30/04/2026, 11.14
PAKISTAN
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Punjab: cristiani di Daska contro cantiere pubblico su terreno della chiesa

di Shafique Khokhar

I lavori ricadono sulla proprietà della storica chiesa evangelica di San Marco, fondata nel 1882. Il pastore Din: triplicati senza consenso. Manifestanti chiedono intervento della chief minister Maryam Nawaz Sharif. La contestazione riflette le preoccupazioni delle minoranze su diritti fondiari e tutela dei beni religiosi.

Daska (AsiaNews) - La comunità cristiana di Daska - città nel Punjab pakistano, a circa 100 km dal capoluogo Lahore - ha manifestato contro la presunta invasione da parte di un cantiere governativo all'interno della proprietà della storica chiesa evangelica di San Marco. L'episodio solleva preoccupazioni riguardo la tutela dei beni delle minoranze e del patrimonio religioso.

Decine di manifestanti si sono radunati fuori dalla chiesa, intonando slogan e chiedendo l’intervento della chief minister Maryam Nawaz Sharif. I partecipanti al sit in portavano cartelli che esortavano le autorità a fermare i lavori e a garantire la conservazione del sito, che secondo i membri della comunità risale al 1882 e ha un notevole valore storico e religioso.

Secondo il pastore Arif Nawab Din, che presta servizio nella chiesa di San Marco da oltre trent’anni, la controversia è iniziata quando alcuni rappresentanti del governo hanno contattato la direzione della chiesa richiedendo una porzione di terreno di due kanal (circa 1000 metri quadri) per un progetto di sviluppo. Tuttavia, sostiene che la portata del progetto si sia da allora ampliata fino a cinque o sei kanal, senza il consenso o l’approvazione del comitato della chiesa.

“Siamo profondamente preoccupati per questo cantiere”, ha detto il pastore Din rivolgendosi ai manifestanti. “La chiesa non è solo un luogo di culto, ma un sito storico che ci è stato affidato per le generazioni future. Qualsiasi espansione senza consultazione mina i nostri diritti e minaccia la sacralità di questo luogo”. I presenti hanno espresso preoccupazioni simili, sottolineando la necessità di salvaguardare i diritti delle minoranze e le proprietà religiose. 

Amma Bashiran, manifestante di 68 anni, si è rivolta direttamente al governo provinciale chiedendo un intervento immediato. “Chiediamo rispettosamente alla chief minister di occuparsi con urgenza della questione. Questo bene è un patrimonio per le generazioni future. La situazione attuale sta causando angoscia tra i fedeli che desiderano preservare la dignità e l’accessibilità di questa chiesa storica”, ha affermato.

Un altro manifestante, Suba Masih, ha chiesto alle autorità di sospendere il progetto fino a quando la questione non sarà risolta. “Chiediamo giustizia, protezione ed equità. I dipartimenti interessati devono garantire che non avvenga alcuno sviluppo senza un adeguato dialogo con la comunità”, ha dichiarato.

I membri della comunità cristiana sottolineino di essere cittadini rispettosi della legge, che contribuiscono a vari settori della società e meritano pari protezione ai sensi della legge. Nel loro appello, i rappresentanti della chiesa hanno esortato il governo provinciale a intervenire conducendo un’indagine trasparente per garantire che qualsiasi attività di sviluppo rispetti le procedure legali e i diritti della comunità locale. 

Le autorità non hanno ancora rilasciato una dichiarazione pubblica dettagliata sul caso. Tuttavia, recenti dichiarazioni del governo del Punjab indicano un impegno più ampio ad affrontare le controversie fondiarie e a proteggere le proprietà delle minoranze. La chief minister Maryam Nawaz Sharif ha già affermato in precedenza che la sua amministrazione non permetterà l’occupazione illegale dei terreni e ha sottolineato che le minoranze sono parte integrante della cittadinanza provinciale.

Intanto, osservatori rilevano che tali controversie dipendono spesso dalla documentazione, ovvero da registri di proprietà dei terreni e dalle autorizzazioni normative. Esperti legali suggeriscono che una risoluzione equa richieda verifica dei titoli di proprietà, chiarezza sulla portata del progetto proposto e, se necessario, l’intervento giudiziario.

Mentre le tensioni continuano, i leader della comunità hanno ribadito la loro disponibilità al dialogo, ma insistono affinché le attività di costruzione vengano sospese fino a quando le loro preoccupazioni non saranno ascoltate. 

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