27/02/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal, Corte suprema: Nessuna amnistia per la guerra civile

Il tribunale ha annullato il provvedimento che concedeva l'amnistia a chi ha commesso gravi abusi ai diritti umani durante la guerra civile. Il governo ha promesso di rispettare la decisione della corte. Dal 1996 al 2006 più di 17mila persone sono state uccise; 1.300 persone sono scomparse; migliaia sono stati i profughi.

Kathmandu (AsiaNews/Agenzie) - La Corte suprema del Nepal ha annullato il decreto di amnistia per i responsabili di gravi abusi ai diritti umani durante la guerra civile. Introdotto nel 2013 dal governo, il provvedimento "è contrario ai principi stabiliti di giustizia, alle misure costituzionali, alla legge internazionale e ai precedenti verdetti della corte". I giudici hanno emesso il verdetto ieri, rispondendo all'appello presentato da 234 vittime del conflitto nel giugno 2014.

Il governo di Kathmandu ha dichiarato che onorerà la decisione della corte.

Nell'aprile 2013 l'esecutivo ha passato una legge di compromesso che ha creato due gruppi d'indagine, la Truth and Reconciliation Commission e la Commission on Enforced Disappearences, entrambi con il potere di concedere l'amnistia a quelli responsabili di gravi violazioni ai diritti umani. Da subito il provvedimento è stato ampiamento condannato, come una mossa volta a proteggere gli esecutori di tali crimini, molti dei quali occupano oggi posizioni di potere nell'esercito o nei partiti politici.

Da anni il Nepal cerca un modo per dare giustizia alle vittime delle violazioni avvenute durante il conflitto tra ribelli maoisti e forze di sicurezza (1996-2006), che nel 2008 ha portato all'abolizione della monarchia assoluta indù e alla creazione di una democrazia laica. Durante la guerra civile, più di 17mila persone sono state uccise; 1.300 persone sono scomparse; migliaia sono stati i profughi. Sia le forze governative che i ribelli maoisti sono stati accusati di abusi, inclusi esecuzioni extragiudiziarie, arresti arbitrari, sparizioni, stupri e torture.

Dinesh Tripathi, uno dei legali delle vittime, ha definito "storica" la decisione presa dalla Corte suprema. "È un serio colpo per quei partiti politici che volevano una commissione che rispondesse ai loro interessi".

Firmato nel 2006 dai ribelli e dal governo per porre fine al conflitto, l'accordo di pace includeva l'impegno di indagare sugli abusi nei successivi sei mesi. Tuttavia, i tentativi fatti dai successivi governi per appurare la verità sono falliti a causa di contrasti politici.

 

 

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