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BAHRAIN - VATICANO
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Papa Francesco in Bahrain per rilanciare il dialogo con l’islam e l’Oriente

Dal 3 al 6 novembre il pontefice visiterà per la prima volta un Paese del vicariato del Nord Arabia. Mons. Hinder: un messaggio di pace, in una fase in cui molti sperimentano “varie forme di conflitto, ostilità e guerre”. Un regno di luci e ombre in tema di diritti, violazioni e abusi contro l’opposizione sciita. 

Manama (AsiaNews) - Nel solco della storica visita negli Emirati Arabi Uniti (una prima assoluta nei Paesi del Golfo) nel febbraio 2019, la Santa Sede ha ufficializzato ieri la notizia del viaggio apostolico di papa Francesco in Bahrain dal 3 al 6 novembre. Al riguardo, la Chiesa locale ha già lanciato un sito internet dedicato all’evento (www.bahrainpapalvisit.org), dove è possibile trovare i momenti salienti e le informazioni sulla comunità locale guidata da mons. Paul Hinder, amministratore apostolico dell’Arabia settentrionale (Kuwait, Arabia Saudita, Qatar e Bahrain). 

Voci sulla visita erano già circolate nelle scorse settimane, in particolare durante la conferenza stampa sul volo di rientro dal Kazakhstan, dove il pontefice aveva partecipato al Congresso sulle religioni mondiali. Ieri la nota vaticana, in cui si sottolinea che “accogliendo l’invito delle autorità civili ed ecclesiali” il papa “andrà in Bahrain dal 3 al 6 novembre”. Francesco visiterà “Manama e Awali in occasione del Bahrain Forum for Dialogue: East and West for Human Coexistence”.

Il tema del viaggio, come spiega mons. Hinder in un videomessaggio, è “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, passo tratto dal vangelo di Luca. Un tema “assai appropriato” in una fase storica in cui molti nel mondo sperimentano “varie forme di conflitto, ostilità e guerre” e “guardano al Cielo con un grido sincero per la pace”. Oltre a partecipare al congresso, il pontefice celebrerà una messa solenne al Bahrain National Stadium sabato 5 novembre “alla quale i cattolici del Bahrain e delle altee nazioni del vicariato del Nord Arabia sono invitati a partecipare”. Mons. Hinder conclude affidando la visita all’intercessione di “Nostra Signora d’Arabia” patrona della penisola arabica cui è dedicata la cattedrale sorta ad Awali e inaugurata nel dicembre 2021. 

Da anni vi sono rapporti consolidati fra la Santa Sede e Manama, con il primo incontro in Vaticano fra papa Francesco e re Hamad bin Isa al Khalifa nel maggio 2014. Durante l’udienza i due leader hanno discusso di pace in Medio oriente e dialogo fra componenti diverse, oltre al contributo dei cristiani nel Paese. La visita in Bahrain sarà anche occasione per partecipare al Forum per il dialogo di Awali, incentrato su “Est e Ovest per la coesistenza umana” al quale sarà presente - sulla scia dell’evento ad Abu Dhabi del 2019 sulla Fratellanza umana - l’imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyeb.

La religione ufficiale è l’islam e nel Paese vige la sharia, la legge islamica, fonte del diritto. I cattolici, circa 80mila su un totale di 1,7 milioni di abitanti (10% i cristiani), erano all’origine migranti da Iraq e Iran. Dopo il boom del petrolio, sono giunti centinaia di migliaia di cristiani da Sri Lanka, India, Libano, Filippine e diversi Paesi occidentali. A Natale e a Pasqua le chiese del Bahrain - nazione in cui vi sono anche comunità ebraiche e indù - ospitano anche molti cristiani provenienti dall’Arabia saudita, dove invece è proibita ogni religione diversa dall’islam.

Tuttavia, nel Paese che invita il pontefice ed esalta il dialogo vi sono anche elementi di preoccupazione e violazioni dei diritti. Il Bahrain, infatti, è una monarchia retta da una dinastia sunnita in un Paese in cui la maggioranza della popolazione (almeno il 60-70%) è sciita e da tempo chiede cambiamenti costituzionali e diritti sociali ed economici. Nel 2011 sulla scia delle primavere arabe, vi sono state sommosse che il re - alleato di Washington e sostenuto da Riyadh - ha sconfitto con truppe saudite.

Negli ultimi anni le autorità hanno arrestato e condannato attivisti e leader religiosi sciiti e sospeso le attività di Al-Wefaq, principale gruppo sciita di opposizione con l’accusa di “terrorismo, estremismo e violenza” oltre a legami con l’Iran. Nel gennaio 2019 la Corte suprema del regno aveva confermato con sentenza definitiva la condanna all’ergastolo per il leader dell’opposizione sciita Sheikh Ali Salman. Ieri un religioso sciita di primo piano, Sheikh Abduljalil Al-Miqdad, fondatore del gruppo di opposizione Al Wafaa e condannato anch’egli all’ergastolo, è stato vittima di attacchi e violenze in prigione, mentre le autorità carcerarie gli hanno negato cure mediche. 

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