosegue Perera - è stato causato dal caldo estremo e dalla mancanza di ventilazione, costringendo i detenuti a dormire a turni persino nei bagni, il che ha provocato loro un grave stress psicologico”. Egli ha inoltre sottolineato che alcuni funzionari del dipartimento di Polizia “agiscono in modo poco professionale, infilando pacchetti di droga falsi nelle tasche di giovani innocenti e incarcerandoli. L’obiettivo, denuncia, è di “raggiungere i propri obiettivi mensili di retate e migliorare la propria immagine mediatica” e tutto questo “ha creato un sovraffollamento inutile nelle carceri”.
Il Movimento Christian Women’s Voice sottolinea che chiunque sia incarcerato per qualsiasi reato, indipendentemente dal proprio status, debba essere trattato in modo equo e conforme alla legge, poiché si tratta comunque di esseri umani. Quanti hanno commesso un reato contro la società o la persona devono essere puniti e scontare la pena indipendentemente dal proprio status. Tuttavia, avvertono, “è ingiusto pagare con la propria vita per motivi penali e ingiusti”. “Non solo chi è stato incarcerato dovrebbe essere reinserito nella società, ma l’intero sistema carcerario dello Sri Lanka dovrebbe essere completamente riformato. Anche l’operato della polizia dovrebbe diventare un dovere conforme alla legge, con pieno valore giuridico. In questo modo, solo chi è realmente colpevole di reati - conclude Christian Women’s Voice - sarà sottoposto alla legge. Così il numero dei detenuti non aumenterà in modo eccessivo”.
16/02/2026 10:48
08/09/2023 09:21







