15/04/2008, 00.00
MYANMAR
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Onu: il referendum per la Costituzione birmana sarà “un rituale senza significato”

Il relatore Onu Pinheiro sottolinea che occorre consentire la propaganda dell’opposizione e ammettere osservatori internazionali per il voto. Ma conclude che non ci sono segni di cambiamenti. La Costituzione appare solo dare alla dittatura militare una parvenza di legittimità.

Yangoon (AsiaNews/Agenzie) – Il referendum per la nuova Costituzione del Myanmar, previsto il 10 maggio, sarà “un rituale vuoto di significato” se non sarà permesso un controllo di osservatori internazionali. Paulo Sergio Pinheiro, relatore speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, accusa inoltre la giunta militare al potere di impedire qualsiasi propaganda per il voto contrario.

La Costituzione è stata scritta dalla sola Giunta militare e legalizza il potere dominante dei militari. Tra l’altro, riserva un quarto dei seggi del parlamento ai militari e dichiara non eleggibile chi ha sposato cittadini esteri, come la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Il suo partito, la Lega per la democrazia, invita a un voto contrario, ma nel Paese non è consentita alcuna campagna contraria alla Costituzione. Fonti locali raccontano minacce e intimidazioni per convincere a votare “si”, per un testo messo a disposizione solo il 9 aprile e nemmeno in tutto il Paese. Per prevenire ogni futuro emendamento, si stabilisce che modifiche alla Costituzione devono essere proposte dal 75 per cento dell’organo legislativo e approvate da tutti gli elettori.

Anche per questo Pinheiro ritiene privo di significato un voto svolto “in assenza di qualsiasi libertà” e senza osservatori internazionali. Ha anche accusato la giunta birmana di detenere i leader democratici, di arrestare chi fa propaganda per il no. Conclude che nel Paese non ci sono segni di cambiamenti politici. Pinheiro è stato in Myanmar nel novembre 2007, poco dopo la repressione delle proteste antigovernative. Il governo ha poi concesso varie volte all’inviato Onu Ibrahim Gambari di entrare, ma senza fare alcuna concessione concreta, deludendo ogni aspettativa di apertura.

I militari hanno annunciato le elezioni democratiche per il 2010, ma esperti ritengono che si tratti solo di un tentativo per rompere le critiche e l’embargo economico dei Paesi occidentali.

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