30/05/2022, 08.51
RUSSIA-UCRAINA
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Patriarca Kirill: non ci separeremo dagli ucraini

di Vladimir Rozanskij

Il Patriarcato di Mosca minimizza la decisione della Chiesa ortodossa ucraina di rompere i legami con quella russa. Metropolita russo Ilarion: i nemici della vera Chiesa vorrebbero mettere le mani sulle proprietà e la stessa denominazione canonica. Difficile un’unione tra la nuova Chiesa indipendente ucraina e quella autocefala di Kiev.

Mosca (AsiaNews) – Nella predica domenicale nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore, il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha commentato la decisione del sinodo ucraino della Chiesa presieduta dal metropolita Onufryj (Berezovskij), che ha proclamato la sua piena indipendenza dalla Russia. Il patriarca afferma di “comprendere le ragioni” degli ucraini storicamente legati alla Russia, che cercano di “comportarsi in modo più saggio possibile, per non complicare la vita del popolo dei credenti”.

Kirill ha aggiunto che “nessun mediastino temporale – nessuna barriera, usando un termine anatomico a lui caro – potrà distruggere l’unità spirituale del nostro popolo”, nonostante “gli spiriti maligni che si agitano sotto il cielo” cerchino di dividere gli ortodossi “della Rus’ e dell’Ucraina”, facendo in modo che tra di essi si spalanchi un abisso. “Ma non avranno successo, fino a che tali sforzi non verranno da Dio”, ha sottolineato il patriarca russo.

Già il giorno prima il suo “ministro degli Esteri”, il metropolita Ilarion (Alfeev), aveva reagito alla notizia della perdita della parte ucraina della Chiesa russa durante una solenne concelebrazione con tutti i membri del Dipartimento per i rapporti ecclesiali esterni del patriarcato di Mosca. Egli aveva affermato che “dal punto di vista canonico non cambia nulla” nelle relazioni tra ortodossi russi e ucraini. Ilarion ha espresso il suo rammarico “per questo tempo non facile e conflittuale, quando la fede di molte persone si indebolisce e molti cadono nella depressione, milioni di persone vengono private di un tetto per vivere e diventano profughi, dentro o al di fuori dell’Ucraina”.

Secondo il metropolita “noi non portiamo la responsabilità né per le azioni militari né per le decisioni politiche, ma siamo responsabili per la nostra Chiesa, e di questo dovremo rendere conto nel giorno del Giudizio”. La prova a cui gli ortodossi russi sono sottoposti è proprio quella “della saldezza della nostra unità, e dobbiamo pregare per la sofferente Chiesa ortodossa ucraina canonica, che ieri ha riunito il proprio sinodo”. Ilarion confessa lo sconcerto di molti di fronte alla decisione di separarsi da Mosca, ma egli ricorda che “questo Sinodo ha soltanto confermato gli statuti approvati nel 1990”, quando è stata concessa alla Chiesa ucraina l’autonomia amministrativa e finanziaria rispetto al patriarcato moscovita.

Kirill e Ilarion cercano di minimizzare le decisioni di Onufryj, tra i vescovi che chiedevano l’autocefalia ucraina agli inizi degli anni ’90, rimasto poi fedele a Mosca quando l’allora metropolita di Kiev Filaret (Denisenko) aveva proclamato unilateralmente il patriarcato separato dalla Chiesa russa. Al tempo era stata concessa agli ucraini ampia autonomia, pur rimanendo membri del Sinodo patriarcale russo, e proprio questa forma di comunione è stata oggi rifiutata. Secondo Ilarion, però, la divisione è solo “una calunnia di quelli che in Ucraina cercano di sostenere lo scisma”.

Il metropolita insiste che “l’autentica Chiesa ortodossa ucraina non si è divisa da nessuno, non ha fatto alcuna rottura, essa è rimasta nell’unità della Chiesa ortodossa russa insieme alle altre Chiese locali, a parte quelle che (speriamo temporaneamente) si sono purtroppo schierate dalla parte dello scisma”. I nemici della vera Chiesa, secondo Ilarion, vorrebbero mettere le mani “sulle proprietà, le chiese e i monasteri, e la stessa denominazione canonica”. La confusione in Ucraina in effetti regna sovrana, considerando che a livello terminologico le due Chiese in conflitto hanno sigle rovesciate: quella moscovita è Upz (Ukrainskaja Pravoslavnaja Zerkov), mentre quella autocefala è Pzu (Pravoslavnaja Zerkov Ukrainy), e i primi a non riuscire a definire la propria appartenenza sono gli stessi fedeli.

Ora la giurisdizione di Onufryj (Upz) potrebbe essere rinominata RZU, “Rossijskaja Zerkov Ukrainy”, vale a dire “Chiesa russofona di Ucraina”, rimanendo separata dalla Pzu di Epifanyj (Dumenko), perché la fusione non sarebbe ben vista da molte persone che, pur condannando le posizioni patriarcali a favore della guerra, si sentono comunque legate alla Russia, e si creerebbero ulteriori suddivisioni. La guerra nella Chiesa non segue le stesse logiche degli schieramenti bellici, e pare assai lontana dalla conclusione.

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