03/03/2011, 00.00
PAKISTAN
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Punjab, chiese e tombe profanate: i cristiani temono nuovi massacri

La comunità di Kot Addu impotente di fronte ai soprusi dei latifondisti locali, che confiscano campi e negozi con la connivenza di polizia e funzionari. Dissacrati simboli cristiani, ma non vale la legge sulla blasfemia applicata solo contro i cristiani. Le autorità parlano di vicende “montate”, ma mancano motivazioni legali per l’esproprio dei beni.
Lahore (AsiaNews) – “Ho lavorato tutta la vita” per comprare un appezzamento di terreno, nel quale “ho seppellito i miei antenati. Sono un vecchio, con quattro figlie, e ho sempre pensato di salvaguardare le mie proprietà in vista del loro matrimonio”. Lo sfogo di Boota Masih è il sintomo dell’impotenza cui sono costretti i cristiani di un villaggio del Punjab, in Pakistan; la comunità locale devo sottostare ai soprusi dei piccoli latifondisti, che sfruttano la complicità degli amministratori locali e l’inerzia della polizia per confiscare terreni e proprietà. La tensione è in continuo aumento, l’assassinio del ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti ha esasperato il clima e se non vi saranno interventi delle autorità – avvertono le forze di sicurezza – è possibile il ripetersi di eventi analoghi alla tragedia di Gojra.  
 
Kot Addu è una città del distretto di Muzaffargarh, nel sud del Punjab, ed è teatro di un nuovo caso di violenze ai danni della comunità cristiana. Lo scorso anno si sono registrate discriminazioni nella distribuzione degli aiuti per le vittime delle alluvioni. In precedenza, nel luglio 2009, Anwar Masih è stato incriminato con (false) accuse di blasfemia; il procedimento nei suoi confronti è stato archiviato l’anno successivo, quando la famiglia ha acconsentito a cedere le proprietà a un parlamentare musulmano della zona.
 
Nei giorni scorsi ancora nuovi soprusi: un gruppo di proprietari terrieri di Kot Addu ha occupato senza alcun diritto negozi, campi e un cimitero cristiano; hanno minacciato i locali, dissacrato bibbie e croci di una chiesa e demolito 150 tombe, occupando l’area grazie anche al sostegno di parlamentari e amministratori locali. I leader cristiani hanno provato a denunciare il caso alla polizia di Jaggi Moor, senza risultato: l’ufficiale Zubair Khalid ha aperto la pratica – il Fir, First Information Report – ma ha tralasciato di inserire particolari fondamentali, consentendo così ai colpevoli di rimanere impuniti. 
 
Boota Masih, una delle molte vittime, racconta ad AsiaNews che il locale distretto di polizia ha respinto le denunce, affermando che “i cristiani hanno occupato illegalmente i terreni per costruire chiesa e cimitero”. Ghani Masih aggiunge che le forze dell’ordine hanno registrato il caso “in base all’articolo 297 del codice penale pakistano” e non “il 295 A e B” inerente la legge sulla blasfemia, visto che “hanno profanato la Bibbia, croci e tombe”. La tensione ha raggiunto livelli critici e si temono esplosioni di violenza estrema, come avvenuto a Gojra nell’agosto 2009 (vedi foto) quando migliaia di estremisti hanno attaccato un villaggio cristiano, bruciando vive otto persone. L’assassinio a inizio anno del governatore Salman Taseer e l’esecuzione di Shahbaz Bhatti hanno acuito il dramma dei cristiani, che temono nuovi attacchi scatenati in nome della legge sulla blasfemia.
 
Un parlamentare cristiano, dell’ala di minoranza del partito di governo Pakistan People’s Party (Ppp), ha visitato la zona e ha promesso azioni decise a sostegno della comunità di Kot Addu. Interpellato da AsiaNews, il funzionario distrettuale (DCO) della zona non intende rilasciare dichiarazioni. Il responsabile del dipartimento di polizia (DPO), invece, nega che vi siano stati incidenti; al contrario, la vicenda è una “montatura della comunità cristiana”, che vuole esacerbare gli animi. Tuttavia, quando abbiamo ricordato il caso di Anwar Masih – costretto a cedere le proprietà dietro pressioni e in base a false denunce – il funzionario si è rifiutato di rispondere. (JK)
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