10/01/2022, 12.23
VATICANO
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Papa: dialogo e fraternità sono essenziali per superare le crisi, dalla pandemia al nucleare

Nel discorso di Francesco ai diplomatici dei 183 Stati accreditati presso la Santa Sede l’esigenza di affrontare questioni come i vaccini per tutti e l’apertura a coloro che sono costretti a lasciare il proprio Paese, oltre ai principali luoghi di crisi, dalla Siria all’Afghanistan, dall’Ucraina al Myanmar.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Dialogo e fraternità sono “essenziali” per superare le crisi che l’umanità sta incontrando, dalla pandemia, con le conseguenze economiche, e sociali che ha provocato, alla crisi climatica e ai contrasti tra Stati. Lo ha affermato papa Francesco nel lungo discorso rivolto ai diplomatici dei 183 Stati accreditati presso la Santa Sede (ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta), nel tradizionale discorso per lo scambio degli auguri per il nuovo anno.

Nel suo intervento Francesco ha sottolineato l’esigenza di affrontare questioni come i vaccini per tutti e l’apertura a coloro che sono costretti a lasciare il proprio Paese, oltre ai principali luoghi di crisi, dalla Siria all’Afghanistan, dall’Ucraina al Myanmar. Anche quest’anno, però, non c’è stato alcun riferimento né alla repressione in atto a Hong Kong, né alle attività antireligiose che sta compiendo Pechino. Omissioni con ogni probabilità frutto dell’accordo segreto con la Cina.

Silenzi a parte, l’esame di Francesco sulla situazione internazionale è partito dalla costatazione che la pandemia “continua a creare isolamento sociale e a mietere vittime”. La pandemia ha bisogno di risposte sia a livello personale, in quanto “la cura della salute rappresenta un obbligo morale”, sia a livello politico con l’impegno “a perseguire il bene della popolazione attraverso decisioni di prevenzione e immunizzazione”, sia a livello internazionale “affinché tutta la popolazione mondiale possa accedere in egual misura alle cure mediche essenziali e ai vaccini”. In proposito, egli chiede che “le regole monopolistiche non costituiscano ulteriori ostacoli alla produzione”.

Ricordando poi i viaggi che ha potuto compiere nell’anno appena passato, il Papa si è soffermato sulla visita a Lesbo e l’incontro con i migranti. Davanti ai loro volti “non possiamo rimanere indifferenti e non ci si può trincerare dietro muri e fili spinati con il pretesto difendere la sicurezza o uno stile di vita. Ringrazio perciò quanti, individui e governi, si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti”. Rinnovato, in proposito, il ringraziamento all’Italia, Francesco ha chiesto all’Unione Europea di “dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità”. “Purtroppo – ha aggiunto - occorre anche rilevare che i migranti stessi sono spesso trasformati in arma di ricatto politico, in una sorta di ‘merce di contrattazione’ che priva le persone della dignità”.

L’esame delle crisi internazionali è partito dalla costatazione della “crisi di fiducia” che corre il multilateralismo. “Importanti risoluzioni, dichiarazioni e decisioni sono spesso prese senza un vero negoziato nel quale tutti i Paesi abbiano voce in capitolo. Tale squilibrio, divenuto oggi drammaticamente evidente, genera disaffezione verso gli organismi internazionali da parte di molti Stati e indebolisce nel suo complesso il sistema multilaterale, rendendolo sempre meno efficace nell’affrontare le sfide globali”. Tra queste la tutela dei diritti. Tra questi Francesco ha voluto “richiamare specialmente il diritto alla vita, dal concepimento sino alla fine naturale, e il diritto alla libertà religiosa”.

E’ in tale prospettiva che Francesco ha parlato delle crisi internazionali, a partire dal Libano per il quale ha auspicato “le riforme necessarie e il sostegno della comunità internazionale”. Ancora in Medio Oriente, alla Siria servono “riforme politiche e costituzionali, affinché il Paese rinasca, ma è necessario pure che le sanzioni applicate non colpiscano direttamente la vita quotidiana, offrendo uno spiraglio di speranza alla popolazione, sempre più stretta nella morsa della povertà. Non possiamo dimenticare neppure il conflitto in Yemen, una tragedia umana che si sta consumando da anni in silenzio”. E “non si sono fatti passi in avanti nel processo di pace tra Israele e Palestina”.

Il tema, particolarmente caro a Francesco, della “cura della nostra casa comune”, gli ha fatto ricordare le Filippine, “colpite nelle scorse settimane da un devastante tifone, come pure ad altre nazioni del Pacifico” e soprattutto gli impegni legati all’Accordo di Parigi.

“Preoccupazione – ha detto poi - destano le tensioni istituzionali in Libia; come pure gli episodi di violenza ad opera del terrorismo internazionale nella regione del Sahel e i conflitti interni in Sudan, Sud Sudan ed Etiopia, dove occorre «ritrovare la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero”. Ancora, “la fiducia reciproca e la disponibilità a un confronto sereno devono animare tutte le parti interessate per trovare soluzioni accettabili e durature in Ucraina e nel Caucaso meridionale, così come per evitare l’aprirsi di nuove crisi nei Balcani, in primo luogo in Bosnia ed Erzegovina. Dialogo e fraternità sono quanto mai urgenti per affrontare, con saggezza ed efficacia, la crisi che colpisce ormai da quasi un anno il Myanmar, dove le strade che prima erano luogo di incontro sono ora teatro di scontri, che non risparmiano nemmeno i luoghi di preghiera”.

“Naturalmente, tutti i conflitti sono agevolati dall’abbondanza di armi a disposizione e dalla mancanza di scrupoli di quanti si adoperano a diffonderle. A volte ci si illude che gli armamenti servano solo a svolgere un ruolo dissuasivo contro possibili aggressori. La storia, e purtroppo anche la cronaca, ci insegnano che non è così”. Particolare preoccupazione destano le armi nucleari, per le quali il Papa ribadisce che “il loro possesso è immorale”. A proposito di nucleare, Francesco definisce “importante” la ripresa a Vienna dei negoziati circa l’Accordo sul nucleare con l’Iran.

Educazione e lavoro sono gli ultimi deu temi affrontati da Francesco, Dell’educazione egli ha ricordato di aver scritto nel messaggio per la Giornata mondiale della pace. L’educazione, ribadisce, “è il vettore primario dello sviluppo umano integrale, poiché rende la persona libera e responsabile”, è “espressione eminente del dialogo, perché non vi è vera educazione che non sia per sua struttura dialogica. L’educazione genera poi cultura e crea ponti d’incontro tra i popoli”.

Il lavoro, infine, definito “fattore indispensabile per costruire e preservare la pace”. La pandemia che, rileva Francesco, ha messo a dura prova l’economia mondiale “ha posto ancor più in evidenza le disuguaglianze persistenti in diversi ambiti socio-economici. Si pensi all’accesso all’acqua pulita, al cibo, all’istruzione, alle cure mediche. Il numero delle persone annoverate nella categoria della povertà estrema è in sensibile aumento”. “Anche in quest’ambito è perciò necessaria maggiore cooperazione tra tutti gli attori a livello locale, nazionale, regionale e globale, specialmente nel prossimo periodo, con le sfide poste dall’auspicata riconversione ecologica. Gli anni a venire saranno un tempo di opportunità per sviluppare nuovi servizi e imprese, adattare quelli già esistenti, aumentare l’accesso al lavoro dignitoso e adoperarsi per il rispetto dei diritti umani e di livelli adeguati di retribuzione e protezione sociale”.

La conclusione di Francesco è stata un invito a “non temere di fare spazio alla pace nella nostra vita, coltivando il dialogo e la fraternità tra di noi. La pace è un bene ‘contagioso’, che si propaga dal cuore di quanti la desiderano e ambiscono a viverla, raggiungendo il mondo intero”. (FP)

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