Selangor: musulmano si spaccia per profeta e professa dottrine ‘deviate’, arrestato
Un 65enne avrebbe affermano di aver incontrato più volte Adamo e Maometto. E “insegnato” che la preghiera e il digiuno non sono obbligatori se uno “è stanco”. L’uomo è stato fermato durante un raid a Rawang insieme a tre seguaci. Per gli esperti le rivendicazioni di autorità profetica o di intuizioni spirituali alternative emergono in periodi di incertezza sociale.
Kuala Lumpur (AsiaNews) - Le autorità religiose della Malaysia hanno arrestato un 65enne nel Selangor, dopo che questi avrebbe affermato di essere un profeta e insegnato dottrine ritenute contrarie alla legge islamica. Il Dipartimento religioso islamico dello Stato (Jais), uno fra quelli nel Paese che applica con maggiore rigore i dettami della fede musulmana, ha confermato che l’uomo è stato fermato durante un raid a Rawang insieme a tre seguaci: due uomini e una donna.
Secondo il direttore del Jais, Shahzihan Ahmad, dalle indagini preliminari emerge che il sospettato avrebbe detto ai suoi seguaci di aver incontrato più volte il profeta Adamo e il profeta Maometto. Egli è anche accusato di aver insegnato che la preghiera e il digiuno non sono obbligatori se una persona si sente stanca o è anziana.
I sospetti sono stati arrestati ai sensi della Sezione 7 della Legge sui reati penali della Sharia (Selangor) del 1995 per aver presumibilmente compiuto ”rituali contrari alla legge islamica”. Il principale sospettato è anche indagato ai sensi della Sezione 8 della stessa norma per aver presumibilmente affermato di essere un profeta, un reato grave in Malaysia, dove le autorità islamiche regolano rigorosamente le questioni di credo e dottrina tra i musulmani.
Modello ricorrente
Sebbene tali incidenti siano rari, non mancano i precedenti nel panorama religioso della nazione, laddove negli ultimi decenni le autorità hanno intrapreso azioni contro gruppi o singoli individui accusati di deviare dall’islam sunnita tradizionale, dottrina ufficialmente riconosciuta nel Paese. Tra i casi più famosi vi è quello di Al-Arqam, un movimento fondato negli anni ‘60 che promuoveva uno stile di vita comunitario islamico alternativo e che è stato vietato nel 1994 per presunti insegnamenti devianti. Il suo leader, Ashaari Muhammad (nella foto), venne arrestato in base alle leggi sulla sicurezza interna.
Nel 2000, il gruppo militante Al-Ma’unah sconvolse la nazione dopo aver rubato armi da un arsenale militare a Perak in quello che le autorità hanno descritto come un tentativo di insurrezione guidato da credenze estremiste. Tuttavia, la figura più controversa dal punto di vista pubblico è stata forse Ayah Pin, leader del cosiddetto “Regno del Cielo” a Terengganu. Egli rivendicava l’autorità spirituale su tutte le religioni e ha costruito strutture simboliche che fondevano elementi islamici, cristiani e indù. Il movimento è stato smantellato dalle autorità religiose a metà degli anni 2000.
Controllo della dottrina
La Malaysia applica un doppio sistema giuridico nel quale le questioni islamiche per i musulmani sono di competenza delle autorità religiose statali e dei tribunali della Sharia, mentre il diritto civile disciplina la popolazione in generale. Ogni Stato dispone di organismi di controllo religioso autorizzati a indagare e perseguire quelli che vengono definiti “insegnamenti devianti”. I funzionari religiosi sottolineano spesso che tale applicazione ha lo scopo di proteggere la purezza dottrinale e prevenire la confusione tra i credenti. I critici, tuttavia, sostengono che il confine tra la prevenzione dello sfruttamento e la limitazione dell’espressione religiosa può talvolta essere delicato, in particolare quando si ha a che fare con piccoli gruppi carismatici.
Fattori sociali
Esperti ed esperti evidenziano inoltre che le rivendicazioni di autorità profetica o di intuizioni spirituali alternative emergono spesso in periodi di incertezza sociale o tra individui che cercano un significato più profondo al di là della religione istituzionale. Oggi la nazione, sebbene generalmente stabile, ha assistito a episodi di fervore religioso amplificato dai social media, in cui insegnamenti marginali possono diffondersi rapidamente all’interno di reti chiuse.
Gli studiosi di questioni religiose del Paese hanno ripetutamente messo in guardia contro figure carismatiche che rivendicano rivelazioni speciali o l’esenzione dagli obblighi islamici fondamentali, come la preghiera e il digiuno. Nell’ortodossia sunnita, il profeta Maometto è considerato il “Sigillo dei Profeti” e qualsiasi pretesa di profezia è considerata eretica. Infine, la Costituzione federale della Malaysia dichiara l’islam religione della federazione, garantendo al contempo libertà di culto. In pratica, però, le questioni relative alla dottrina islamica tra i musulmani sono strettamente monitorate. E il caso Selangor sottolinea la continua vigilanza nei confronti dei movimenti percepiti come lesivi della fede ortodossa, mentre le indagini risultano al momento ancora in corso.



