Nuovi ostacoli ai matrimoni interreligiosi in Gujarat e Uttar Pradesh
In Gujarat una modifica alla legge sulla registrazione dei matrimoni introduce nuovi requisiti che rischiano di ostacolare le unioni tra persone di religioni o caste diverse. L’Alta Corte di Allahabad, nell'Uttar Pradesh, ha dovuto ribadire che relazioni interreligiosei tra adulti consenzienti non costituiscono reato. Due casi paralleli che riaccendono il dibattito sul rapporto tra le legislazioni statali, i diritti costituzionali e le campagne politiche contro il cosiddetto “love jihad”.
New Delhi (AsiaNews) - La questione dei matrimoni interreligiosi e tra persone provenienti da diverse caste torna a far discutere in India, con casi paralleli in Gujarat e Uttar Pradesh che evidenziano le tensioni tra quanto previsto dalle legislazioni dei singoli Stati e i diritti garantiti dalla Costituzione.
In Gujarat, il governo ha emanato una nuova legge che rende obbligatorio il consenso dei genitori in caso di matrimonio, modificando il Gujarat Registration of Marriages Act del 2006. Lo Stato ha giustificato la scelta come una misura a tutela dei più vulnerabili, ma esperti legali e giudici della Corte suprema sostengono che un adulto non debba ottenere alcun permesso, né dallo Stato né dalla propria famiglia. Secondo alcuni avvocati, l’introduzione di questo requisito mira in realtà a ostacolare i matrimoni interreligiosi e tra persone di diverse caste, limitando la libertà di scelta e colpendo in particolare le donne.
Diverse sentenze emesse in passato confermano la posizione della Corte suprema, spesso in disaccordo con la linea politica dei governi statali. Nel 2018, la Corte del Kerala aveva annullato un matrimonio interreligioso invocando la giurisdizione parens patriae, definendo la donna coinvolta, allora ventiquattrenne, “debole e vulnerabile”. La Corte suprema era intervenuta per riaffermare che sposare una persona di propria scelta e scegliere la propria religione sono diritti inalienabili. La vicenda aveva aperto un dibatto, evidenziando come alcune norme possano consentire allo Stato di sostituirsi all’individuo con il pretesto di proteggerlo, trattando adulti pienamente capaci di autodeterminarsi come soggetti vulnerabili.
In Gujarat, con la nuova modifica legislativa, gli sposi devono presentare una dichiarazione scritta di aver informato i genitori e allegare copie dei documenti d’identità, numeri di telefono e certificati di residenza delle famiglie. La riforma, introdotta dal Bharatiya Janata Party (BJP), il partito ultranazionalista indù da qui proviene il primo ministro Narendra Modi, è stata sostenuta anche dall’opposizione: sia l’Aam Aadmi Party (AAP) sia l’Indian National Congress, storico avversario del BJP, l’hanno definita “necessaria”, affermando che serva a proteggere le ragazze “che nei tempi moderni spesso si lasciano trascinare”.
Negli stessi giorni, la questione è stata affrontata anche nello Uttar Pradesh, dove l’Alta Corte di Allahabad ha stabilito che convivenza e matrimoni tra persone di fedi diverse non costituiscono reato ai sensi dell’Uttar Pradesh Prohibition of Unlawful Conversion of Religion Act del 2021. La decisione è arrivata dopo la petizione di una decina di uomini e donne musulmani e indù che ricevevano minacce di morte a causa delle loro relazioni. La Corte ha ricordato che “non può esserci discriminazione basata su casta, credo, sesso o religione” e ha riaffermato il diritto dei cittadini di scegliere liberamente il proprio partner, come sancito dall’articolo 21 della Costituzione.
Pur riconoscendo che il governo sosteneva l’applicazione dell’Anti-Conversion Act anche alle relazioni “nella natura del matrimonio”, i giudici hanno precisato che tali disposizioni si attivano solo in caso di conversione effettiva. Poiché nei casi esaminati non è stato riscontrato alcun tentativo di conversione forzata o fraudolenta, la Corte ha stabilito che una relazione interreligiosa, anche in convivenza, non costituisce reato, concedendo protezione alle coppie e autorizzandole a rivolgersi alla polizia in caso di minacce.
I matrimoni interreligiosi rappresentano da anni una delle principali preoccupazioni del governo al potere, il BJP, che sostiene che attraverso il matrimonio giovani donne indù vengano convertite all’Islam in nome dell’amore (un fenomeno che gli ultranazionalisti chiamano “love jihad”). Di conseguenza, in molti Stati, tra cui Uttarakhand, Himachal Pradesh, Karnataka, Haryana e Orissa, e più recentemente anche in Rajasthan, sono state adottate norme per arginare le conversioni considerate forzate o per matrimonio. Secondo il governo, che da anni diffonde discorsi d’odio nei confronti delle minoranze religiose, tra cui musulmani e cristiani, come il “population jihad”, “land jihad” e “halal jihad”, si tratterebbe di un pericolo per la società indiana, poiché la comunità musulmana aumenterebbe a discapito di quella indù, trasformando l’India in un Paese islamico.
05/02/2020 15:47
09/09/2021 09:26





