17/04/2009, 00.00
INDIA
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Orissa: i cristiani dei campi profughi votano, ma sono la minoranza degli sfollati

di Nirmala Carvalho
Clima tranquillo nel Kandhamal, il distretto più colpito dalle violenze indù. Ingenti misure di sicurezza e documenti di identità per i profughi. Ma per i 51mila sfollati che non vivono nei centri di accoglienza il diritto di voto resta una chimera. Il vescovo di Bhubaneswar è “soddisfatto per lo svolgimento del voto”, ma ricorda: “Nei villaggi i sostenitori del Bjp hanno minacciato i cristiani di cacciarli se non votano il loro partito”.
Bhubaneshwar (AsiaNews) - “Sono soddisfatto per lo svolgimento del voto nel Kandhamal. C’è stata una massiccia presenza delle forze di sicurezza e, come promesso dal magistrato distrettuale, i cristiani nei campi rifugiati hanno avuto la protezione necessaria e i documenti d’identità per votare”.
 
Mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, commenta così ad AsiaNews la giornata di apertura della tornata elettorale in India. Tra gli Stati interessati dalla prima delle cinque sessioni di voto, in programma dal 16 aprile al 13 maggio, era inclusa anche l’Orissa dove oltre alle elezioni per il rinnovo del Lok Sabha, la camera bassa del parlamento federale, sono in programma anche quelle per il governo locale.
 
Una parte dello Stato in cui si sono registrati i più violenti attacchi anti-cristiani andrà alle urne il 23 aprile nella seconda sessione, ma per la popolazione del distretto del Kandhamal, teatro dei fatti più gravi, in cui migliaia di cristiani vivono ancora da sfollati, le votazioni si sono concluse ieri ed è già possibile fare un primo bilancio.
 
Il rischio di attentati e manifestazioni violente era molto alto e nei mesi scorsi, mons. Cheenath si era appellato a più riprese alle autorità locali e federali perché garantissero il diritto di voto e l’incolumità dei cristiani.
 
Nella giornata di ieri gruppi di guerriglieri maoisti hanno ucciso 18 persone, tra poliziotti e addetti elettorali, mettendo a segno una serie di attentati simultanei in diverse località del cosiddetto “Corridoio rosso” che attraversa gli Stati del Jharkhand, Chhattisgarh, Bihar, Maharashtra Andhra Pradesh e Orissa. Le violenze hanno però riguardato zone circoscritte mentre nel resto delle regioni interessate dal voto il processo elettorale si è svolto in modo pacifico.
 
La calma del Kandhamal e l’accesso al voto per i cristiani del distretto non cancellano tuttavia l’apprensione sino ad oggi espressa dalla Chiesa locale ed in particolare da mons. Cheenath. È lo stesso vescovo infatti a far presente che “nei villaggi, i sostenitori del Bjp hanno minacciato i cristiani di cacciarli se non votano il loro partito”. E a questi segnali, che documentano il clima ancora teso nel distretto, si devono aggiungere considerazioni come quelle espresse da p. Nithiya, segretario della Commissione nazionale per la giustizia e la pace della Conferenza episcopale indiana.
 
Il religioso francescano afferma infatti che “è stata data una grande pubblicità al fatto che il 90% dei rifugiati nei campi profughi del governo [circa 3mila persone ndr] hanno votato senza problemi, ma è una cifra risibile rispetto ai 51mila sfollati che non hanno potuto farlo”. Per p. Nithiya, i cristiani che hanno abbandonato il distretto del Kandhamal o lo Stato dell’Orissa per trovare rifugio lontano dai luoghi dei pogrom o in centri di accoglienza non governativi, restano un problema insoluto.
 
Queste migliaia di persone “non hanno avuto la possibilità di esprimere il loro diritto di voto - afferma il religioso - e vivono ancora in condizioni di privazione e insicurezza”. Con loro “il governo locale e la commissione elettorale hanno fallito nell’obbligo civile di stabilire un’atmosfera distesa” e garantire “a ogni singolo individuo di esprimere democraticamente ed in libertà il proprio diritto di voto secondo i principi sanciti dalla costituzione”.
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