19/04/2022, 10.17
TURCHIA - IRAQ - SIRIA
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Offensiva turca in Siria e Iraq: una vittima cristiana, chiesa e case danneggiate

Ankara ha lanciato l’operazione di primavera “Claw Lock” contro obiettivi curdi oltre-confine. Morto un 26enne cristiano a Khabour, i jihadisti attaccano col sostegno turco. Decine di obiettivi colpiti nel Kurdistan iracheno. Per l’opposizione è una “politica” ipocrita che mira a coprire la crisi interna. 

Istanbul (AsiaNews) - Vi sono anche chiese e fedeli cristiani nel mirino dell’offensiva di primavera lanciata in questi giorni dal governo turco contro obiettivi del Pkk (il partito curdo dei lavoratori, considerato organizzazione terrorista da Ankara) nel nord dell’Iraq e nord-est della Siria. Nel fine settimana scorso i caccia del presidente Recep Tayyip Erdogan - che, secondo i critici, usa la guerra per mascherare le gravi difficoltà economiche interne - hanno colpito decine di obiettivi e ucciso almeno 19 combattenti dell’organizzazione curda. A questi vanno aggiunti anche morti fra i cristiani e i timori di una ulteriore escalation, approfittando dell’attenzione internazionale rivolta alle vicende russo-ucraine. 

Fonti cristiane nel nord-est della Siria riferiscono che la notte di Pasqua i caccia dell’esercito turco hanno bombardato a più riprese il villaggio assiro di Tel Shanan. In contemporanea, sul terreno si consumavano pesanti scontri fra gruppi jihadisti - sostenuti da Ankara - e membri di una milizia cristiana (Mnk) presente nell’area. Il giorno precedente, le bombe turche avevano danneggiato una chiesa e distrutto alcune case nel villaggio di Tal Tawil vicino a Tal Tamar. Tal Tawil è un villaggio cristiano-assiro a Khabour che ha resistito ai molteplici attacchi dello Stato islamico (SI, ex Isis) dall’inizio del conflitto in Siria e, oggi, è nel mirino dei soldati turchi e dei mercenari legati a varie fazioni jihadiste. 

La vittima cristiana (nella foto), morta il giorno di Pasqua, era un combattente assiro di 26 anni di nome Zaya, membro del Consiglio della guardia di Khabour, colpito durante un assalto di una milizia jihadista filo-turca. Due settimane prima un altro combattente cristiano era rimasto ferito in un attacco delle forze di occupazione turche. 

Intanto si moltiplicano le operazioni militari nel Kurdistan iracheno, con offensive di terra e aria nel quadro dell’operazione “Claw Lock”. Il ministro turco della Difesa Hulusi Akar conferma che i caccia hanno centrato decine di rifugi, bunker, grotte, tunnel, depositi di munizioni e un quartier generale del Pkk. “In linea di principio - sottolinea Omer Celik, portavoce del partito di governo Akp - i nostri vicini [il riferimento è a Siria e Iraq] dovrebbero cacciare da soli i gruppi terroristi dal loro territorio. Ma siccome non sembrano essere in grado di farlo, dobbiamo pensarci noi a proteggere il nostro popolo”. 

L’escalation militare giunge in un periodo di crescente malcontento tra i turchi per l’impennata del tasso di inflazione e l’aumento dei prezzi, in particolare per vitto e alloggio. Una operazione di primavera, come avvenuto in passato, era ampiamente preventivata anche dagli stessi membri del Pkk, ma la sua portata è vista da molti come un tentativo del governo di distrarre l’opinione pubblica dalle crescenti difficoltà. Altri ancora pensano sia un modo per alimentare malanimo verso i curdi e il partito democratico filo-curdo Hdp, che lotta in questa fase contro una possibile chiusura per l’accusa di (presunti) legami col Pkk. In una nota un portavoce definisce “ipocrita” lanciare una offensiva contro civili nel Kurdistan mentre Ankara vuole mediare da protagonista la pace fra Mosca e Kiev per guadagnare consenso internazionale. 

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