22/09/2021, 10.59
VATICANO
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Papa: in Europa la presenza di Dio viene annacquata da consumismo e pensiero unico

All’udienza generale Francesco ripercorre le tappe del viaggio a Budapest e in Slovacchia, “un pellegrinaggio di preghiera, un pellegrinaggio alle radici, un pellegrinaggio di speranza”. Radici “non come reperti da museo, non ideologizzate e strumentalizzate per interessi di prestigio e di potere, per consolidare un’identità chiusa. No”. “La violenza sulle donne è una piaga aperta. Dappertutto”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Un pellegrinaggio di preghiera, un pellegrinaggio alle radici, un pellegrinaggio di speranza” nel cuore di un’Europa dove “dove la presenza di Dio viene annacquata nel consumismo, lo vediamo tutti i giorni, e nei ‘vapori’ di un pensiero unico frutto del miscuglio di vecchie e nuove ideologie”. Papa Francesco ha sintetizzato così, all’udienza generale, il viaggio a Budapest e in Slovacchia concluso mercoledì scorso.

Alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI, in Vaticano, Francesco ha proposto le tappe del viaggio iniziato a Budapest il 12 settembre per la conclusione del Congresso eucaristico internazionale. “Grande è stata la partecipazione a questa celebrazione. Il popolo santo di Dio, nel giorno del Signore, si è riunito davanti al mistero dell’Eucaristia, dal quale continuamente è generato e rigenerato. Era abbracciato dalla Croce che campeggiava sopra l’altare, a mostrare la stessa direzione indicata dall’Eucaristia, cioè la via dell’amore umile e disinteressato, dell’amore generoso e rispettoso verso tutti, della fede che purifica dalla mondanità e conduce all’essenzialità. Questa fede ci purifica sempre e ci allontana dalla mondanità che ci rovina, è un tarlo”.

“Il pellegrinaggio di preghiera si è concluso in Slovacchia nella Festa di Maria Addolorata. Anche là, a Šaštín, presso il Santuario della Vergine dei Sette Dolori, un grande popolo di figli è accorso per la festa della Madre, che è anche la festa religiosa nazionale. Il mio è stato così un pellegrinaggio di preghiera nel cuore dell’Europa, cominciato con l’adorazione e concluso con la pietà popolare. Pregare, perché a questo è chiamato anzitutto il Popolo di Dio: adorare, pregare, camminare, peregrinare, fare penitenza, e in questo sentire la pace, la gioia che ci dà il Signore”. Anche nell’Europa scristianizzata “la risposta che risana viene dalla preghiera, dalla testimonianza, dall’amore umile. È quello che ho visto nell’incontro con il popolo santo di Dio: un popolo fedele, che ha sofferto la persecuzione ateista. L’ho visto anche nei volti dei nostri fratelli e sorelle ebrei, con i quali abbiamo ricordato la Shoah. Perché non c’è preghiera senza memoria”.

“Secondo aspetto: questo viaggio è stato un pellegrinaggio alle radici. Incontrando i fratelli Vescovi, sia a Budapest sia a Bratislava, ho potuto toccare con mano il ricordo grato di queste radici di fede e di vita cristiana, vivide nell’esempio luminoso di testimoni della fede, come i cardinali Mindszenty e Korec, come il Beato Vescovo Pavel Peter Gojdič. Radici che scendono in profondità fino al nono secolo, fino all’opera evangelizzatrice dei santi fratelli Cirillo e Metodio, che hanno accompagnato questo viaggio come una presenza costante. Ho percepito la forza di queste radici nella celebrazione della Divina Liturgia in rito bizantino, a Prešov, nella festa della Santa Croce. Nei canti ho sentito vibrare il cuore del santo popolo fedele, forgiato da tante sofferenze patite per la fede. Più volte ho insistito sul fatto che queste radici sono sempre vive, piene della linfa vitale che è lo Spirito Santo, e che come tali devono essere custodite: non come reperti da museo, non ideologizzate e strumentalizzate per interessi di prestigio e di potere, per consolidare un’identità chiusa. No. Questo vorrebbe dire tradirle e sterilizzarle! Cirillo e Metodio non sono per noi personaggi da commemorare, ma modelli da imitare, maestri da cui sempre imparare lo spirito e il metodo dell’evangelizzazione, come pure dell’impegno civile”.

“Uno dei vescovi slovacchi nel salutarmi mi ha detto – è già anziano: “Io ho fatto il conduttore di tram per nascondermi dai comunisti”. E’ bravo, questo: nella dittatura, nella persecuzione questo vescovo era un conduttore di tram. Poi, di nascosto, faceva il suo mestiere di vescovo e nessuno lo sapeva. Così è la persecuzione, nella persecuzione ... Ricordate: non c’è preghiera senza memoria. La preghiera, la memoria della propria vita, della vita del proprio popolo, della storia … Fare memoria. Ricordare. Questo fa bene e aiuta a pregare”.

“Ecco il terzo aspetto di questo viaggio: è stato un pellegrinaggio di speranza. Ho visto tanta speranza negli occhi dei giovani, nell’indimenticabile incontro allo stadio di Košice. Specialmente in tempo di pandemia, questo momento di festa è stato un segno forte e incoraggiante, anche grazie alla presenza di numerose coppie giovani, coi loro bambini. Come forte e profetica è la testimonianza della Beata Anna Kolesárová, ragazza slovacca che a costo della vita difese la propria dignità contro la violenza: una testimonianza più che mai attuale, purtroppo, perché la violenza sulle donne è una piaga aperta. Dappertutto”.

“Ho visto – ha detto ancora - speranza in tante persone che, silenziosamente, si occupano e si preoccupano del prossimo. Penso alle Suore Missionarie della Carità del Centro Betlemme a Bratislava, che accoglie le persone senzatetto”. “Penso alla comunità Rom e a quanti si impegnano con loro per un cammino di fraternità e di inclusione. È stato commovente condividere la festa della comunità Rom: una festa semplice, che sapeva di Vangelo. I Rom sono dei fratelli nostri, dobbiamo accoglierli”.

“Questa speranza – ha sottolineato - si realizza, si fa concreta solo se declinata con un’altra parola: insieme. La speranza mai delude, ma la speranza mai va da sola. A Budapest e in Slovacchia ci siamo trovati insieme con i diversi riti della Chiesa Cattolica, insieme con i fratelli di altre Confessioni cristiane, insieme con i fratelli Ebrei, insieme con i credenti di altre religioni, insieme con i più deboli. Questa è la strada, perché il futuro sarà di speranza se sarà insieme, non da soli”.

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