20/06/2026, 13.11
MYANMAR
Invia ad un amico

Rose per 'mamma Suu': i birmani non dimenticano la leader detenuta

di Lawrence

Aung San Suu Kyi, in carcere dal 2021, ha compiuto 81 anni. Secondo i militari è agli arresti domiciliari dalla fine di aprile a Naypyitaw, in un luogo segreto, ma non è ancora stata fornita alcuna immagine che lo provi. Nonostante i divieti, celebrata con preghiere e fiori nel Paese e nella diaspora. Il figlio Kim Aris accusa regime di "diplomazia degli ostaggi".

Yangon (AsiaNews) - La leader birmana Aung San Suu Kyi, attualmente detenuta, ha compiuto 81 anni il 19 giugno e, per il sesto anno consecutivo, ha trascorso il suo compleanno sotto la custodia dei militari. In tutto il Myanmar, come in molti altri Paesi, il suo popolo e gli amici della nazione hanno celebrato questa giornata non con rabbia e risentimento, ma con rose, candele e preghiere.

La rosa è diventata il simbolo silenzioso di questo movimento. Nei paesi e nelle città, i sostenitori si sono appuntati delle rose sulle camicie, hanno deposto fiori presso piccoli altari e distribuito rose alle persone per strada. All’interno del Myanmar, la “Campagna delle rose” è stata organizzata dai comitati di sciopero locali, che hanno chiesto alle persone nelle zone sotto il controllo militare di partecipare con cautela e di prestare attenzione alla propria sicurezza.

I rischi erano reali. La polizia aveva avvertito che chiunque avesse celebrato il compleanno rischiava l’arresto. A Monywa, regione di Sagaing, il comitato dello sciopero generale ha portato avanti la campagna nonostante i soldati ispezionassero le strade e limitassero la vendita di rose. In seguito, le truppe hanno bloccato alcune zone della città e hanno effettuato perquisizioni fino a notte fonda.

A Wetlet, più di 200 persone provenienti da 30 villaggi hanno partecipato a una maratona in suo onore. A Yinmabin, gli abitanti di nove villaggi hanno marciato per nove miglia portando rose e invocando la sua salute, la caduta della dittatura e il successo della rivoluzione. A Pathein Gyi, i membri di un gruppo di difesa locale hanno pregato semplicemente affinché “Mamma Suu” potesse tornare presto libera. Sono state segnalate celebrazioni pubbliche anche nelle principali città di Yangon e Mandalay, alle quali hanno partecipato anche combattenti della resistenza. Uno di loro ha detto che il rifiuto del regime di rilasciare la leader dimostra quanto ancora la tema. 

Preghiere in tutto il mondo e spirito interreligioso

Al di là dei confini nazionali, la giornata ha assunto un forte carattere spirituale. In Giappone, la comunità birmana si è riunita il 14 giugno presso la Pagoda della Pace di Gotemba, prefettura di Shizuoka, per una preghiera interreligiosa. Un abate buddista ha guidato le preghiere secondo la propria tradizione; membri cristiani e musulmani della comunità Karen hanno offerto preghiere per la sua salute, ciascuno secondo la propria fede. I presenti hanno anche pregato per la sua liberazione da quella che hanno definito “detenzione arbitraria”.

A Vancouver, la Burmese Canadian Society ha organizzato un incontro di preghiera prima del compleanno, con letture di poesie, il lancio di palloncini e una vendita di prodotti alimentari birmani a scopo di raccolta fondi. In Thailandia, i migranti birmani e i gruppi di esiliati hanno organizzato una giornata di azione coordinata.

Il dott. Sasa, noto leader pro-democrazia e fondatore dell’Istituto per la Pace e la Democrazia Federale, ha invitato persone di ogni religione e credo a celebrare il compleanno con la preghiera e il digiuno. Per molti, quella giornata è stata più un atto di fede e di commemorazione che una vera e propria celebrazione. 

Anche le ambasciate si uniscono al tributo

A Yangon, le ambasciate e le missioni diplomatiche straniere hanno aderito alla campagna. L’Unione Europea, il Regno Unito, la Germania, la Norvegia e la Svizzera hanno condiviso immagini di rose sulle loro pagine social, e alcune hanno sostituito le proprie foto profilo con immagini raffiguranti rose. L’Ambasciata del Canada ha chiesto il suo rilascio immediato e incondizionato, cure mediche adeguate, la liberazione di tutti i prigionieri politici ancora detenuti e la fine delle violenze. Diversi governi hanno ribadito la loro richiesta di riforme politiche e del rilascio di tutti coloro che sono detenuti a causa delle loro convinzioni. 

La domanda di un figlio: è ancora viva?

La voce più sentita è stata quella di suo figlio, Kim Aris. Non è riuscito a confermare nemmeno che sua madre sia ancora viva, e proprio attorno a questa singola domanda ha dato vita a una campagna globale denominata “Proof of Life”. In occasione del compleanno, ha lanciato la sfida “81 for 81”, chiedendo ai sostenitori di correre 81 chilometri, percorrere 81 miglia in bicicletta o fare 81mila passi. Lui stesso ha percorso 81 chilometri in skateboard attraverso Hyde Park a Londra, tagliando il traguardo il 17 giugno. In un videomessaggio per l’occasione, ha affermato che "lo spirito di mia madre non può essere imprigionato". In precedenza, in Australia, aveva accusato il regime di “diplomazia degli ostaggi” e di usare sua madre come strumento di pressione psicologica.

La preoccupazione non è infondata. Il regime afferma di aver trasferito la vincitrice del Premio Nobel per la Pace dalla prigione di Naypyitaw alla fine di aprile in un luogo segreto, dove sarebbe agli arresti domiciliari, ma l’ha tenuta completamente isolata dal mondo esterno. I suoi avvocati non le parlano dal 2022. È detenuta dal colpo di Stato dell’1 febbraio 2021, che ha destituito il governo della Lega Nazionale per la Democrazia da lei guidato, ed è stata condannata da tribunali militari a porte chiuse con accuse che i suoi sostenitori e molti osservatori ritengono inventate per tenerla fuori dalla vita politica. All’inizio di questo mese, sono stati smantellati gli ultimi resti della sede del suo partito. 

Le organizzazioni per i diritti umani sostengono la sua causa

Le organizzazioni per i diritti umani hanno colto l’occasione per sollecitare un intervento. L’Asean Parliamentarians for Human Rights, organismo composto da 134 parlamentari in carica ed ex parlamentari provenienti da dieci paesi, ha firmato una lettera aperta in cui esorta l’Asean a chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici. L’Associazione di assistenza ai prigionieri politici, che conta oltre 22mila persone ancora detenute per motivi politici, ha lanciato lo stesso appello e ha sostenuto la campagna “Proof of Life”.

Il contrasto di quel momento era difficile da ignorare. Quando i sostenitori offrivano rose alla donna che ha guidato la lotta non violenta in Myanmar, il generale che l’ha destituita, Min Aung Hlaing, veniva accolto a Pechino e, due settimane prima, a New Delhi, raccogliendo il riconoscimento internazionale, mentre a lei viene negato persino il diritto di essere vista viva. Per le persone che hanno celebrato il suo 81esimo compleanno, la rosa era al tempo stesso un dono e una domanda: dov’è Madre Suu, ed è ancora tra noi?

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Cresce l'appello per il rilascio di Aung San Suu Kyi. Il figlio: 'Non so se è ancora viva'
24/04/2026 10:50
Aung San Suu Kyi ribatte alle accuse della giunta militare
27/10/2021 08:49
La denuncia del figlio: 'Aung San Suu Kyi ha disturbi cardiaci in carcere'
05/09/2025 10:56
Il figlio di Aung San Suu Kyi: 'In Myanmar nessuno è libero finché tutti non saranno liberi'
17/06/2024 14:17
I soldati della giunta sono ‘terroristi’
07/05/2021 14:20


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”