14/09/2022, 13.38
KAZAKISTAN-VATICANO
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Nel luogo dell'Expo l'incontro con il piccolo gregge dei cattolici del Kazakistan

di Vladimir Rozanskij

Alla Messa anche gruppi provenienti dagli altri Paesi dell'Asia Centralia, dalla Siberia e dalla Russia europea. In continuità con l'incontro interreligioso l'invito a essere una Chiesa aperta al futuro di Dio "mai impugnando la croce di Cristo contro altri fratelli e sorelle per i quali Lui ha dato la vita". Al termine della celebrazione un appello alla pace anche sul conflitto riesploso in queste ore tra Azerbaijan e Armenia.

Nur-Sultan (AsiaNews) - La seconda giornata di papa Francesco in Kazakistan si è svolta all’insegna del dialogo interreligioso, il motivo principale della visita, e dell’incontro con i cattolici locali, nella Messa celebrata sul grande piazzale dell’Expo, che qui fu organizzato nel 2017 col titolo “Energia del futuro”, tema molto ripreso dal papa nei suoi interventi.

Il Congresso dei leader delle religioni mondiali, che ha dato al pontefice l’occasione per raggiungere Nur-Sultan, si tiene ogni due-tre anni nella capitale kazaca, per confermare solennemente la vocazione di questo popolo al dialogo e all’accoglienza. Fu ideato dall’ex-presidente Nazarbaev già negli anni ‘90, poi realizzato nel ventennio successivo anche per esaltare i grandi simbolismi della nuova capitale Astana, che l’anno scorso è stata dedicata all’eterno capo, ancora presente pur dietro le quinte in ogni evento e in ogni dimensione della vita politica e sociale del Paese.

Per questo speciale incontro era stato pensato un luogo apposito: la grande “piramide” del Palazzo della Pace e della Concordia, ideato da una delle più famose archistar britanniche, il profeta hi-tech Norman Foster, e finito nel 2006 apposta per il II Congresso delle religioni, su ispirazione dello stssso Nazarbaev. La piramide occupa un’area di 28 mila metri quadri, ma quest’anno è stata ritenuta insufficiente per lo svolgimento dell’incontro: in effetti i leader si incontravano nella sala in cima all’edificio, in una tensione mistico-elitaria, mentre questa volta prevalgono sentimenti di condivisone democratica, che hanno suggerito un’altra sede.

Il Congresso si tiene quindi nel gigantesco Palazzo dell’Indipendenza, comunque non lontano dalla piramide; tutte le strutture post-moderne della capitale di Nazarbaev sono infatti visibili tra loro, non vi sono ostacoli edilizi, visto che le abitazioni sono ai lati del “centro” della città, uno spazio sterminato di celebrazioni del nuovo potere temporale e spirituale dell’era post-sovietica. Il Palazzo si articola intorno a un salone dove i capi religiosi stanno tutti attorno a una grande tavola rotonda sopraelevata, attorno e sotto la quale si irradiano le tante delegazioni. Ai lati del salone vi è una sterminata teoria di sale e salotti, dove i leader si sono incontrati a due a due, dopo aver inaugurato l’assise con la preghiera silenziosa davanti al grande muro che ricorda i sacrifici del popolo per giungere all’indipendenza della nazione kazaca, erede di una storia infinita di sofferenze e divisioni.

Francesco si è inserito nella memoria locale, suonando fin dal suo primo discorso gli accordi della “dombra”, strumento a due corde dei nomadi delle steppe, e declamando versi del vate letterario Abai, poeta e suonatore dell’armonia e della bellezza. Accostandolo al “Pastore errante dell’Asia” di Leopardi, il papa ha voluto ricercare lo spirito autentico della religiosità che prescinde dagli interessi terreni, e offre all’intera comunità umana le fondamenta del vivere comune nella società. Memoria e comunione vissuta sono le due corde della “dombra papale”, che sono risuonate anche nella festosa celebrazione con la comunità cattolica locale.

Alla Messa erano invitati vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi e operatori pastorali dalle tre diocesi del Kazakhstan (Astana, Karaganda e Almaty), a cui si sono aggiunti i pellegrini degli altri Paesi dell’Asia centrale, della Russia siberiana e anche di quella europea, giunti con i pullmann apposta per il papa. Del resto anche Giovanni Paolo II nel 2001 diede alla visita in Kazakhstan un senso di compensazione per la mancata visita a Mosca, desiderata per tutto il decennio precedente e mai realizzata. La storia si è ulteriormente evoluta, soprattutto nell’ultimo anno a causa delle tensioni per la guerra in Ucraina, ma i russi si sentono comunque a casa in Kazakhstan, e i cattolici si sentono finalmente a casa insieme al Santo Padre giunto da Roma.

I due accordi della “dombra cattolica” di Francesco non si allontanano dalle note del dialogo, “eredità e promessa”, ricordando le persecuzioni dei polacchi e tedeschi qui deportati insieme a tante vittime del regime ateista sovietico, ma anche le antiche radici ecumeniche del cristianesimo di queste terre, visitate da missionari ed evangelizzatori fin dai tempi apostolici. Questo non deve però limitarsi alla nostalgia, ha avvertito il pontefice, chiudendosi in una piccola cerchia di presunta autosufficienza: “c’è una grazia nascosta ad essere una Chiesa piccola, un piccolo gregge”, modello per tutta la Chiesa universale, “aperta al futuro di Dio, accesa dal fuoco dello Spirito”.

"Le braccia allargate di Gesù - ha detto Francesco nell'omelia -sono l’abbraccio di tenerezza con cui Dio vuole accoglierci. E ci mostrano la fraternità che siamo chiamati a vivere tra di noi e con tutti. Ci indicano la via, la via cristiana: non quella dell’imposizione e della costrizione, della potenza e della rilevanza, mai quella che impugna la croce di Cristo contro altri fratelli e sorelle per i quali Egli ha dato la vita. È un’altra la via di Gesù, la via della salvezza: è la via dell’amore umile, gratuito e universale, senza “se” e senza “ma”.

Il messaggio di Francesco è rivolto ai cattolici locali, spesso tentati di “chiudersi nel proprio guscio” e irrigidirsi nel tradizionalismo orgoglioso, e spesso molto clericale, tipico delle missioni periferiche e delle diaspore etniche. Il papa parla comunque sempre a tutti, dentro e fuori i confini degli Stati e della stessa Chiesa, chiedendo a tutti di impegnarsi attivamente per la pace in questi tempi di guerre e invasioni.

Francesco lo ha ripetuto anche al termine della celebrazione facendo espressamente riferimento - oltre che all'Ucraina - anche ai nuovi scontri al riesplodere del conflitto tra l'Azerbaijan e l'Armenia. "Non abituiamoci alla guerra, non rassegniamoci alla sua ineluttabilità - ha detto -. Che cosa deve accadere ancora, quanti morti bisognerà attendere prima che le contrapposizioni cedano il passo al dialogo per il bene della gente, dei popoli e dell’umanità? Ho appreso con preoccupazione che in queste ore si sono accesi nuovi focolai di tensione nella regione caucasica. Continuiamo a pregare perché, anche in questi territori, sulle contese prevalgano il confronto pacifico e la concordia. Il mondo impari a costruire la pace, anche limitando la corsa agli armamenti e convertendo le ingenti spese belliche in sostegni concreti alle popolazioni". 

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