Orissa: nuovi treni per le miniere, nonostante le proteste dei tribali
Via libera del governo a un corridoio ferroviario per collegare i giacimenti di bauxite di Sijimali e Kutrumali. La decisione arriva dopo violenti scontri con le comunità locali, che denunciano espropri, danni ambientali e violazioni dei loro diritti, sanciti anche dalla legge. Il governo difende il progetto in nome dello sviluppo, ma da tre anni non si ferma la mobilitazione contro l’espansione mineraria.
Bhubaneswar (AsiaNews) - A pochi giorni da violenti scontri tra polizia e popolazioni tribali, che hanno causato oltre 70 feriti, è stato approvato un corridoio ferroviario che dovrebbe collegare le miniere di Sijimali e Kutrumali, nello Stato indiano orientale dell’Orissa, alla stazione di Tikiri, con l’obiettivo di migliorare i collegamenti con le riserve di bauxite. I costi dell’opera, che prevede la costruzione di una linea ferroviaria di circa 20 chilometri, non sono ancora stati resi noti. Secondo diverse le fonti, i principali finanziatori sarebbero le stesse aziende proprietarie delle miniere: Vedanta, che ha acquisito la miniera di Sijimali a febbraio 2023, e Kalinga Alumina Ltd, società appartenente al gruppo Adani, a sua volta vicino al primo ministro indiano Narendra Modi.
Le miniere di Sijimali e Kutrumali, situate nella catena montuosa dei Ghat orientali, si trovano in un’area ricca di bauxite, caratterizzata da valli abitate da diverse comunità tribali. Sono proprio queste ultime, in prima linea, ad aver finora guidato una strenua opposizione ai progetti estrattivi e alla costruzione di infrastrutture ad essi collegate, come il corridoio ferroviario e le nuove strade di accesso. Le proteste sono cominciate nel 2023 e da allora di fatto non si sono mai fermate, portando finora all’arresto di circa 40 manifestanti. Secondo le organizzazioni ambientaliste i progetti minerari avvantaggiano le grandi aziende, sottraendo terre e risorse idriche alle comunità locali, mettendone inoltre a rischio il loro stile di vita.
Il progetto è stato confermato nonostante violenti scontri avvenuti il 7 aprile, durante i quali più di 70 persone, tra cui alcuni agenti di polizia, sono rimaste ferite durante una protesta contro la costruzione di una strada verso la miniera di Sijimali. Da un lato, i movimenti denunciano la violazione dei diritti ambientali e tribali sanciti dal Forest Rights Act 2006; dall’altro, il ministro capo dell’Orissa, Mohan Charan Majhi, sostiene che l’acquisizione delle terre sia necessaria per lo sviluppo economico. Per contrastare la costruzione della strada, i leader locali hanno presentato una petizione alla corte ambientale indiana, the National Green Tribunal (istituito nel 2010), contestando l’approvazione del disboscamento di aree forestali da parte del governo centrale.
L’India possiede alcune delle più grandi riserve naturali di bauxite al mondo, concentrate soprattutto negli Stati orientali. Tuttavia, la carenza di infrastrutture per il trasporto, tramite le quali sarebbe possibile spostare le materie prime dalle aree remote di estrazione agli impianti di lavorazione, limita il pieno sfruttamento dei giacimenti. Attualmente, il trasporto avviene principalmente su strada, con costi elevati e impatti ambientali significativi, tra cui l’aumento dell’inquinamento e il deterioramento delle infrastrutture. Secondo gli esperti sarebbe necessaria una pianificazione equilibrata e sensibile, capace di conciliare sviluppo economico, tutela ambientale e diritti delle comunità locali. Ma le vicende dell’Orissa sembrano indicare che si tratti di un ennesimo caso di appropriazione delle risorse, una questione che era stata più volte denunciata anche dal gesuita Stan Swamy, che prima di morire in un carcere di Mumbai aveva dedicato la vita alla difesa dei diritti alla terra delle comunità indigene.
In India, numerose popolazioni tribali continuano a combattere per i propri diritti, contro l’estrazione mineraria e lo sfruttamento del territorio. Nello stato del Chhattisgarh, le popolazioni Gond e Oraon, per esempio, protestano da tempo contro l’ampliamento delle miniere di carbone del gruppo Adani, accusato di contribuire alla deforestazione della foresta di Hasdeo, soprannominata il “polmone del Chhatisgarh”. Un altro caso noto è quello di Godda, nello stato di Jharkhand, dove la popolazione locale, espropriata dei propri terreni ancestrali, si è opposta alla costruzione della centrale di Lalmatia, uno dei più grandi complessi minerari a cielo aperto dell’Asia, destinato anche all’esportazione di energia in Bangladesh.




