27/07/2009, 00.00
COREA
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Pyongyang pronta a nuovi dialoghi, ma solo con gli Usa

Secondo l’ambasciatore della Corea del Nord all’Onu, i termini dei dialoghi a 6 – iniziati nel 2003 - sono ormai finiti. Washington e Seoul riaffermano che i dialoghi a 6 sono l’unica possibilità per il regime ormai isolato da tutti.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – La Nordcorea è ancora pronta al dialogo per ridurre la tensione sul suo programma nucleare, ma preferisce il dialogo diretto con gli Stati Uniti.

Il  ministero degli esteri di Pyongyang ha diffuso oggi una dichiarazione in cui afferma di non volere più essere ingaggiato nei dialoghi a 6 (insieme a Sudcorea, Giappone, Cina, Russia, Stati Uniti), ma ha aggiunto “vi è una forma di dialogo specifica e riservata che risponde alla presente situazione”.

L’affermazione non è nuova. Il 24 luglio scorso, Sin Son-ho, ambasciatore della Nordcorea alle Nazioni Unite ha detto che il suo Paese è interessato a negoziati bilaterali con Washington e che non sarebbe più tornato ai dialoghi a 6, un’esperienza che egli ha definito “ormai chiusa”.

I dialoghi a 6 sono iniziati nel 2003, nel tentativo di fermare lo sviluppo del programma nucleare di Pyongyang. L’ultima sessione è avvenuta lo scorso dicembre, fra le resistenze del Nord ad accettare verifiche sul modo in cui sta avvenendo lo smantellamento del programma nucleare. Lo scorso aprile, dopo il lancio di alcuni missili, l’Onu ha accresciuto le sanzioni contro la Nordcorea. Pyongyang afferma che i lanci servono a mandare in orbita un satellite; la comunità internazionale e soprattutto gli Usa e il Giappone pensano che esse siano esperimenti per il lancio di missili con possibili testate nucleari.

Gli Stati Uniti, per bocca della Clinton, hanno riaffermato la loro volontà al dialogo con la Corea del Nord, ma all’interno dei dialoghi a 6. Anche Seoul ha sottolineato che i dialoghi a 6 sono l’unica possibilità per il regime del Nord, ormai isolato da tutti.

Secondo analisti, Pyongyang pensa che i dialoghi a tu per tu con Washington le permetterebbero di avere uno status internazionale più importante, oltre a sicurezza e garanzia di continuità del regime.

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