02/04/2026, 12.17
CAMBOGIA
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Phnom Penh continua a concedere autorizzazioni ai casinò che ospitano gli scam center

Nonostante la stretta annunciata dal governo, negli ultimi mesi sono state rilasciate nuove licenze ai casinò che hanno chiari legami con i centri per le truffe online. Amnesty International denuncia un sistema “industrializzato” di abusi: all'interno delle strutture dove si gioca d'azzardo, gruppi criminali pepetrano violenze, forme di lavoro forzato e tratta di esseri umani.

Phnom Penh (AsiaNews) - Nonostante le promesse di repressione contro i centri per le truffe online, le autorità cambogiane continuano ad approvare nuovi progetti proposti da casinò in cui è stato documentato che i diritti umani vengono violati in maniera sistematica, producendo forme di schiavitù moderna. È quanto emerge da un’indagine diffusa oggi da Amnesty International, che ha individuato almeno una decina di strutture in cui vengono perpetrate torture, forme di lavoro forzato e traffico di esseri umani.

Secondo l’organizzazione, i documenti ufficiali della Commissione per la gestione del gioco d’azzardo commerciale (CGMC) mostrano che i proprietari dei casinò possiedono anche edifici e siti nei quali sono stati accertati abusi. Le testimonianze dei sopravvissuti, a cui è stato chiesto di mostrare gli edifici nei quali erano stati imprigionati, hanno confermato che molte violenze si sono verificate proprio all’interno dei compound che ospitano anche i casinò.

Il governo ha rilasciato le ultime licenze tra dicembre 2025 e gennaio 2026, nonostante in parallelo stesse conducendo una campagna nazionale contro gli “scam centers”, centri in cui le persone vengono costrette a condurre frodi online di vario tipo. Tra le strutture coinvolte figurano diversi casinò della catena Crown, posseduta dalla compagnia Anco Brothers, oltre a realtà come il Majestic Hotel & Casino nella città costiera di Sihanoukville, il cui proprietario a gennaio di quest’anno è stato incriminato per reclutamento illegale a fini di sfruttamento, frode aggravata, criminalità organizzata e riciclaggio di denaro.

“Questa ricerca dimostra che esiste un chiaro legame tra i casinò autorizzati e i centri per le truffe online”, ha dichiarato Montse Ferrer, direttrice regionale di Amnesty International. “Mentre il governo afferma di voler smantellare l’industria delle truffe, allo stesso tempo riconosce i progetti di proprietà a strutture dove si consumano abusi”.

Le testimonianze, raccolte tra il 2024 e il 2026, descrivono un sistema di violenze organizzato. Le vittime, provenienti da diversi Paesi, hanno raccontato di essere state attirate in Cambogia con false promesse di lavoro, per poi essere rinchiuse in edifici gestiti e controllati da gruppi criminali, spesso legati a personalità cinesi o con doppia cittadinanza e a loro volta in stretta relazione con l’élite al potere in Cambogia. Già l’anno scorso Amnesty aveva accusato lo Stato cambogiano di complicità con alcuni gruppi criminali.

Una donna ha riferito di essere stata detenuta per mesi in un complesso legato a un casinò nella città di Poipet, che si trova al confine con la Thailandia: “Le guardie entravano nella stanza e attivavano manganelli elettrici… facevano un rumore terribile. I bambini nella stanza piangevano”. La donna ha aggiunto di essere stata costretta ad aprire un conto bancario, probabilmente utilizzato per riciclare denaro.

Un altro sopravvissuto, vittima di tratta quando era ancora minorenne, ha spiegato di essere stato trasferito da un complesso all’altro, dove ha subito torture e minacce di morte prima di riuscire a fuggire scappando da una finestra.

Le indagini di Amnesty International sono state condotte confrontando le mappe ufficiali dei casinò del CGMC con le immagini satellitari e le testimonianze di alcune vittime. In almeno undici casi i centri per le truffe online si trovano all’interno di strutture formalmente riconosciute come casinò autorizzati oppure come “ristoranti ed edifici adibiti a uso abitativo”. Oltre alla catena Crown, l’organizzazione ha collegato numerosi altri complessi (Golden Sea Casino, Peak Casino e Marinan International) ad abusi, tra cui lavoro forzato, sfruttamento minorile e torture.

Secondo Amnesty, si tratta di un fenomeno “industrializzato”, che richiede indagini approfondite e responsabilità lungo tutta la catena economica. “Le autorità devono spiegare perché casinò con legami documentati con traffico di esseri umani e torture continuano a ricevere approvazione ufficiale”, ha affermato Ferrer. “Ogni giorno in cui questi casinò restano operativi è un giorno in più in cui le persone rischiano di essere ridotte in schiavitù”.

Già in un precedente rapporto del giugno 2025, Amnesty aveva documentato la presenza di oltre 50 scam centers in Cambogia, molti dei quali legati ai casinò. Nonostante gli annunci da parte del governo di una crescente repressione, la realtà sul campo sembra essere in palese contraddizione con le dichiarazioni ufficiali.

Amnesty ha contattato le autorità e le aziende coinvolte per ottenere chiarimenti, ma al momento della pubblicazione non è arrivata alcuna risposta.

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