10/07/2023, 15.31
TERRA SANTA - VATICANO
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Neo card. Pizzaballa a Jenin: un popolo ‘scosso per le violenze, ma resiliente’

di Dario Salvi

Il patriarca di Gerusalemme dei latini, che riceverà la porpora nel concistoro del 30 settembre, ha visitato oggi la città palestinese cuore delle violenze. Una situazione di “apparente normalità”, persone “ferite, ma non rassegnate, non vi sono differenze fra i cristiani e gli altri”. Nomina segno di attenzione del papa per una Chiesa che è “piccola luce” in una terra “benedetta e martoriata”. 

Milano (AsiaNews) - “A Jenin ho riscontrato una situazione di apparente normalità, ma sono ancora molto scossi da quanto accaduto”. Segnati dalle violenze della scorsa settimana e dall’imponente operazione militare dell’esercito israeliano ma, al tempo stesso, “li ho trovati anche molto resilienti”. È quanto racconta ad AsiaNews il patriarca di Gerusalemme dei Latini sua beatitudine Pierbattista Pizzaballa, fra i nuovi cardinali indicati ieri da papa Francesco al termine dell’Angelus in occasione del concistoro in programma il prossimo 30 settembre, alla vigilia del Sinodo.

Una nomina che conferma l’attenzione con la quale il pontefice segue le vicende della Terra Santa e il conflitto in atto fra israeliani e palestinesi, legato alla visita compiuta oggi a Jenin dal neo porporato, da cui era “appena tornato” quando lo abbiamo raggiunto al telefono.

“Anche durante la Seconda Intifada” ricorda sua beatitudine, la città à stata al centro delle violenze, forse perché “è il simbolo della resistenza palestinese ed è una zona un po’ isolata, e forse anche per questo” ha subito queste tensioni. In queste ore il neo cardinale ha incontrato “la comunità cristiana locale, le autorità del luogo sia civili che religiose islamiche, sono stato al campo dei profughi, all’ospedale” prosegue osservando in prima persona “le varie realtà del luogo”. “Ho trovato persone scosse, ferite per quanto accaduto, increduli, arrabbiati ma anche resilienti - sottolinea - non li ho trovati particolarmente rassegnati”. E, in questo senso, “non vi sono differenze fra cristiani e altri”. 

Per il patriarca la nomina è un “segno di attenzione” del papa ”verso la Chiesa di Terra Santa e Gerusalemme”, verso la sua missione al dialogo, all’incontro, all’universalità, alla sua storia e alle sue ferite attuali e del passato. “Una piccola luce - afferma ad AsiaNews - in questa terra benedetta e martoriata”. Un colore, il rosso cardinalizio, che è tanto colore del sangue versato in quest’area del mondo martoriata dai conflitti, ma che è anche quello della passione che va usata nel prestare il proprio servizio, che non cambia a livello di comunità ecclesiale e di un rinnovato impegno. La scorsa settimana il patriarca era intervenuto con una nota di condanna delle violenze a Jenin, che avevano coinvolto anche la locale parrocchia, invocando il cessate il fuoco e il “perseguimento della pace e del dialogo per prevenire altri futuri attacchi ingiustificati contro la popolazione”. 

Il neo cardinale Pizzaballa è il primo patriarca latino di Gerusalemme a ricevere la porpora, fatta eccezione per un lontano predecessore nel secondo decennio del ‘900 ma che dopo il Concistoro non aveva più risieduto ufficialmente nella città santa. Filippo Camassei, porporato di origini romane (nel 1848, anno di nascita, ancora Stato Pontificio), diventa patriarca il 6 dicembre 1906 ma viene esiliato a Nazareth dai turchi nel 1917, ricevendo ospitalità dai francescani. Il ritorno a Gerusalemme nel novembre 1918, per poi rientrare a Roma l’anno successivo dove viene elevato al rango cardinalizio il 15 dicembre 1919. A distanza di soli 13 mesi, mentre si trova ancora nella città natale, muore all’improvviso all’età di 73 anni e senza mai fare ritorno, da cardinale, a Gerusalemme. 

Ecco perché si può considerare l’attuale primate latino il primo patriarca chiamato a ricevere la berretta, in quella che è conosciuta come la Chiesa “madre” per i cristiani nel mondo, una terra che è santa ma al contempo dilaniata da divisioni, violenze, sangue e odio confessionale. Al contempo, un segnale inviato dal papa sull’attenzione con la quale segue gli eventi dell’ultimo periodo - sempre ieri, al termine dell’Angelus e prima dell’annuncio del concistoro, aveva chiesto dialogo fra le parti - del coinvolgimento di Gerusalemme nel governo della Chiesa globale. Inoltre, si tratta di una nomina che giunge in un momento complicato per gli stessi cristiani di Terra Santa sempre più vittime di aggressioni, abusi, odio e oltraggi da parte dei coloni ebraici e delle frange più estremiste della destra israeliana e dell’ortodossia. 

Dal 2020 decimo patriarca latino di Gerusalemme, il francescano Pierbattista Pizzaballa è nato a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, il 21 aprile 1965, realtà che ha abbandonato giovanissimo per compiere gli studi a Bologna. Nel capoluogo felsineo viene ordinato diacono il 27 gennaio 1990 e presbitero il 15 settembre dello stesso anno. Egli opera in Terra Santa dal 1999; nel maggio 2004 l’elezione a Custode, confermata il 22 marzo 2010 per un secondo mandato. Nel 2013 è stato postulato per un ulteriore triennio e il suo incarico si è concluso nell’aprile 2016. Il 24 giugno è nominato amministratore apostolico per raggiunti limiti di età dell’allora patriarca Twal. Il neo-porporato è alla guida di una realtà che, per quasi 40 anni, è stata affidata a personalità provenienti dalla Chiesa araba: il palestinese Michel Sabbah e il giordano Fouad Twal. La sua giurisdizione abbraccia i cattolici di rito latino residenti in Israele, Palestina, Giordania e Cipro, la sede è Gerusalemme e ha territorio suddiviso in di 71 parrocchie, raggruppate in sei vicariati.

* Foto del Patriarcato latino di Gerusalemme

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