07/08/2006, 00.00
IRAQ
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Prima comunione a Mosul, fra gli spari divenuti "fuochi d'artificio"

Il parroco caldeo della chiesa del Santo Spirito racconta la Prima comunione di 80 bambini, mentre nella città imperversavano autobomba e sparatorie: "Preghiamo uniti per la pace in Iraq, ma anche in Libano e in tutto il mondo".

Mosul (AsiaNews) - Gioia e terrore possono essere sentimenti che convivono in Iraq, dove la popolazione è ormai abituata a svolgere la vita quotidiana sotto i colpi di mortaio e le esplosioni di kamikaze. Tra i cristiani di Mosul, la terza città del Paese, il 4 agosto sarà ricordato proprio così: come una giornata di "immensa gioia" e "terribile panico". Violenti scontri hanno caratterizzato questo venerdì, mentre 80 bambini della parrocchia caldea del Santo Spirito ricevevano la Prima comunione. Il giovane parroco, p. Ragheed Ganni, racconta ad AsiaNews come, per non rovinare un giorno di festa, i colpi di arma da fuoco possano diventare anche fuochi d'artificio.

"La cerimonia in chiesa era iniziata presto, alle 7.30 del mattino - riferisce il sacerdote - i fedeli erano tanti e tutti eravamo felici. All'improvviso sentiamo esplosioni e spari vicino alla parrocchia. La cosa non ci è nuova, la gente è rimasta calma, ma ha iniziato a pensare se e come sarebbe riuscita a tornare a casa. Accortomi che l'immensa gioia degli 80 bambini che ricevevano l'Eucarestia si stava trasformando in panico ho cercato di sdrammatizzare: 'Non abbiate paura, la città festeggia con noi, sentite i fuochi d'artificio?'. Ho poi dato loro istruzioni per uscire velocemente e con calma dalla chiesa".

Alla fine della messa, la violenza dilagava ormai in tutta Mosul. Nove agenti sono morti in un serie di attentati. Tre autobomba e altrettante mine sono state fatte esplodere in diversi punti della città, e colpi di mortaio sono stati sparati contro postazioni della polizia. In città sono stati chiamati come rinforzi militari, iracheni e statunitensi. L'amministrazione locale ha imposto il coprifuoco fino al giorno successivo e deciso la chiusura di tutti i ponti cittadini sul fiume Tigri.

Ma tutto questo non ha gettato nello sconforto la comunità del Santo Spirito. "Siamo felici – conclude il parroco – di aver portato a termine la preparazione di questi bambini, anche mentre la città era in circostanze così dolorose e pericolose. Sentiamo che le preghiere di migliaia di persone ci accompagnano. Uniti a loro abbiamo pregato e continuiamo a pregare per la pace in Iraq, Libano e in tutto il mondo".

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