03/11/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: Con Zaccheo, Dio ricorda: non c'è peccato o crimine che ci possa cancellare dal cuore di Dio

All'Angelus papa Francesco ribadisce che Dio, Gesù "mai si stanca di perdonare". L'invito a fare come Zaccheo: "Arrampicati sull'albero della voglia di essere perdonato". Fra gli oltre 40mila pellegrini - con striscioni e trombe da stadio - anche un gruppo proveniente dal Libano.

Città del Vaticano (AsiaNews) - "Non c'è professione o condizione sociale, non c'è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. 'Dio ricorda', non dimentica nessuno di quelli che ha creato". E' il senso che papa Francesco trae dalla lettura del vangelo della messa di oggi, che narra della conversione di Zaccheo (Luca 19,1-10).

Davanti ad almeno 40mila fedeli radunati in piazza san Pietro - con striscioni e trombe da stadio - prima dell'Angelus, il pontefice ha spiegato il brano: "Quest'uomo [Zaccheo] è una pecora perduta, è disprezzato e 'scomunicato', perché è un pubblicano, anzi, il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, ladro e sfruttatore.
una bella figura! Impedito dall'avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po' ridicolo, esprime però l'atto interiore dell'uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell'albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc19,5). Quell'uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell'anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome ha un significato pieno di allusioni: 'Zaccheo' infatti vuol dire 'Dio ricorda'.
E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico, perché anche in quel tempo si chiacchierava tanto: - Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, la pace la salvezza. Entrò Gesù".

E prima di concludere ha aggiunto: "'Dio ricorda', non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno".

E a braccio ha aggiunto: "Guardiamo Zaccheo oggi sull'albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla coscienza; se tu hai commesso tante cose, fermati un po' e pensa che c'è uno che ti aspetta... Arrampicati sull'albero della voglia di essere perdonato... Io ti dico che Gesù mai si stanca di perdonare".

"Fratelli e sorelle - ha continuato - lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: "Oggi devo fermarmi a casa tua", cioè nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall'egoismo e fare della nostra vita un dono d'amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù".

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha rivolto un saluto a "tutti i romani e i pellegrini presenti, in particolare le famiglie, le parrocchie e i gruppi di tanti Paesi del mondo". Il papa ha salutato anche un gruppo di pellegrini provenienti dal Libano.

 

 

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