Papa sulla Dei Verbum: 'Dio ci parla come ad amici'
All’udienza generale di oggi la prima delle catechesi di Leone XIV sui documenti del Concilio Vaticano II. “La parola non serve solo a scambiarsi informazioni, ma a rivelare chi siamo. Non manchi, nella giornata e nella settimana del cristiano, il tempo dedicato alla preghiera e alla meditazione”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – “La Rivelazione di Dio ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere”. Lo ha detto oggi papa Leone XIV rivolgendosi ai fedeli riuniti nell’aula Paolo VI per l’udienza generale del mercoledì.
Nel nuovo ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II - annunciato la scorsa settimana - il pontefice oggi ha iniziato questa cammino parlando della costituzione dogmatica Dei Verbum, promulgata il 18 novembre 1965, che affronta il tema della divina Rivelazione e l’importanza del riferimento alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa. “Si tratta di uno dei documenti più belli e più importanti dell’assise conciliare - ha commentato -. La Dei Verbum ci ricorda che Gesù Cristo trasforma radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio, d’ora innanzi sarà una relazione di amicizia. Perciò, l’unica condizione della nuova alleanza è l’amore”.
Proprio l’amicizia è la dimensione attraverso cui il papa invita a rileggere tutta la storia della Rivelazione: “Un antico motto - ha ricordato - recitava: ‘Amicitia aut pares invenit, aut facit’, ‘l’amicizia o nasce tra pari, o rende tali’. Noi non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio”.
Per Leone XIV la costituzione Dei Verbum ci ricorda che Dio ci parla con una parola “che è diversa dalla chiacchiera: quest’ultima si ferma alla superficie e non realizza una comunione fra le persone, mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo. La parola possiede una dimensione rivelativa che crea una relazione con l’altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all’amicizia con Lui”.
“In tale prospettiva - ha proseguito - la prima attitudine da coltivare è l’ascolto, perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi”.
A questo serve la preghiera, nella quale siamo - appunto - chiamati a vivere e a coltivare l’amicizia con il Signore. “Questo – ha detto ancora Leone XIV - si realizza in primo luogo nella preghiera liturgica e comunitaria, dove non siamo noi a decidere cosa ascoltare della Parola di Dio, ma è Lui stesso a parlarci per mezzo della Chiesa; inoltre, si compie nell’orazione personale, che avviene nell’interiorità del cuore e della mente. Non può mancare, nella giornata e nella settimana del cristiano, il tempo dedicato alla preghiera, alla meditazione e alla riflessione. Solo quando parliamo con Dio, possiamo anche parlare di Lui”.
Proprio l’esperienza umana, però, ci che le amicizie possono finire anche per una serie di disattenzioni quotidiane, che sfaldano il rapporto fino a perderlo. “Se Gesù ci chiama ad essere amici – ha concluso il papa - cerchiamo di non lasciare inascoltato questo appello. Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l’amicizia con Dio è la nostra salvezza”.
10/05/2025 08:44





