08/05/2009, 00.00
VATICANO-GIORDANIA
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Papa: vengo in Medio Oriente a portare una speranza di pace

Incoraggiamento di Benedetto XVI ai cristiani della regione “a trovare il coraggio, l’umiltà e la pazienza di restare in questi Paesi e offrire il loro contributo per il futuro”. Augurio di unità per i libanesi e di “pace per gli individui, per i genitori e i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, pace per l’intera famiglia umana”.
Amman (AsiaNews) – Il Papa è venuto in Terra Santa per portare “una speranza” “pregare per il regalo prezioso dell’unità e della pace, più specificamente per il Medio Oriente”. E’ in un centro di riabilitazione per handicappati fisici e mentali, il “Regina Pacis”, il primo appuntamento di Benedetto XVI nel suo viaggio in Terra Santa. Il Papa vi è andato direttamente dall’aeroporto e prima ancora di recarsi al palazzo reale per una visita di cortesia a re Abdullah II.
 
In aereo, parlando con i giornalisti, parlando dei cristiani in Medio Oriente, aveva sottolineato in primo luogo che essi sono “una componente importante della cultura e della vita di questa regione” e che la sua visita voleva servire a “incoraggiarli a trovare il coraggio, l’umiltà e la pazienza di restare in questi Paesi e offrire il loro contributo per il futuro”. Ha poi rilevato che la presenza della Chiesa si manifesta in primo luogo nell’istituzione di scuole e ospedali: le prime per formare le future generazioni e abituare i giovani cristiani e musulmani “si incontrano, parlano insieme e si formano”. In una istituzione sanitaria è voluto andare subito. Il Centro Regina Pacis, d’altro canto, oltre a di curare, riabilitare e formare gratuitamente i giovani portatori di handicap e a rischio di esclusione sociale è divenuto luogo importante di dialogo di vita musulmano-cristiano. E’ anche una istituzione “giovane”: la prima pietra fu benedetta il 21 marzo 2000, nello stadio di Amman, da Giovanni Paolo II.
 
“So – ha detto oggi Benedetto XVI agli ospiti del Centro - che i viaggi che hanno condotto molti di voi al Centro Regina Pacis sono stati segnati da sofferenza o prove. Alcuni di voi lottano coraggiosamente con forme di invalidità, altri hanno sopportato il rifiuto, ed alcuni di voi sono stati attratti a questo luogo di pace semplicemente per cercare incoraggiamento ed appoggio”. “A volte - ha detto ancora - è difficile trovare una ragione per ciò che appare solo come un ostacolo da superare o anche come prova, fisica o emotiva, da sopportare. Ma la fede e la ragione ci aiutano a vedere un orizzonte oltre noi stessi per immaginare la vita come Dio la vuole. L'amore incondizionato di Dio, che dà la vita ad ogni individuo umano, mira ad un significato e ad uno scopo per ogni vita umana. Il suo è un amore che salva. Come i cristiani professano, è attraverso la Croce, che Gesù di fatto ci introduce nella vita eterna e nel fare ciò ci indica la strada verso il futuro – la via della speranza che guida ogni passo che facciamo lungo la strada, così che noi pure diveniamo portatori di tale speranza e carità per gli altri”.
 
“Amici, diversamente dai pellegrini d’un tempo, io non vengo portando regali od offerte. Io vengo semplicemente con un'intenzione, una speranza: pregare per il regalo prezioso dell’unità e della pace, più specificamente per il Medio Oriente”. Un augurio “a trovare la forza e il coraggio per cosruire una nazione unita e solidale” il Papa aveva rivolto ai libanesi, mentre il suo aereo sorvolava il Paese dei cedri, nel telegramma al presidente Michel Suleiman.
 
In Giordania, l’augurio si è allargato in un auspicio di “pace per gli individui, per i genitori e i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, pace per l’intera famiglia umana; la pace durevole generata dalla giustizia, dall’integrità e dalla compassione, la pace che sorge dall'umiltà, dal perdono e dal profondo desiderio di vivere in armonia come un’unica realtà”. (FP)
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