28/07/2022, 13.33
TURCHIA
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Nei cantieri turchi che demoliscono le navi mortalità sul lavoro 30 volte più alta

A Smirne la denuncia dell'Osservatorio per la salute e la sicurezza sul lavoro: 97 vittime negli ultimi 9 anni, tra loro anche donne e rifugiati. Intanto si discute sui rischi ambientali di una commessa per lo smantellamento di una portaerei dell'esercito brasiliano.

Smirne (AsiaNews/Agenzie) – Secondo un rapporto dell'Osservatorio per la salute e la sicurezza sul lavoro (İSİG) almeno 97 lavoratori sono morti nei cantieri per lo smantellamento delle navi Aliağa di Smirne nei nove anni trascorsi dall’entrata in vigore in Turchia della legge sulla sicurezza del lavoro nel giugno 2013. Il dato è stato diffuso mentre nel Paesi si discute apertamente sui rischi legati al trattamento di una portaerei dell’esercito brasiliano che verrà smantellata nell'impianto turco. I gruppi ambientalisti hanno espresso il timore che l’operazione possa causare il rilascio di tonnellate di sostanze pericolose, tra cui l'amianto.

Secondo il rapporto dell'İSİG rilanciato dal sito Bianet, le cause di morte più comuni tra i lavoratori sono state lo schiacciamento, l'esplosione, l'incendio e la caduta dall'alto. Nell'ultimo anno sono stati 7 i lavoratori rimasti uccisi nelle demolizioni navali. “Ogni anno - riporta l’Osservatorio - sono circa 2mila le morti sul lavoro in Turchia. Ad Aliağa ci sono circa 1.500 operai nella demolizione navale. In proporzione, il tasso di mortalità in questo settore è di 30 volte superiore al tasso ufficiale della Turchia”.

Il lavoro subappaltato e precario è molto comune ad Aliağa, denuncia ancora l'İSİG. Tutti gli 11 lavoratori edili e 11 dei 16 operai chimici rimasti uccisi nell’impianto erano lavoratori in subappalto. Tra le vittime vi sono anche due donne e tre lavoratori rifugiati.

L'anno scorso la società SÖK Denizcilik ha ottenuto un contratto da 1,85 milioni di dollari per lo smantellamento della portaerei dismessa dal Brasile. La nave contiene tonnellate di sostanze chimiche pericolose, tra cui amianto, idrocarburi poliaromatici, policlorobifenili, diossine e furani e vari metalli pesanti. Il ministero dell'Ambiente turco ha autorizzato l’operazione sostenendo che i pericoli sarebbero limitati.

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