26/05/2026, 09.57
LIBANO - VATICANO
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Sarà beato il patriarca Hoayek, padre del ‘Libano-messaggio’ di pluralismo

di Fady Noun

Leone XIV ha autorizzato il decreto sul miracolo. Ad AsiaNews suor Marie-Antoinette Saadé, superiora della congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia, lo definisce artefice “della vocazione storica del Grande Libano”. La beatificazione sarà “segno provvidenziale e profetico” di un Paese “plurale, libero”. Vescovo di Batroun:  “Grazia di Dio in un momento in cui il Libano è minacciato nella sua identità e nella sua integrità”.

Beirut (AsiaNews) - La Chiesa maronita e il Paese dei cedri vivono giornate di festa. Il patriarca Elias Hoayek (1843-1931), che molti libanesi considerano “il padre del Grande Libano” (1920), potrà essere presto beatificato: il 22 maggio scorso, infatti, papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione di un decreto che riconosce un miracolo attribuito alla sua intercessione. Questo miracolo risale al 1965 e riguarda la guarigione di Nayef Abou Assi, ufficiale dell’esercito e membro della comunità drusa, affetto da una malattia cronica della colonna vertebrale (spondilolisi bilaterale cronica). L’ufficiale si è svegliato un giorno in perfetta salute dopo aver visto il patriarca in sogno.

Nato a Helta, un villaggio della diocesi di Batroun (a nord di Beirut), il patriarca Hoayek era figlio di un sacerdote. Fin da piccolo si è distinto per l’equilibrio del suo carattere e la sua vivace intelligenza. Dopo gli studi al “piccolo seminario” di san Giovanni Maronita, a Kfarhay, egli fa il suo ingresso nel seminario di Ghazir diretto dai padri gesuiti. Nel 1866 viene inviato a Roma per studiare teologia al Pontificio Collegio Urbano di Propaganda Fide, venendo ordinato sacerdote il 5 giugno 1870, in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano I.

Tornato in Libano, viene nominato professore di teologia al “piccolo seminario” di Kfarhay e segretario del patriarca Paul Massaad. Nel 1889 viene ordinato vescovo vicario patriarcale e incaricato di missioni delicate e importanti presso la Santa Sede e la Francia, tra cui quella della riapertura del Collegio maronita di Roma. Tra le tappe fondamentali della sua carriera ecclesiastica figurano la fondazione, il 15 agosto 1895, della Congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia e la sua elezione, il 6 gennaio 1899, a patriarca. Come capo della Chiesa maronita ha posto l’accento sulla formazione del clero e sull’accoglienza dei poveri e si è sforzato di migliorare la formazione dei sacerdoti affinché diventassero formatori e catechisti del loro popolo.

Durante la Prima guerra mondiale il primate si è reso estremamente popolare aprendo le porte dei conventi e dei monasteri e ipotecando i terreni del patriarcato per sfamare coloro che erano sfiniti dal conflitto e minacciati dalla fame, indipendentemente dalla loro confessione religiosa. Nel 1919, dopo lo smantellamento dell’Impero ottomano da parte degli Alleati, è riuscito a ottenere al Congresso di Versailles del 1919 la “dichiarazione dello Stato del Grande Libano”. Si tratta di uno Stato plurale, multiconfessionale e democratico che privilegia l’appartenenza al Libano, nel rispetto della diversità delle sue componenti confessionali, il che gli è valso infine l’appellativo di “Padre del Grande Libano”. Il suo corpo riposa a Ibrine (Batroun), nel cimitero della casa madre della congregazione da lui fondata. Infine, la cerimonia di beatificazione si terrà presso la sede patriarcale di Bkerké, o a Ibrine, in una data che sarà annunciata in un secondo momento.

Lui  è “il Libano-messaggio”

Rispondendo ad AsiaNews alla notizia del via libera alla beatificazione in un momento in cui, a causa di disaccordi, nell’opinione pubblica sorgono dubbi sulla fondatezza della creazione di uno Stato pluralista, suor Marie-Antoinette Saadé, superiora della congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia, ordine religioso da lui fondato, ha visto in ciò “un segno provvidenziale, profetico”.

“È una gioia immensa per noi” ha dichiarato la religiosa, “innanzitutto perché il nuovo beato è il fondatore della nostra congregazione, ma anche perché il Libano-messaggio è lui. È il padre della vocazione storica del Grande Libano, che papa Giovanni Paolo II ha presentato come ‘modello di pluralismo e di libertà per l’Oriente e l’Occidente’. La sua beatificazione - aggiunge - è un segno provvidenziale e profetico che ci chiama a credere nuovamente in un Libano plurale, libero, in una nazione oggi frammentata e la cui integrità territoriale è minacciata”.

“Consideriamo questo annuncio come una grazia di Dio e un segno dei tempi, in un momento in cui il Libano è minacciato nella sua identità e nella sua integrità!” ha affermato ad AsiaNews mons. Mounir Khairallah, vescovo della diocesi di Batroun, commentando la notizia. “È un messaggio - ha proseguito il prelato - di speranza per il Libano, Paese-messaggio!”. “A prescindere dal ruolo nazionale che ha svolto, il patriarca Hoayeck è stato un grande riformatore” ha aggiunto una personalità ecclesiastica maronita, che ha chiesto di rimanere anonima. “Ha riportato l’ordine sia nelle diocesi che, grazie alla comprensione dell’abate Ignace Tannouri, nei conventi. Coloro che oggi contestano la creazione del Grande Libano - conclude la fonte - non possono giudicare un periodo passato con i criteri di oggi. Con il Grande Libano, i maroniti hanno ricevuto un pegno che non hanno saputo e che, ahimè, non sanno ancora gestire”.

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