05/06/2018, 09.58
RUSSIA-ISLAM
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Nel Daghestan si condanna come ‘estremista’ la teologia islamica più aperta e moderna

di Vladimir Rozanskij

Il giovane Ilgar Aliev sarà recluso per otto anni in quanto membro della setta “Nurzhular”, dei seguaci del teologo turco Bediuzzaman Said Nursi. Fethullah Gülen si è ispirato al suo pensiero. Timori russi per l’ideologia nazionalista ottomana.

Mosca (AsiaNews) - Il tribunale di Izberbash in Daghestan, nel Caucaso, ha condannato nei giorni scorsi a otto anni di reclusione il 21enne Ilgar Aliev, di etnia azera, con l’accusa di aver organizzato una cellula della setta “Nurzhular”. Tale gruppo è stato dichiarato “estremista”, in quanto sarebbe formato da seguaci del teologo turco Bediuzzaman Said Nursi (1878-1960), un pensatore sunnita curdo, autore della Risale-i Nur (Epistola della Luce), un commento coranico di oltre 6mila pagine.

Durante la Prima guerra mondiale, Nursi fu componente dell’Organizzazione speciale dell’impero ottomano. Fu preso prigioniero di guerra dalla Russia, dove rimase per oltre due anni, facendo anche alcuni proseliti; evase dal campo di prigionia nel 1918, per fare ritorno a Istanbul. Convinto assertore del cammino congiunto che dovrebbero fare la scienza e la fede nei tempi moderni, si batté per l’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole secolarizzate e delle scienze moderne nelle scuole religiose. Annoverato tra i mujaddid (rinnovatori) del XIII secolo islamico, ha ispirato un movimento di spiritualità religiosa islamica che ha contribuito in notevole misura alla rinascita dell’islam in Turchia, e che oggi conta vari milioni di seguaci in tutto il mondo. Una delle personalità che si sono ispirate al suo pensiero è Fethullah Gülen, il principale oppositore del presidente turco Erdogan, in esilio negli Stati Uniti.

Il giovane Aliev avrebbe fatto propaganda attiva per il gruppo islamico, reclutando numerosi giovani e organizzando riunioni di meditazione sui testi di Nursi, in varie città del Daghestan. Nell’accusa si specifica anche che Aliev si è recato spesso all’estero, per partecipare alle conferenze internazionali e ai forum dei seguaci del teologo curdo. Aliev venne arrestato nell’aprile del 2017, e solo ora è stata emessa la sentenza di condanna.

Il gruppo “Nurzhular” fu proibito in Russia già nel 2008, ben prima della restrittiva “legge Jarovoj” del 2016, che impedisce qualunque riunione privata a scopi di propaganda religiosa. Anche i testi di Nursi sono proibiti nel Paese, come materiali estremisti, anche se in realtà in essi non si trovano appelli al terrorismo o alla “guerra santa”, anzi, secondo gli specialisti russi del centro interreligioso Sova, non costituiscono alcun pericolo per la società.

La scure del divieto russo deriverebbe in realtà da un fraintendimento, per cui Nursi viene considerato fondatore di una ideologia “pan-turca” che ipoteticamente prevede una minaccia all’integrità del territorio e della stabilità della Russia.

In Russia, non solo in Daghestan, sarebbero già stati fabbricati artificiosamente diversi “casi Nurzhular”, accusando alcuni cittadini di essere membri di fantomatiche organizzazioni in realtà mai esistite, solo per i loro interessi nella cultura islamica. Negli anni scorsi sono già state emesse condanne di questo tipo, ma quella nei confronti del giovane Aliev appare come la più severa e dimostrativa.

L’ostilità della Russia nei confronti dell’ideologia nazionalista ottomana, più che dello stesso islam politico in generale, è il retaggio di un passato molto travagliato, che ha portato a numerose guerre russo-turche fin dal 1600. Nell’Ottocento, era l’ideologia imperiale russa a prevedere la conquista della “seconda Roma”, di Istanbul, per far trionfare l’unione dei popoli cristiani slavi nel mondo (il cosiddetto “panslavismo”). La lotta attuale dei russi contro le “eresie religiose” si colora quindi anche di trionfalismo slavo orientale, e di tensione apocalittica verso la vittoria della vera fede.

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