05/10/2006, 00.00
libano
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No dei vescovi maroniti a nuovo governo chiesto da Hezbollah e Lahoud

di Youssef Hourany
Un comunicato dei presuli vede nella richiesta di un esecutivo di unità nazionale un modo per evitare la nascita de tribunale internazionale sui delitti politici, a partire dall'uccisione di Rafic Hariri, servendo gli obiettivi di "certe parti internazionali e faziose".

Beirut (AsiaNews) -  E' stato visto come "uno schiaffo" al presidente della Repubblica Emile Lohoud e ad Hezbollah il "no" dei vescovi maroniti ad un cambiamento del governo attuale presieduto da Fouad Siniora, espresso ieri al termine della loro riunione mensile, insieme ad un forte appello all'unita tra tutti i libanesi e la sottolineatura della necessita di compiere gesti concreti capaci di far uscire il Paese dallo stato di crisi nel quale si trova.

Riuniti a Bkerke sotto la presidenza del patriarca maronita il cardinale Nassrallah Sfeir, i vescovi maroniti, nel loro comunicato finale sostengono infatti che "Il dibattito in corso su un cambiamento del governo in carica e la formazione di un esecutivo di unità nazionale non deve essere motivato dall'obiettivo nascosto che mira ad impedire la creazione di un tribunale internazionale per giudicare la vicenda dell'assassinio dell'ex primo ministro Rafic Hariri e tutti gli omicidi commessi successivamente. Con ciò si servirebbero gli obiettivi di certe parti internazionali e faziose".

Il comunicato ha anche criticato le dichiarazioni e le manifestazioni popolari che si sono succedute durante quest'ultimo periodo (Hezbollah con "La Vittoria divina", le Forze Libanesi con "Sono morti per noi",  la Maradah di Souleiman Frangieh con l'annuncio della fondazione del partito e l'annuncio di una manifestazione del generale Aoun), in quanto "non servono il paese e l'unita nazionale ma anzi la colpiscono gravemente".

L'indicazione dei vescovi maroniti è stata vista e letta come "un nuovo schiaffo" contro il generale Emile Lahhoud, l'attuale presidente della Repubblica, che sostiene la necessità di formare un nuovo governo "più rappresentativo", come chiesto da Hezbollah. Domanda che ha l'appoggio del generale Aoun con il suo alleato Souleiman Frangie e del leader della Bekaa il deputato Elie Skaff, greco-cattolico.

Contro l'indicazione dei vescovi maroniti su è espresso il vice-segretario generale del partito di Dio, cheikh Nahim Kassem, che ha rinnovato la richieste di formare un nuovo governo "più efficace e più rappresentativo", secondo il quale "l'ultimo atteggiamento dei vescovi maroniti è molto condizionato dalla posizione di Saad El Hariri e di Walid Joumblatt".

A favore, invece, delle affermazioni dei vescovi, si è espresso il Gran Muftì del Libano, Cheikh Mouhammad Rachid Gabbani. A suo giudizio, ha detto ad AsiaNews, "è giusta e doverosa" la preoccuppazione di Bkerke sul rischio che incombe la formazione del tribunale internazionale che sarà incaricato di processare i criminali che hanno causato l'assassinio dell'ex premier Rafic Hariri.

Nel loro comunicato i vescovi hanno anche "rinnovato la loro gratitudine a tutti gli uomini e le organizzazioni che hanno aiutato il Libano durante quest'ultima crisi" ed hanno richiamato la necessità di impegnarsi per frenare l'emigrazione che, notano i vescovi, sta aumentando in quest'ultimo periodo. Bisogna riunire le loro forze in modo capace di stimolare i giovani a rimanere nella loro terra d'origine, perché "i giovani costituiscono la vera ricchezza del Libano, chiediamo a tutti di offrire il loro contributo in modo capace di togliere lo stato d'angoscia e d'inquietudine".

I Vescovi maroniti, alla fine del loro comunicato hanno unito le loro voci a quella di Benedetto XVI, perché in questo mese d'ottobre consacrato alla devozione alla Madonna del rosario, rimanga "la luce nelle nostre famiglie".

Preoccupazione per la diminuzione della presenza dei cristiani in Medio Oriente sono state espresse, a Damasco, anche durante i lavori del Sinodo patriarcale della Chiesa greco-ortodossa d'Antiochia, che proseguono sotto la presidenza del patriarca Ignazio VI Hazim. Il patriarca con il suo Sinodo assumeranno una posizione alla luce di un rapporto pubblicato nei giorni scorsi e che ha indicato una percentuale di più del 60% di giovani cristiani che hanno dovuto lasciare il Libano, la Siria e L'Iraq durante questi ultimi due anni.

 

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